Le opere dimenticate di Saverio Dioguardi: dalla Russia degli Zar al deserto libico
opere
Sembra che sia stato praticamente detto tutto sull’architetto Saverio Dioguardi (1888-1961), vero e proprio deus ex machina dell’architettura barese del ‘900. Tuttavia, nonostante l’esistenza di un archivio ottimamente conservato – a cura della Fondazione Dioguardi – esistono alcune opere misconosciute del grande architetto, pertinenti al periodo giovanile della sua lunga e proficua carriera professionale.

Il Monumento dello Zar fra le opere giovanili
Saverio Dioguardi, vero enfant prodige dell’architettura, appena ventitreenne esordisce partecipando ad un prestigioso concorso internazionale, che lo vede tra i premiati: si tratta del concorso per il Monumento allo Zar Alessandro II a San Pietroburgo (1911), in cui si classifica al terzo posto, prevalendo su artisti già affermati.
Il concorso vede primeggiare gli artisti italiani, come apprendiamo dalle cronache dell’epoca. Tra gli altri artisti ritenuti meritevoli di menzione onorevole, figurano infatti gli scultori Italo Griselli (1880-1958), Raffaello Romanelli (1856-1928) e Clemente Origo (1855-1921), nonché l’architetto Giuseppe Pantaleone Boni (1884-1936). E sarà poi un altro italiano a realizzare il modello definitivo del monumento equestre dello zar Alessandro II (1912-14): lo scultore Pietro Canonica (1869-1959). Tuttavia il monumento non sarà mai posto in opera, a causa della tristemente nota e sanguinosa “rivoluzione d’ottobre”, e se ne può osservare il modello al Museo Canonica di Villa Borghese a Roma.
Leggiamo nella rivista “L’Artista Moderno” del 1912:
Per il Monumento ad Alessandro II a Pietroburgo è riuscito vincitore del 1° premio di cinquemila rubli lo scultore fiorentino Raffaello Romanelli; del 2° premio di quattromila rubli, il marchese scultore Clemente Origo in società con l’architetto Boni di Carrara professore nell’Accademia di Brera; il terzo ed il quinto premio toccava a concorrenti russi ed il quarto ad un concorrente ungherese. Fra questi cinque vincitori verrà poi scelto quello a cui verrà affidata la esecuzione del monumento. Al signor Dioguardi di Bari, toccò poi uno dei premi stabiliti per i progetti presentati soltanto in disegno.
L’influenza di G. Sacconi
Nel dioguardiano monumento allo Zar è evidente l’influenza di Giuseppe Sacconi (1854-1905) e del suo Vittoriano – detto comunemente Altare della Patria (1884-1911) – sia nell’impostazione complessiva che nei particolari: anche qui una statua equestre (sebbene Sacconi avrebbe preferito la figura del Re assiso in trono) è collocata su di un elevato piedestallo, poggiante su di un fregio scultoreo e stagliantesi su di un fondale architettonico, il tutto al di sopra di un ampio stilobate gradonato; alla sommità del cippo parallelepipedo, fiancheggiato da colonne corinzie, è posta una Nike alata su globo, anch’essa chiara reminiscenza delle decorazioni scultoree della mole sacconiana.

Il bel disegno di Dioguardi è stato fortunatamente conservato, ed è noto attraverso varie riproduzioni: si tratta, stando al parere unanime degli studiosi, del primo progetto dioguardiano in assoluto, anche se è lecito supporre che, prima di affrontare una prova così impegnativa, l’artista avrà compiuto numerosi esercizi e studi architettonici, anche di progetti “minori”.
Il progetto perduto
Irrimediabilmente perduto è, purtroppo, il progetto per il Palazzo Reale di Sofia (Bulgaria), redatto per il concorso bandito nel 1912. Sulle riviste d’arte dell’epoca viene data ampia pubblicità al concorso, che vede una partecipazione internazionale.
Progetto di Palazzo Reale da erigersi a Sofia (Bulgaria). Il concorso è internazionale ed è stata stanziata la somma di 14 milioni di lire. I premi saranno quattro […] Fra i membri del giurì, uno sarà designato dall’Istituto di B. A. di Milano. Tempo utile per i bozzetti primo dicembre 1912, al Ministero dei LL. PP. di Bulgaria.
È questa la prima occasione per Dioguardi di cimentarsi col tema del palazzo pubblico monumentale, certamente influenzato dai progetti che, negli stessi anni, si andavano redigendo per i palazzi ministeriali romani: i suoi studi per un palazzo pubblico moderno, ma nel contempo “classico” e monumentale, culmineranno nella serie di progetti per la facciata del Palazzo della Provincia di Bari. Non conosciamo purtroppo l’aspetto del palazzo bulgaro disegnato da Dioguardi, ma sappiamo che ne uscì vincitore l’architetto bulgaro Nikola Ivanov Lazarov (1870-1942): se i termini del bando erano prescrittivi, è probabile che il progetto di Dioguardi fosse analogo per volumetria, differendo solo nello stile. Ma sono solo congetture.

