Le grandi alluvioni di Bari: dal 1905 al disastro del 2005

Cartolina alluvione

La città di Bari ha subito molte sciagure nei secoli: epidemie, invasioni, terremoti ma quelle che sono ricordate come disastri ricorrenti sono le alluvioni. Piogge intense che portano i corsi d’acqua a sfuggire dai propri alvei spesso a causa di un’espansione urbana incurante della conformazione del territorio. Le alluvioni più note sono quelle del 1905, 1915, 1926 e 2005 in cui fattori naturali, scelte urbanistiche opinabili e opere idrauliche insufficienti hanno contribuito a creare un devastante e tragico risultato.

Le Lame di Bari

C’è da sapere che Bari è attraversata da lame, solchi erosive e depressioni naturali che hanno la funzione naturale di convogliare al mare le acque dell’entroterra fra queste ci sono: Lama Picone, Lama Lamasinata e Lama Valenzano. Questi percorsi, normalmente asciutti, durante le piogge intense diventano vie di deflusso delle acque in eccesso.

Le prime testimonianze sulle alluvioni di Bari e dintorni risalgono almeno al Cinquecento. Nel XVI secolo la duchessa Isabella Sforza d’Aragona iniziò a costruire un canale esterno alle mura per allontanare le acque del Picone, ma l’opera rimase incompiuta. Di conseguenza, non riuscì a contenere la piena del 2 ottobre 1567. La zona acquitrinosa formatasi alla foce del Picone si estese e prese il nome di Marisabella, in memoria della duchessa.

Un’altra inondazione si verificò nella notte del 27 settembre 1827. Le piogge cadute su Bari, abbattendo alberi, case e devastando campagne. Intanto la città nuova, fuori dalle mura, avviata ufficialmente nel 1815 per volontà di Gioacchino Murat, si era sviluppata senza rispettare la morfologia del territorio e così alcuni solchi erosivi e aree depresse furono colmate e trasformate senza alcuna riserva.

Le prime alluvioni 1905 e 1915

Il 23 febbraio 1905 la città fu investita da una delle alluvioni più devastanti della storia di Bari. Dopo giorni di pioggia torrenziale, intorno alle 13 una massa d’acqua e fango proveniente dalla zona del Picone si riversò sulla città. La corrente investì via Manzoni, Sagarriga Visconti, Quintino Sella, De Rossi e strade trasversali come Crisanzio, Garruba, Dante Alighieri, Putignani e Calefati; furono allagate anche via Marchese di Montrone e via Napoli. Le acque trascinarono detriti e provocarono crolli. Militari, pompieri, carabinieri e guardie municipali parteciparono ai soccorsi. A sera la piena si ritirò, lasciando dietro di sé case distrutte, morti e dispersi.

Cartolina dell’alluvione del 1905

La causa non fu soltanto la pioggia: l’espansione edilizia di quei tempi aveva occupato imprudentemente parti dell’alveo naturale del Picone e le acque, non più in grado di defluire lungo il loro percorso, si riversarono nell’abitato. Una seconda piena colpì Bari nella notte tra il 2 e il 3 marzo. Questa volta però i militari limitarono i danni aprendo un canale provvisorio e realizzando un argine per deviare la corrente.

Dopo il disastro fu avviato un canale di deflusso tra via Crisanzio e via Trevisani, ma, come troppo spesso accade, dieci anni dopo non erano bastati a completare l’opera. Il 3 settembre 1915 una nuova alluvione colpì la città: due correnti, una proveniente dal corso del Picone, ostruito da uno sbarramento, e l’altra dal torrente Valenzano, si riversarono sull’abitato. Furono colpite soprattutto le vie Crisanzio, Garruba, Manzoni, Nicolai, Trevisani, Dante Alighieri e Principe Amedeo. Anche in questo caso non ci furono solo danni materiali, ma purtroppo si contarono parecchi morti e feriti. Nei giorni successivi furono rimosse grandi quantità di fango e ripulito il canale di gronda parallelo alla ferrovia che conduceva le acque al mare.

