I pericoli territoriali di Bari: urgono nuove politiche urbanistiche
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L’intenso processo di urbanizzazione che ha interessato Bari a partire dal dopoguerra ad oggi è avvenuto spesso nella totale inconsapevolezza delle caratteristiche geoidrologiche della sua terra. La sottovalutazione dei pericoli territoriali è alla base degli annosi problemi che hanno accompagnato il suo sviluppo urbanistico. Ma quali sono i pericoli che minacciano la città di Bari? Quali le criticità territoriali che influiscono negativamente sul suo sviluppo socioeconomico e sul benessere dei cittadini?
I pericoli territoriali che interessano la Terra di Bari sono innanzitutto legati alla conformazione geomorfologica e geologica del suo territorio.
Tra questi pericoli territoriali è bene ricordare le alluvioni, i crolli delle coste alte, gli sprofondamenti delle cavità di origine antropica scavate nella roccia tenera (calcarenite) che, quando si rinviene, sovrasta la dura roccia calcarea nella quale si formano e si rinvengono le grotte carsiche. A questi si deve aggiungere quello sismico: sebbene la Terra di Bari non sia una zona sismicamente attiva, risente dei terremoti che possono generarsi nel vicino Appennino, nell’area garganica e nelle isole dello Ionio.
Oggi più di ieri alcuni di questi pericoli territoriali sono accentuati da due aggravanti: l’urbanizzazione e il cambiamento climatico.
In particolare ad affliggere il territorio sono le sempre più frequenti alluvioni e le erosioni costiere. Da non sottovalutare in ambito cittadino sono gli allagamenti urbani causati dall’indiscriminata cementificazione del territorio. Gli allagamenti urbani oltre a danneggiare beni storicoculturali, rallentare i servizi, mettere in serio pericolo la vita degli automobilisti, creano un pericolo geochimico indotto: le acque degli allagamenti urbani mettono in sospensione, disperdendo le sostanze inquinanti.
Con particolare riferimento al pericolo idraulico, osservando una carta geografica della provincia di Bari, si ha l’impressione che la stessa sia priva di corsi d’acqua. Questo è vero se si pensa a fiumi perenni delle grandi pianure. La provincia di Bari è caratterizzata da una vasta rete di solchi naturali, chiamate lame, che partendo dalle Murgia raggiungono il mare Adriatico.
Questa rete idrografica si attiva in maniera torrentizia manifestando la sua energia distruttrice in occasione di precipitazioni intense e prolungate. Testimonianza della forza devastante delle acque sono le numerose alluvioni con vittime, documentate, a partire dall’inizio del secolo scorso (1905, 1915, 1926, 2005). I dati recenti del Piano di Gestione del Rischio di Alluvione (PGRA) evidenziano che che nell’ambito dell’area metropolitana la maggiore pericolosità è concentrata nelle zone costiere di Molfetta, Bari e Monopoli.
Il solo territorio del comune di Bari da nord a sud è solcata da ben nove lame: Lama Balice, Lama Lamasinata, Lama Villa Lamberti, Lama Picone, La Lama Fitta, Lama Valenzano, Lama S. Marco, Lama San Giorgio, Lama Giotta (per la loro valenza ambientale e naturalistica la Regione Puglia ha costituito Lama San Giorgio e Lama Balice aree naturali protette).
Inoltre, alcune attività antropiche posso non solo interferire con le dinamiche naturali, ma amplificarne gli effetti. Quando si occupano porzioni di suolo, non solo si perde il valore ambientale del territorio, ma si impedisce alle acque piovane di infiltrarsi aumentandone la portata in superficie che alimenta le lame e provoca gli allagamenti urbani.
I dati ISTAT a gennaio 2019 sul grado di urbanizzazione vedevano Bari all’ottavo posto come “area urbana funzionale”, su 83 città italiane, con i suoi 740 mila abitanti, considerando cioè oltre ai residenti, il bacino di pendolarismo dei flussi di mobilità casa-lavoro.
Urge una revisione delle politiche urbanistiche che punti a una incisiva rigenerazione urbana basata sulle raccomandazioni dell’Unione Europea e delle Nazioni Unite, che chiedono entro il 2030 di allineare il consumo di suolo alla crescita demografica e di azzerare il consumo di suolo in maniera netta entro il 2050.
Inoltre è necessario avviare da subito azioni di adattamento agli effetti dei cambiamenti climatici, ponendo massima attenzione alle politiche di difesa e di rigenerazione urbana. Per questo è importante far conoscere alla popolazione i caratteri territoriali e i relativi pericoli dai quali, inconsapevolmente, possono essere coinvolti.
È nell’area urbana che trascorriamo la maggior parte del nostro tempo. Dalla sua saggia riorganizzazione dipenderanno la qualità dei servizi, il benessere e la felicità dei cittadini.
Nel video, le eccezionali immagine aeree delle conseguenze del devastante nubifragio che si abbatté sulla provincia di Bari nella notte tra 22 e il 23 Ottobre 2005. Le riprese, realizzate dalla Sezione Aerea della Guardia di Finanza di Bari Palese, mostrano la piena del torrente Picone e l’allagamento delle aree edilizie sorte sconsideratamente nelle vicinanze o addirittura nell’alveo della lama.
Antonello Fiore, geologo da anni impegnato per la promozione del ruolo delle Scienze della Terra nella protezione della salute e dell’ambiente. Ha organizzato numerosi eventi di disseminazione per promuovere la tutela dell’ambiente e della vita che esso ospita. Di particolare rilevanza sono le iniziative sulla prevenzione del rischio sismico, del rischio geo-idrologico, sulla valorizzazione del patrimonio geologico e per comprendere e mitigare gli effetti del cambiamento climatico.



