Le orme di dinosauro in Terra di Bari: intervista al geologo Marco Petruzzelli

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La recente segnalazione di orme di dinosauri rinvenute sul litorale nord di Bari ha creato forte interesse nei media e curiosità tra la gente.

Per capire meglio che cosa indicano questi ritrovamenti nella roccia calcare che costituisce “l’ossatura” geologica della Terra di Bari abbiamo intervistato uno dei più esperti “cacciatori” e studiosi di paleo superfici e blocchi con orme: il geologo Marco Petruzzelli.

La formazione delle orme

Come si formano le orme, in quale ambiente e perché alcune si conservano meglio di altre?

Le orme di tutti gli animali si formano in sabbie, fanghi e depositi geologici sciolti cioè dove i sedimenti sono abbastanza legati da mantenere la forma dell’impronta dopo il calpestio della superficie da parte dell’animale.

Esistono anche orme fossili di altri animali che non sono dinosauri, come tartarughe, mucche, uccelli, pesci e persino vermi. La scienza che studia le tracce fossili di essere viventi si chiama icnologia dal greco Ichnos = Traccia – Impronta.

Le orme si fossilizzano solo se avvengono condizioni ambientali, chimiche e biologiche adatte, come la presenza di tappeti di alghe o batteri, sedimenti che induriscono velocemente (litificano precocemente), o in climi e ambienti di spiaggia con forti tassi di evaporazione e salinità delle acque.

Trovare una orma fossile è comunque difficile perché normalmente una impronta viene velocemente cancellata dal mare, dallo scorrere delle acque in superficie o dalla pioggia, come accade per le nostre impronte sulla spiaggia.

Blocco con orme Borgo Celano -San Marco in Lamis (FG)

É comune trovare orme di dinosauro e quali informazioni possiamo ottenere studiandole?

Nel caso delle orme dei dinosauri dobbiamo prima di tutto trovare rocce dell’epoca giusta.

Le orme si riconoscono dopo attenta osservazione delle deformazioni presenti sullo superficie della roccia, anomalie formatesi quando la superficie era composta ancora da un fango.

Il ritrovamento è accompagnato da analisi geologiche dei sedimenti.

Alcune volte però la loro forma è così inequivocabile da definirle subito come tracce di dinosauro.

Le informazioni che ricaviamo dallo studio delle orme o meglio da una pista di orme sono legate alla biomeccanica degli animali, alle loro abitudini di vita che associate alle caratteristiche del sedimento ci indicano l’ambiente di vita degli animali.

Paleo superficie -Apricena (FG)

Le orme in Terra di Bari

In che ambiente si sono formate le orme che rinveniamo nella Terra di Bari?

Le rocce della Puglia si sono formate in ambienti tropicali simili a quelli che oggi troviamo alle Bahamas, nello Yucatan o a largo del Madagascar e Australia.

Questi ambienti si chiamano piattaforme carbonatiche e sono costituite da arcipelaghi vicino alla costa o vasti ambienti lagunari dove oggi troviamo, mangrovieti, paludi salmastre, immensi banchi sabbiosi sommersi e barriere coralline.

In questi ambienti il plancton calcareo, le conchiglie ed i coralli crescendo e disgregandosi producono quotidianamente tonnellate e tonnellate di materiale calcareo che poi si deposita prima come fango per poi che il tempo trasformarsi in roccia.

Nel periodo dei dinosauri era questo l’ambiente che dobbiamo immaginare per Bari e la Puglia.

Gli strati di roccia calcarea che noi vediamo sono come le pagine di un diario che registrano quello che è successo giorno dopo, secolo dopo secolo, migliaia di anni dopo migliaia di anni.

Quindi non dobbiamo immaginarci i dinosauri che camminavano sulle attuali spiagge del nord barese?

Assolutamente no, la attuale morfologia della Puglia e di tutto il Mediterraneo al tempo dei dinosauri era differente.

L’Italia non esisteva al suo posto vi era un oceano chiamato Tetide che si estendeva da quello che oggi è il Giappone fino alla attuale Penisola Iberica con arcipelaghi aree di piattaforma tropicale e diversi bacini profondi che divideva il mappamondo del passato in due grandi continenti che prendono il nome di Laurasia a Nord e Gondwana a Sud, derivanti dalla separazione della Pangea.

Paleo superficie di cava Pontrelli – Altamura

I siti interessati

Quanti sono e quali sono i siti paleontologici con paleo superfici e blocchi con orme in Terra di Bari?

In tutta la Puglia i ritrovamenti superano le 30 testimonianze tra superfici e blocchi appartenenti a dinosauri di differenti periodi dell’era cretacea (dai 140 ai 66 milioni di anni fa).

Nell’area di Bari sono state trovate due cave a orme nel Parco Regionale di Lama Balice con grandi superfici scoperte dal sottoscritto e parzialmente studiate.

Poi diversi blocchi frangiflutti nei porti di Torre a Mare, Porto di Bari zona Marisabella, Palese, Santo Spirito, Giovinazzo trovati da me e da diversi colleghi della Università di Bari.