Alluvione del 1915 (ph @ Adda Editore)

Alluvioni del 1926 e del 2005

Dopo il 1915 vennero realizzate opere di contenimento e deviazione delle acque del Picone, tra cui una traversa presso Carbonara e un canale artificiale a Lamasinata, destinato a convogliare la piena verso San Francesco all’Arena e quindi al mare. Ma il 5 e 6 novembre 1926 la barriera cedette. Dopo due giorni di pioggia, intorno alle due di notte si aprì una breccia nella traversa di sbarramento: una massa d’acqua alta approssimativamente cinque metri si riversò sulla città, travolgendo alberi e abitazioni. Il muro della ferrovia contribuì a modificare e a rallentare il percorso della piena, che raggiunse le vie Manzoni, Marchese di Montrone, Quintino Sella, Ravanas e Trevisani.

Alluvione del 1926 (ph @ Il mattino Illustrato)

Le targhe commemorative ricordano in alcune strade livelli d’acqua fino a 80 centimetri rispetto al piano stradale.

Targa in via G. Carducci

La tragedia ebbe risonanza nazionale e diverse città come Roma, Napoli, Firenze e Milano, inviarono squadre di pompieri.

Le vie allagate (ph @ La Gazzetta di Puglia)

Dopo l’alluvione furono programmati ulteriori interventi, tra cui l’allargamento del Picone, modifiche al tratto terminale della Lamasinata, la deviazione del torrente Montrone e la forestazione dell’alto bacino, da cui sarebbe nata quella che ora conosciamo come Foresta Mercadante.

Gli interventi per ripristinare le strade (ph @ Adda Editore)

Ci si aspetterebbe che questi disastri siano limitati ai secoli scorsi ma purtroppo non è così. La notte tra il 22 e il 23 ottobre 2005, a quasi ottant’anni di distanza dall’ultima, una nuova alluvione colpì Bari e il suo territorio. Le piogge intense fecero esondare il Picone e altri corsi d’acqua; fango e detriti raggiunsero Ceglie, Carbonara e Santa Rita, investendo strade, automobili, alberi e autobus. L’area dell’ex cava di Maso, dove erano stati realizzati un parco e un centro sportivo, fu sommersa. Il canalone costruito dopo le precedenti tragedie contribuì a convogliare le acque verso la Lamasinata e il mare, limitando l’allagamento di altre zone della città.

Alluvione del 2005 (ph@ Sezione Aerea della Guardia di Finanza di Bari Palese)

Il deragliamento

Sulla linea Acquaviva-Sannicandro deragliò l’Eurostar Taranto-Milano, dopo il cedimento del terrapieno sotto i binari; il convoglio rimase in bilico. Si registrarono vittime, feriti e danni a infrastrutture, coltivazioni e rete elettrica.

Deragliamento treno (ph@ Sezione Aerea della Guardia di Finanza di Bari Palese)

La storia delle alluvioni di Bari dimostra che dietro molti disastri non c’è soltanto la forza della Natura. L’espansione edilizia incontrollata, la modifica degli alvei e la mancata valutazione degli equilibri idrogeologici hanno contribuito a rendere più vulnerabile il territorio, con conseguenze spesso tragiche e disastrose.


Copertina: Cartolina Lobuono 1926

Fonte:

  • Corriere delle Puglie, 24-25 febbraio 1905
  • Corriere delle Puglie, 4-5 settembre 1915
  • La Gazzetta di Puglia, 6-7-9 novembre 1926
  • Il Mattino Illustrato, novembre 1926
  • La Gazzetta del Mezzogiorno, 24 ottobre 2005
  • Vito A. Melchiorre, Bari nella Storia, ADDA editore 2002, Bari
  • Michele Mossa, Le alluvioni di Bari: ciò che la storia avrebbe dovuto insegnare, ADDA editore 2007, Bari

Link Wikipedia Lame:

https://it.wikipedia.org/wiki/Lama_(geologia)

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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.

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