Il seminario di Bari e il dimenticato mosaico di Giovanni Hajnal in cui riecheggia l’Arte bizantino-ravennate

De Bartolo5

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Lo sviluppo urbanistico di Bari oltre la cinta ferroviaria, sul finire dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, è stato caratterizzato fortemente dalla nascita delle chiese parrocchiali sia dal punto di vista territoriale-amministrativo che culturale. La fisionomia socio-urbanistica dei quartieri gemelli di San Pasquale e Carrassi non sarebbe comprensibile ancora oggi senza la presenza delle chiese di San Pasquale, del SS. Sacramento, di San Marcello e di Santa Maria delle Vittorie. Il nostro quadro non sarebbe completo se non considerassimo, scendendo più a sud sulla direttrice di Carbonara, anche la chiesa del Buon Pastore sorta dalla cappella “Nuovo” Seminario diocesano. L’architetto Simone De Bartolo ci riconsegna un’importante pagina di storia cittadina e ci svela una chicca artistica da molti baresi ignorata. 


Il Concilio di Trento (1545-63) dal 1563 aveva disposto l’istituzione dei seminari per la formazione del clero, ma, a causa di problemi d’ordine economico ed organizzativo, soltanto nel 1607 l’Arcivescovo Decio Caracciolo decretò l’erezione del Seminario di Bari, la cui costruzione risulta avviata nel 1610, mentre un paio d’anni più tardi iniziò l’attività seminariale (18 gennaio 1612). 

Il seminario

Il vecchio seminario, sito in piazzetta Seminario n. 7, si trovava nell’ala del Palazzo Arcivescovile prospiciente il cortile che fiancheggia la Cattedrale: ricostruito in parte e riadattato sotto l’Arcivescovo Diego Sersale, che collocò nel cortile la colonna di San Sabino (1651). Sotto l’Arcivescovo Muzio Gaeta Junior (1735-54) fu “imbarocchito” ad opera del grande architetto napoletano Domenico Antonio Vaccaro (1678-1745), impegnato nel medesimo periodo nei lavori per la Cattedrale (1738-45). Al Vaccaro si deve l’attuale assetto barocco del Seminario vecchio, dal prospetto a tre livelli ritmato da finestre dal profilo mistilineo e coronato dall’attico balaustrato, ornato da busti del marmista Carlo Tucci (not. 1715-50), fedele collaboratore dell’architetto (le statue di San Pietro e San Paolo però non sono del Tucci, bensì dello scultore Michele Greco di Ostuni, provenienti dalla scomparsa Chiesa di San Pietro delle Fosse).

La nuova sede del Seminario Diocesano (Ing. Giuseppe Bottiglieri, 1952-54) – già auspicata dagli arcivescovi Vaccaro e Curi, per ottemperare alle accresciute esigenze dell’istituzione – divenne realtà sotto l’Arcivescovo Mons. Marcello Mimmi (1933-52), che il 10 giugno 1952 benedisse la posa della prima pietra della costruzione, ubicata in corso Alcide De Gasperi (allora detta semplicemente “via per Carbonara”). La fabbrica venne inaugurata dallo stesso Mimmi, nel frattempo divenuto Cardinale, affiancato dal suo successore Mons. Enrico Nicodemo (1952-73) il 17 ottobre 1953. Tuttavia, la struttura non era completa: essa necessitava d’un ampliamento al fine d’accogliere i 115 alunni. L’ampliamento fu terminato il 18 gennaio 1954.

La cappella

Inoltre, mancava la cappella del seminario (1963-64), che fu costruita in un secondo tempo; essa fu solennemente inaugurata da Mons. Enrico Nicodemo l’8 aprile 1964, in concomitanza col XIX anniversario della sua consacrazione episcopale. Con queste parole illustrò la funzione del nuovo edificio liturgico:

“Il Seminario è il cuore della Diocesi; la cappella è il cuore del Seminario

Autori del nuovo edificio di culto (i cui lavori furono eseguiti dall’Impresa del Geom. Ennio Procacci) furono due professionisti che monopolizzeranno l’edilizia sacra barese degli anni ’60-’70: l’Arch. Domenico Di Bari (Andria 1925 – Bari 2009) e l’Ing. Angelo Baldassarre. In tandem i due professionisti progetteranno anche la Chiesa del SS. Sacramento, la Chiesa di Santa Croce nella piazzetta dei Frati Cappuccini, la Chiesa di San Carlo Borromeo, la Chiesa di Santa Cecilia in via Dante, la Chiesa di Sant’Enrico al Villaggio Trieste, la Chiesa di San Francesco di Paola nei pressi del Policlinico, la Chiesa di San Marcello (la primitiva aula, oggi adibita ad uffici parrocchiali), la Chiesa di Maria SS. Addolorata e la Chiesa di San Paolo al CEP.