In fine si deve citare la superficie sulla costa di Palese nei pressi del Titolo in Località Vugghio che si estende per poco più di un chilometro.

Questa vasta area è stata segnalata per la prima volta dal naturalista Francesco Stallone nel 2012 su cui sono impresse anche le orme individuate recentemente dal Prof. Vincenzo Colonna.

Queste ultime segnalazioni sono depressioni evidenti anche se estremamente rovinate dagli agenti atmosferici e di impossibile interpretazione specifica, ma guardando nelle vicinanze si trovano bellissime orme di carnivoro poco marcate e ben preservate.

Blocco con orme – Giovinazzo
Blocco con orme Torre a Mare – Bari
Paleo superficie Lama Balice – Bari

Qual è la datazione delle tracce rinvenute in Puglia?

A quale periodo risalgono queste orme? E dove le avete rinvenute?

Le superfici con le orme non le smuove nessuno a meno che non arrivino vandali o ladri, i blocchi invece potrebbero provenire da cave anche molto lontane quindi occorre più tempo per studiarle per capire l’età della roccia.

Le orme di Bari risalgono a un intervallo intorno ai 100 milioni di anni ma spostandoci verso nord i siti diventano sempre più vecchie, a esempio le superfici di Giovinazzo e Molfetta son vecchie 110 milioni, invece quelle di Trani e Bisceglia 115 e quelle del Gargano sfiorano i 120 milioni di anni.

Andando verso sud i calcari si ringiovaniscono infatti le orme di Spinazzola e Minervino sono possibilmente databili intorno ai 90 milioni di anni mentre quelle tra Sannicandro e Altamura si sono formate intorno agli 80 milioni di anni.

Quindi è come se avessimo un grande libro con la memoria della vita sulla Terra che espone sull’attuale superficie pagine che raccontano la storia di periodi geologici diversi?

Si, è proprio così.

Paleo superficie – Molfetta
Sono evidenti le orme dei dinosauri…
… su tutta la superficie

Siti tutelati e studiati

Quanti di questi siti sono stati effettivamente oggetto di studio e quanti sono attualmente tutelati?

Questa è la nota dolente, Molfetta, Altamura, sono tra i siti meglio studiati con scansioni tridimensionali delle intere cave che arrivano al millimetro di definizione e nuove specie identificate uniche al mondo. Altre località come Lama Balice o Sannicandro sono state parzialmente studiate o in fase di studio sempre con tecnologia in 3 dimensioni, le località garganiche o i siti su Bisceglie sono state studiate con metodi classici e andrebbero ridefinite in chiave digitale moderna.

In tutto su 30 ritrovamenti sono solo 10 le località e i blocchi fino a ora studiati.

La volontà di farlo da parte della comunità scientifica esiste ed esistono già diverse equipe di ricercatori che sarebbero in grado di farlo tra le università di Bari, Roma, Bologna, Pisa, alcune delle quali già consorziate tra loro.

Si rileva un certo ritardo a livello politico e amministrativo nel dedicare fondi a questo tipo di ricerca.

Il problema non è tanto lo studio in sé ma la volontà successiva di creare un indotto di tutela, gestione e fruizione che necessita impegno e fondi in modo tale da non lasciare che questo patrimonio paleontologico e questi giacimenti fossiliferi siano cancellati in maniera inesorabile dall’erosione meteorica.

Valorizzare il patrimonio geologico

Tutti i bimbi amano i dinosauri e non solo loro, si potrebbe creare un indotto di turismo didattico a livello nazionale per valorizzare questo patrimonio geologico?

I riscontri positivi non sarebbero solo relativi alla gioia dei più piccoli!

Creare un indotto didattico-turistico con la “Puglia terra di dinosauri” sarebbe un progetto regionale degno di una legge quadro che interesserebbe almeno una sessantina di comuni di tutta la regione che posseggono resti relativi alle orme di dinosauro o siti paleontologici di calibro internazionale.

Se oltre ai fossili si considera il patrimonio geologico dei geositi (aree da tutelare e rendere visitabili per il loro pregio geologico) il numero dei comuni interessati aumenta esponenzialmente.

Interessando quasi tutti i comuni pugliesi, verrebbe creato un immenso indotto di turismo didattico-ambientale in linea con le linee guida della “Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile”.

Percorsi turistico didattici/culturali/geologici/paleontologici sono ampliamente rodati in Europa e in Italia e hanno permesso di rilanciare l’economia di piccole aree interne e che oggi vivono di turismo sostenibile e di divulgazione scientifica.

Le recenti orme rinvenute a Palese – Bari

Link:

https://www.geologipuglia.it/

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Antonello Fiore, geologo da anni impegnato per la promozione del ruolo delle Scienze della Terra nella protezione della salute e dell’ambiente. Ha organizzato numerosi eventi di disseminazione per promuovere la tutela dell’ambiente e della vita che esso ospita. Di particolare rilevanza sono le iniziative sulla prevenzione del rischio sismico, del rischio geo-idrologico, sulla valorizzazione del patrimonio geologico e per comprendere e mitigare gli effetti del cambiamento climatico.

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