Malgrado le tensioni del ‘22, il cinema resta la seconda casa dei baresi: il maestoso “Umberto”
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Nonostante i lutti, la miseria imperante e le tensioni sociali la città, che nel 1921 è popolata da 114.000 abitanti, conta più cinema e varietà di quanti se ne dovrebbero avere. La crisi economica che perdura dalla fine della guerra ha colpito molte piccole realtà, ha fatto piazza pulita di cinema e teatri ambulanti, le baracche di largo Cavour sono scomparse senza fare notizia. Il gran cinema Cavour invece, costruito appena 8 anni prima nell’odierna via Bozzi, il 2 luglio 1922 viene demolito per fare spazio ad un moderno palazzo per abitazione.
Tutta la parte posteriore e anteriore al Petruzzelli, lungo le strade appena abbozzate delle future via Cognetti e via XXIV Maggio, sta trasformandosi e riempiendosi di nuovi palazzi: sta nascendo il quartiere umbertino. La città, com’è oggi, comincia lentamente a prendere forma.
Ma anche il Paese politico, la società civile è apparentemente in evoluzione rispetto all’immobilismo dei governi di Giolitti e Facta. Siamo ormai alla resa dei conti: scioperi, cariche di polizia, scontri fra opposte fazioni politiche sono all’ordine del giorno. I fascisti sono sempre più minacciosi e, prima e durante la campagna elettorale per le elezioni politiche del 1921, i “nero vestiti”, i socialisti e nazionalisti si macchiano di ogni sorta di violenze.
Dopo le elezioni il Paese è sull’orlo di una guerra civile. Le squadre “nere”, i “sempre pronti” si accaniscono contro le Camere del Lavoro. Solo in Puglia e Lucania vengono date alle fiamme quelle di Taranto, Minervino, Terlizzi, Andria, Ascoli Satriano, Matera e naturalmente Cerignola, città natale di due leader opposti: il sindacalista Giuseppe Di Vittorio e il latifondista fascista Giuseppe Caradonna.
Non di meno, pur fra mille difficoltà, il cinema sembra la seconda casa dei baresi.
Nel 1922, alla vigilia della ‘marcia su Roma’, la città conta solo 5 sale: il Sociale, Modernissimo, Margherita, Petruzzelli e Piccinni. Tranne il Piccinni, tutte fanno cinema e teatro, anzi spesso teatro e cinema nella stessa serata. Ci sono anche piccoli locali di fortuna in periferia, come al rione Carrassi, il più popoloso, dove nel 1922 si apre il cinema Eldorado, futuro cinema Adriatico, nella strada quel che un tempo si chiamava via Michele Mirenghi, corso Sicilia ed infine via Benedetto Croce.
Poi, la sorte vuole che proprio il 28 ottobre, giorno della ‘Marcia su Roma’– Benito Mussolini era giunto da Milano nella Capitale in vagone letto – Bari inaugura la nuova sede di un nuovo cinema Umberto, che dal primo isolato dell’attuale via Sparano si sposta nella piazza omonima. Quella sera, mentre il governo dimissionario di Luigi Facta proclama lo Stato d’assedio, che il Re rifiuta di firmare, a Bari, dove regna… la calma più assoluta – scrive La Gazzetta di Puglia il nuovo quotidiano nato da una costola del Corriere delle Puglie –, una folla di invitati si appresta ad entrare nel nuovo cinema barese:
Stasera registriamo un’altra superba affermazione della nostra operosa cittadinanza. In un punto destinato a essere centralissimo in un prossimo futuro è sorto il nuovo cinema Umberto un’opera che sorpassa in grandiosità e senso artistico ogni attesa.

Costruito su due superfici, la platea è sovrastata da una volta alta 11 metri, il nuovo locale è imponente. La sala principale è lunga 35 metri, larga 25 e contiene 1.600 poltroncine di ferro con sedili imbottiti. L’anfiteatro, invece, cui si accede per mezzo di due scalinate di marmo, è capace di 400 posti tra poltroncine e palchi… «ed è illuminato da sette lampadari centrali e da 20 lampade laterali: la platea offre un colpo d’occhio superbo» continua il cronista.
L’edificio ha tre ingressi principali e cinque porte laterali; arieggiato da 31 finestre laterali e da quattro aspiratori, la grande sala d’aspetto contiene la biglietteria e la buvette:
All’inaugurazione – scrive ancora il cronista – è convenuto uno stuolo di autorità accompagnate da elegantissime signore e signorine. Appena la scelta orchestra del maestro Siciliani ha intonato l’inno reale, l’immenso pubblico ha acclamato ripetutamente all’Italia e al Re.
Alle 20, finita la cerimonia inaugurale, si sono aperte le porte al pubblico in attesa all’esterno ed è iniziata la proiezione de:
la grandiosa film Il fango e le stelle, un capolavoro moderno interpretato dalla bellissima attrice Italia Almirante Manzini, una diva della scena muta.
Quella sera la cinepresa della storia stava girando le ultime scene dell’Italia monarchica e riprendeva Benito Mussolini che si accingeva ad inaugurare un lungo Ventennio denso di sacrifici, di stenti e di lutti trascinando il Paese nel secondo conflitto mondiale.
Non erano più tempi di andare al cinema… «nonostante quel faro di grandezza e riconquistata dignità che s’irradia da Roma…» per molti la vita è dura, difficile, dolorosa; per moltissimi andare al cinema diventa un lusso.

Si offrono spettacoli per una lira, una lira e cinquanta a fronte di film e varietà, sketch, attrazioni, illusionisti, marionette, soprattutto artisti e cantanti napoletani, ma… «è un vero miracolo – scrive il cronista – vedere i teatri o i cinematografi discretamente affollati». Una lira, una lira e mezzo non sono alla portata di tutti. C’è gente che con quella somma mette insieme un pasto!
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Nicola Mascellaro è nato a Gravina in Puglia nel 1939, risiede a Bari dal 1950. Dal 1966 al 1996 ha lavorato presso La Gazzetta del Mezzogiorno come impiegato responsabile dell’Archivio di documentazione.