A Bari arrivano i grandi film e i primi western con il mitico Tom Mix

Quando andavamo al Cinema - 4 - Tom Mix

Quando andavamo al Cinema - 4 - Tom Mix

Il nuovo cinema Umberto, capace di ospitare 2000 spettatori, diventa il locale preferito dei baresi. È accogliente e propone film interessanti, di prima visione, come il capolavoro del 1923, Anna Bolena diviso in sei parti, per sei sere successive. Gli fa concorrenza il cinema Sociale con Eterna tentatrice, interpretato da Lina Cavalieri, e annuncia due nuovi film con il divo di quegli anni Douglas Fairbanks. Il Margherita s’inventa addirittura un “Music Hall”. Nella superba sala d’aspetto, elegantemente allestita, con la grande vetrata che affaccia direttamente “N-dèrr’a la lanze”, propone… 

un tradizionale concerto musicale con servizio completo di buvetteria e annesso spaccio di liquori, sigari e sigarette di prima qualità. Un piccolo mondo di brio e signorilità prima della proiezione della filma – come si diceva all’epoca – Diana Karenne in cinque atti. Spettacolo unico. 

La locandina di Anna Bolena del 1920
L’eterna tentatrice 1917 con Alan Hale, Lina Cavalieri e Elluit Dexter

Nel frattempo, arrivano i primi western, i film di cow-boy. Al Sociale e al Margherita impazza Tom Mix «il celebre attore americano che nel film La legge del Nord raggiunge il più alto vertice dell’arte», scrive La Gazzetta di Puglia. Il successo di Tom Mix è travolgente ed è merito suo se il western continua ad essere un classico del cinema americano. 

Tom Mix nel film No Man’s Gold del 1926

Chi era Tom Mix? Era un uomo che nella vita reale si chiamava Thomas Edwin e per tutta la vita ha vissuto esattamente tutti i ruoli che ha interpretato sullo schermo. Nato nel 1880, è stato campione di rodeo, sceriffo, cercatore d’oro, cavallerizzo da circo, combattente a Cuba, in Cina contro i Boxer, in Sudafrica contro i Boeri e in Messico con i rivoluzionari. Nel 1910, lo sceriffo Edwin, dopo la cattura del bandito Shont e la sua banda, entra nel mondo del cinema e diventa Tom Mix: non deve fare altro che interpretare sé stesso. Predilige il ruolo di giustiziere senza macchia e ci riesce benissimo. 

Intanto s’inaugurano nuove sale cinematografiche. Nel settembre del 1924, in via Bovio, apre i battenti il cinema teatro Garibaldi. Si paga una lira per la platea e una lira e cinquanta per il loggiato. Ospita di tutto: il circo, le marionette, le numerose compagnie d’arte varia della Campania e il cinematografo, preferibilmente napoletano. Il cinema partenopeo offre un’ampia produzione di film comici, drammatici e commedie. Famosi A santanotte e Core furastiero

Ma non ci sono abbastanza spettatori per riempire il Garibaldi e il Modernissimo che nel 1924 chiudono i battenti. Il fascismo ha cambiato poco la condizione dei meridionali: chi era povero è rimasto povero e i ricchi, la piccola borghesia, frequenta il Margherita, il Petruzzelli e il Piccinni

Garibaldi e Modernissimo però, l’anno successivo riaprono i battenti, ma nel 1926 il Modernissimo chiude definitivamente mentre il Garibaldi, dopo alterne vicende e diverse soste, cambia di mano e, prima diventa Politeama Barese e infine, nel 1938, Supercinema

Anche il cinema Sociale, in via XXIV Maggio, sembra scomparso. Invece, ha avuto un incidente di percorso. Dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti, il 12 giugno 1924, gli è stato imposto di cambiare l’insegna: quel “Sociale” ha un’assonanza stridente con il nuovo corso politico del Paese, «evoca vecchi sistemi, disoneste, ingiuste speranze» e il primo ottobre 1925 riapre con una nuova insegna: si chiama cinema-teatro La Fenice che la Gazzetta di Puglia definisce «un aristocratico ritrovo». 

Propone cinema e varietà, dove il 3 novembre si esibisce «la celebre seratante Zamora che dal primo dicembre canterà alle ‘Folies Berger’ e al ‘Moulin Rouge’» si legge sulla locandina. Ma anche La Fenice, come l’uccello mitologico, finisce e risorge dalle ceneri nel 1928 come Supercinema Cavour. 

Tre giorni dopo l’esibizione della seratante Zamora, il 6 novembre 1926, la città subisce la terza disastrosa alluvione della sua storia. Peggiore di quelle del 1905 e 1915 , la più devastante: provoca 20 morti e lascia migliaia di senza tetto. 

Nello stesso anno il fascismo abolisce gli organi elettivi delle amministrazioni locali e la figura del Sindaco viene sostituita dal Podestà che il 24 dicembre Mussolini conferisce ad Araldo Di Crollalanza…«un uomo che esprime la sua volontà e la sua fiducia – scrive la Gazzetta – che spezza le vecchie clientele annullando i ludi cartacei». 

E qualcosa comincia a cambiare. C’è un fermento nuovo in città, una molteplicità d’iniziative che Bari non ha mai avuto prima. Sembra che privato e pubblico abbiano aperto una grande competizione in opere edili e, dal 1927 al 1935, i baresi realizzano l’augurio di re Gioacchino Murat che in visita a Bari, il 24 aprile 1813… consacra con la gemma… la prima pietra del nuovo borgo e, rivolto alle autorità cittadine presenti alla cerimonia, pare abbia detto: «ne faremo una grande e bella città»

Leggende metropolitane, naturalmente, poiché non è mai stata trovata né la prima pietra, né la gemma, né Murat ha mai detto quelle parole. Ma che Bari, proprio in quegli anni, cominci a darsi il belletto di una Regina, non vi sono dubbi.

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Nicola-Mascellaro
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Nicola Mascellaro è nato a Gravina in Puglia nel 1939, risiede a Bari dal 1950. Dal 1966 al 1996 ha lavorato presso La Gazzetta del Mezzogiorno come impiegato responsabile dell’Archivio di documentazione.

1 ha pensato a “A Bari arrivano i grandi film e i primi western con il mitico Tom Mix

  1. Tutto bellissimo ma…. se si mettessero i riferimenti ai cinema dell’epoca, rispetto all’attuale situazione della città, sarebbe più capibile il tutto, più interessante, più coinvolgente!
    Cmq è già interessante così e… grazie!

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