Ingresso del seminario (Foto: De Bartolo)

La parrocchia del Buon Pastore

Il 28 novembre 1976 la cappella divenne parrocchia, per ottemperare alle necessità religiose del nuovo quartiere, che attorno al seminario si stava vieppiù sviluppando, assumendo l’intitolazione “Buon Pastore”. Situata posteriormente rispetto all’edificio del Seminario, con ingresso in viale Einaudi 2/A, si presenta a navata unica con due disimpegni laterali, per un volume totale di circa 15.000 mc. È degno di nota il fatto che il primo parroco fu il Sac. Francesco Cacucci, che l’8 settembre 1999 divenne Arcivescovo della Diocesi di Bari-Bitonto. L’aspetto della fabbrica non differisce sostanzialmente da quello della quasi totalità delle chiese contemporanee, che spiccano nel contesto urbano come semplici “discontinuità” rispetto agli anonimi condomini, non certo per peculiari valenze estetiche, né tantomeno per una qualche aura di “sacralità”.

Anche l’edificio del Seminario, attualmente Casa del Clero, non spicca per particolare bellezza. Si presenta come un lineare corpo di fabbrica serrato tra due ali lievemente aggettanti e scandito da tre ordini di aperture centinate. L’ingresso, preceduto da un’ampia scalea, è collocato in corrispondenza dell’asse di simmetria.

La Casa del Clero si presenta come un lineare corpo di fabbrica…
… serrato fra due alti lievemente aggettanti (Foto: De Bartolo)

Ma è qui e facciamo una bella scoperta. Al centro della facciata sul portale centrale, incastonato tra le due finestre del primo piano, campeggia un meraviglioso mosaico.

Al centro della facciata sul portale centrale campeggia un mosaico

L’opera di Hainal

L’opera è di Giovanni Hajnal, la cui firma è ben visibile in basso a destra [HAJNAL]. 

La firma è visibile in basso a destra

Giovanni [János] Hajnal (Budapest 1913 – Roma 2010), eccellente artista ungherese contemporaneo, è stato autore di pregevoli mosaici (1953). Fin da giovane ebbe un legame speciale con l’Italia: realizzò alcune vetrate per il Duomo di Milano (1950/55), per il Duomo di Prato, nonché quelle dell’Aula Paolo VI (1971) in Vaticano. A Roma realizzò anche il rosone della facciata di Santa Maria Maggiore. Un proficuo rapporto ebbe l’artista con la nostra regione, dove realizzò due cicli di mosaici (1951; 1956-62) ed una vetrata di 10 mq (1978) per la Chiesa di Sant’Agostino ad Acquaviva delle Fonti, un mosaico di 15 mq (1969) per il Battistero della Chiesa del Cuore Immacolato di Maria (Oratorio di San Filippo Neri) a Molfetta, alcune vetrate (1983) per l’Istituto Madre Clelia Merloni a Cassano delle Murge.

Inoltre, nel 2020 il Castello Svevo di Bari espose una raccolta di sue incisioni dedicate alla Divina Commedia, in una mostra postuma a dieci anni dalla morte dell’artista (come illustratore, la sua opera più importante, oltre a quella dantesca, è una serie di illustrazioni delle poesie di Trilussa).

L’unica opera a Bari

Il nostro mosaico pare sia l’unica opera lasciata a Bari. Presenta al centro una slanciata ed esile figura angelica a braccia aperte, che protende le mani a mostrare due stemmi: lo stemma cardinalizio di Mons. Mimmi, riconoscibile dal motto nel cartiglio “PER VISIBILIA AD INVISIBILIA” (“verso l’invisibile attraverso il visibile”, e quello del suo successore Nicodemo, contraddistinto dal motto “FIDES VICTORIA NOSTRA” (“la Fede è la nostra vittoria”). È interessante notare l’accostamento cromatico, in quanto la scelta del colore di fondo del mosaico (verde-azzurro) riecheggia i mosaici dell’Arte bizantino-ravennate, risaltando quindi sul piano della parete: un mosaico sul tipo delle icone bizantine e russo-ortodosse (fondo oro), collocato su di una parete gialla, non avrebbe avuto alcun risalto. 

Lo stemma cardinalizio di Mons. Mimmi, riconoscibile dal motto nel cartiglio “PER VISIBILIA AD INVISIBILIA”
Quello del suo successore Nicodemo, contraddistinto dal motto “FIDES VICTORIA NOSTRA”

Foto: Nicola Antonio Imperiale

Bibliografia

  • V. CAZZATO – M. FAGIOLO – M. PASCULLI FERRARA, Atlante del Barocco in Italia. Terra di Bari e Capitanata, Roma 1996 [II ed. 2002].
  • L. STANGARONE – I. FRACCALVIERI, Il Seminario Diocesano di Bari, Bari 2004.

Link seminario:

https://www.arcidiocesibaribitonto.it/diocesi/seminario

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Architetto e storico dell’arte, ha al suo attivo la pubblicazione di vari libri e numerosi articoli sull’Arte italiana, con particolare riguardo alle città pugliesi tra Ottocento e Novecento. E' curatore del blog sull'arte del Ventennio "Arte Ventennio": www.arteventennio.com.

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