L’artefice della sobria bellezza del Murattiano: Luigi Revest l’“architetto” dimenticato

Luigi Revest1

Luigi Revest1

Sul Borgo murattiano di Bari è stato detto e scritto praticamente tutto.

A cominciare dalla sua denominazione che impropriamente lo fa risalire al periodo napoleonico attribuendone l’origine al vicerè Gioacchino Murat, che in realtà pose solo simbolicamente la prima pietra, di un’operazione urbanistica progettata prima e realizzata dopo dai Borbone al loro ritorno al potere.

Difatti, già il demologo barese Alfredo Giovine precisava nei suoi scritti che di “murattiano” in senso concreto non c’è nulla, sicché andrebbe chiamato più propriamente “borgo ferdinandeo” o “borbonico”.

Come di napoleonico non ha nulla a che vedere uno dei protagonisti più rilevanti della storia del primo quartiere della Bari nuova: l’architetto Luigi Revest.

Né architetto, né napoleonico

Sebbene Bari debba al Revest buona parte dei palazzi più significativi del Borgo murattiano, di lui la città, e in genere la storia dell’architettura, non ha conservato debita memoria.

Non abbiamo un suo ritratto, non esiste una voce su Wikipedia (e nemmeno nella Treccani online), né ci risulta siano in vita (speriamo di essere smentiti) familiari ed eredi delle sue carte: se non le opere che ci ha lasciato.

Diciamo subito che, primo, non fu in realtà “architetto”, ma un ingegnere che praticò l’architettura; e secondo, non fu affatto “napoleonico”, perché mai al servizio di Napoleone.

Fu semmai suo padre a legare le proprie fortune, e quelle della sua stirpe, al Bonaparte.

Non si può tuttavia negare il profondo legame che ebbe, al pari degli altri professionisti della sua generazione, con quel neoclassicismo che costituiva il lascito più rimarchevole della École polytechnique voluta da Napoleone I.

Luigi Revest

Con non poche difficoltà, scavando negli archivi recuperiamo qualche notizia. L’ingegner (appunto!) Luigi Revest nacque a Saint Malò, Francia, nel 1806, e si spense a Bari il 23 agosto 1889.

Fu figlio di un ufficiale francese giunto in Italia al seguito del Gen. Jean-Etienne Championnet (Valence, Drome 1762 – Antibes 1800) comandante dell’esercito della Prima Repubblica, e della N. D. Rosalba Pepe di Acquaviva delle Fonti, sorella dei due Martiri risorgimentali Francesco e Giacomo Pepe

Assunta la nazionalità italiana, il Revest si diplomò in Ingegneria Civile a Napoli, all’epoca Capitale del Regno nonché unica sede universitaria dell’Italia meridionale: è forse questo il motivo per cui viene ricordato anche come “ingegnere napoletano”, ma in realtà, come abbiamo visto, nacque in Francia, visse l’infanzia con la madre ad Acquaviva delle Fonti, e infine si stabilì definitivamente a Bari dove lasciò la maggior parte delle sue opere ed insegnò come “professore di matematiche” nel R. Liceo Cirillo.

Le opere più significative di Luigi Revest

Ripercorriamo alcune delle sue opere più significative.

È opera sua il restauro del Palazzo del Sedile (1838-52) in piazza Mercantile a Bari Vecchia, intervento al quale si deve l’assetto attuale: sul fabbricato, è tuttora impressa la data della fine dei lavori A. D. 1852.

Ha restaurato il Palazzo del Sedile
Sul palazzo è impressa la data della fine dei lavori

Fu sempre il Revest a dirigere i due più impegnativi cantieri ottocenteschi della “città nuova”. Sotto la sua direzione si portarono a compimento i lavori (1840-52) del Teatro “Niccolò Piccinni”, disegnato dal Cav. Antonio Niccolini (1837): col Revest collaborava l’Ing. Vincenzo Fallacara, mentre le decorazioni interne si devono all’Arch. Giuseppe Castagna (1852-54) ed il sipario al celebre pittore terlizzese Michele De Napoli (1854-55). 

Teatro Piccinni

Nello stesso tempo, il Nostro diresse anche i lavori (1844-49) della Chiesa di S. Ferdinando, su disegno dell’Arch. Fausto Niccolini (1844), figlio di Antonio progettista, come anzidetto, del Teatro Piccinni.

Chiesa di S. Ferdinando

Luigi Revest diresse inoltre i lavori di restauro della Chiesa di S. Francesco da Paola (1848-52; 1857-64) in piazza Garibaldi (quella che un critico ebbe a definire, in maniera ingenerosa, “sgraziata fabbrica ottocentesca”), nonché la costruzione (in collaborazione con l’Ing. Giuseppe Barbone) della nuova sede del Municipio (1860-61) a lato del Teatro Piccinni; in precedenza, la sede municipale era allocata nel vecchio Palazzo del Sedile, restaurato in quegli anni, come abbiamo visto, dallo stesso architetto.