Il Monumento ai Caduti
È ancora sulle pagine della rivista “L’Artista Moderno” che troviamo una preziosa testimonianza su di un’opera giovanile del Dioguardi finalmente realizzata: si tratta del Monumento ai Caduti del XXVI Fanteria (1912) a Derna (Libia). Il Monumento ai Caduti di Derna (1912) non compare nei regesti delle opere dioguardiane compilati finora sulla base delle fonti d’archivio, presumibilmente perché, essendo stata l’opera eseguita durante il servizio militare e non nel suo studio, l’autore ne smarrì i disegni.
Ai Caduti del 26° Fanteria è stato inaugurato a Derna un monumento, opera pregevole del soldato Saverio Dioguardi del Genio aviatori. Il giovane artista, pugliese di nascita, lavorò attorno al monumento nelle ore di riposo e riuscì con questa nuova opera a confermare il suo merito di promettente e valoroso scultore, acquisito in altre occasioni. Saverio Dioguardi, nel concorso internazionale bandito pel monumento allo Czar Alessandro II fu, tra i tanti artisti concorrenti, distinto con un premio.
Dioguardi nel Genio Aviatori
Dioguardi infatti era stato arruolato nel Genio Aviatori, durante la Guerra Italo-turca o Guerra di Libia (1911-12) voluta, seppur malvolentieri, dall’allora Primo Ministro Giovanni Giolitti: tale cimento bellico fruttò al Regno d’Italia le belle Isole del Dodecaneso, sottratte al dominio ottomano, nonché la Tripolitania e la Cirenaica, unite sotto il nome di Libia dal nuovo governo italiano.
Tornando al nostro artista, è rimarchevole notare il fatto che Dioguardi avrebbe operato in Libia anche come scultore; ciò non può tuttavia meravigliare, visto che gli architetti dell’epoca erano spesso anche pittori o scultori, essendosi perlopiù formati presso le Accademie di Belle Arti (Cesare Augusto Corradini, ad esempio, era architetto e pittore). Si tratterebbe dunque della prima opera realizzata dal giovane Dioguardi, nonché dell’unica attestazione della sua attività come scultore. Non sappiamo, purtroppo, se l’opera sia ancora in situ, non essendo riusciti a localizzarne l’ubicazione precisa.
Forse, se non è andata distrutta, un giorno qualcuno riuscirà a ritrovare questo monumento perduto.
Bibliografia:
- L’Artista Moderno. Rivista Quindicinale d’Arte applicata, A. XI (1912), n. 2–7-9
- Corriere delle Puglie, 21 dicembre 1911
- F. MANGONE, Saverio Dioguardi, Bari 1996
- V. D’ALBA – F. MAGGIORE (a cura di), Saverio Dioguardi. Architetture disegnate, Bari 2011
- S. DE BARTOLO, Arte e Artisti a Bari. Raffaele Armenise, Cesare Augusto Corradini, Saverio Dioguardi, Angelo Messeni, Mario Sabatelli, Bari 2023
Link Wikipedia:
https://it.wikipedia.org/wiki/Saverio_Dioguardi
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Architetto e storico dell’arte, ha al suo attivo la pubblicazione di vari libri e numerosi articoli sull’Arte italiana, con particolare riguardo alle città pugliesi tra Ottocento e Novecento. E' curatore del blog sull'arte del Ventennio "Arte Ventennio": www.arteventennio.com.