Altri progetti…

Nel 1849 gli era stato richiesto un parere tecnico sui restauri da effettuarsi nel Convento del Carmine a Bari vecchia, ad opera degli architetti Francesco Lerario e Giuseppe Barbone, ma non sappiamo effettivamente in che misura detti interventi furono compiuti né tantomeno quale fu alla fine l’effettivo apporto del Revest.

Si tratta, come appare evidente, perlopiù di interventi nei quali la parte progettuale era demandata ad altri, sicché possiamo farci un’idea dello stile di Revest basandoci sull’analisi di pochissime fabbriche.

Interamente sua fu la Chiesa di S. Michele Arcangelo a Palese (1843-46), ma purtroppo tale fabbrica fu pesantemente ristrutturata dall’Ing. Giuseppe Signorile Bianchi (1937-40) per poi essere demolita nel dopoguerra, sicché non può darci un’idea delle doti di Revest come architetto.

La Casa Revest

La Casa Revest (1880) in strada San Benedetto n. 88 non è particolarmente significativa, in quanto prospetta su di una via troppo angusta. Tra l’altro, può apparire paradossale che uno dei maggiori artefici della città nuova avesse costruita la propria dimora nella città vecchia, dove morì.

Ma non è un caso isolato: anche Sir Norman Foster, dopo una vita trascorsa a progettare edifici in acciaio e vetro, ha fissato la propria residenza in un’elegante villa settecentesca, e non fu mica obbligato (buon per lui!) a vivere in edifici progettati secondo il suo stile.

Luigi Revest: Palazzo Jannuzzi il suo capolavoro

Il fabbricato davvero esemplare del neoclassicismo di Revest è il Palazzo Jannuzzi (1861) in via Abate Gimma angolo via De Rossi.

Il portale d’accesso inquadrato da colonne d’ordine tuscanico già basterebbe a dare la cifra dell’architettura: monumentalità unita a semplicità. Il toscano è il più semplice degli ordini, definito “rustico” dal romano Vitruvio e dai trattatisti rinascimentali che prediligevano la ricercatezza del corinzio. 

La grandezza è ricercata con mezzi semplici e conferisce un aspetto monumentale ad una fabbrica di appena due piani fuori terra: pianterreno e piano nobile. 

Le facciate hanno un impaginato architettonico estremamente sobrio, la cui scansione orizzontale è affidata a semplici fasce marcapiano, mentre la scansione verticale è affidata alle due lesene scanalate in corrispondenza delle colonne all’ingresso.

Palazzo Jannuzzi…
… in via Abate Gimma

Ai cantonali d’angolo ed al ritmo uniforme delle bucature: archi a sesto ribassato al pianterreno, fatta eccezione per l’arco a sesto pieno con rosta metallica dell’ingresso principale, finestre a edicola e finestre trabeate su mensole al piano nobile. 

La presenza di mensole nella fascia di coronamento lascia presumere che il progetto originario prevedesse un ulteriore piano al di sopra del piano nobile, forse non compiuto per motivi economici.

Insomma un’architettura che s’inserisce nel contesto urbano con una bellezza semplice e discreta, come altrettanto discreto fu l’autore, tanto da essere pressoché dimenticato.


Bibliografia

  • S. DE BARTOLO, Le Chiese di Bari tra ‘800 e ‘900, Bari 2021 (recensione)

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Architetto e storico dell’arte, ha al suo attivo la pubblicazione di vari libri e numerosi articoli sull’Arte italiana, con particolare riguardo alle città pugliesi tra Ottocento e Novecento. E' curatore del blog sull'arte del Ventennio "Arte Ventennio": www.arteventennio.com.

3 pensieri su “L’artefice della sobria bellezza del Murattiano: Luigi Revest l’“architetto” dimenticato

  1. Mi è capitato per caso di vedere il suo articolo su Bari e Le sono riconoscente per quanto da Lei pubblicato sull’ importanza che ha avuto nell’architettura del quartiere Murattiano il mio trisavolo Luigi Revest. Come vede esistono ancora degli eredi , io infatti sono figlia di Giuliano Oliva figlio di Laura Revest (Oliva) a sua volta figlia di Nicola Revest (diplomatico) figlio di Luigi Revest. La mia famiglia ha abitato la casa di via San Benedetto fino al 1934 poi venduta alla famiglia Maggi per traversie familiari. Purtroppo fra le carte di famiglia in mio possesso non esistono documenti riguardanti i lavori di ingegneria di Nonno Luigi, sono in possesso solo del suo diploma di laurea conseguito presso l’università ” FEDERICO II° ” di Napoli ed una pergamena non molto leggibile. Se possono interessarle posso fargliele avere in via telematica. Ringraziandola ancora Eugenia Oliva

  2. Sì certamente, sarebbe molto interessante. E’ stato per me un piacere, ed anzi mi stupisce che si sia quasi perduta la memoria di un architetto così importante per Bari. Se avrò nuovamente occasione di occuparmene, Le farò sapere. Grazie a Lei per l’apprezzamento!

  3. Buongiorno sono un appassionato di automobilismo storico pugliese, il palazzo è stata sede nel 1927 dell’Automobile Club di Bari, ha delle foto dell’epoca… grazie

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