Via Pier L’Eremita, dove la magia del restauro fa rivivere l’arte dimentica di Bari
eremito
Un luogo magico e ignoto della nostra città è via Pier L’Eremita. Nel breve spazio di pochi metri insistono ben quattro edifici sacri.
Siamo a Bari Vecchia. Da via Ruggiero il Normanno, nell’area di parcheggio che affianca il Castello Normanno-Svevo, conosciuta dai baresi come “la Banchina”, ci incamminiamo verso la Chiesa di Santa Chiara. Via Pier L’Eremita si raggiunge dopo aver percorso strada Santa Chiara, che prende il nome dell’omonima chiesa. Dopo pochi passi sul lato destro lo sguardo si posa sulla facciata della chiesa di rito bizantino San Giovanni Crisostomo.
Sbirciando poco più avanti si intravede la piccola cappella di San Luca, sulla stradina che conduce alla Basilica di San Nicola. Solo pochi metri più avanti, sulla sinistra, dietro un’ampia cancellata, si apre il cortile della vecchia chiesa, ora sconsacrata, di San Francesco della Scarpa.

Lasciamo alle spalle i primi tre monumenti e ci soffermiamo su quest’ultimo complesso. L’ex convento di San Francesco della Scarpa da diversi anni è sede del Direzione Regionale Musei Puglia (già Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici), una struttura periferica del Ministero della Cultura che ha come compito quello di coordinare e promuovere i musei statali a livello regionale favorendo la collaborazione con altre realtà territoriali per migliorare la qualità dei servizi.

Nel vasto locale della chiesa, di cui erano stati dismessi gli arredi e gli apparati decorativi, tele, altari, sculture, banchi e sedie, trovarono alloggio i laboratori di restauro, i cui ingressi si aprono lungo il piccolo ma elegante chiostro. Qui si prestano le doverose cure a una vasta quantità di reperti artistici di ogni genere e di ogni epoca in base alle diverse tipologie di oggetti: manufatti lapidei e musivi, sculture in pietra, capitelli; i dipinti su supporto ligneo o tessile – spesso tele di gigantesche dimensioni provenienti per lo più dalle chiese di tutta la regione – arredi e sculture lignee. Non manca il laboratorio del restauro dei metalli, sprangato da porte blindate, dove si rimettono in sesto reperti di gran pregio anche venale come paramenti sacri, busti argentei o dorati di santi protettori.
Nell’ex convento francescano vi sono pure un archivio, una biblioteca e una ricca fototeca che conserva le immagini di migliaia di reperti artistici e architettonici nel loro stato di conservazione all’epoca che precedette i loro restauri e all’attualità. È doveroso precisare che il laboratorio per il trattamento di manufatti cartacei, pergamenacei e fotografici è ubicato presso l’Archivio di Stato di Bari, mentre manca del tutto uno adibito al materiale librario.

Un luogo assolutamente da visitare. È di sicuro fascinoso e suggestivo osservare come sotto le mani ferme e allo stesso tempo leggere e delicate delle sapienti restauratrici viene restituito il colore a una tela resa opaca dal tempo, dalla fuliggine, dal fumo delle candele e brillantezza a ori e argenti ossidati dai secoli. Qui si compie una magia: opere sfigurate dal tempo e dall’incuria rinascono splendidamente.
Le nostre esplorazioni non si fermano ai laboratori e la nostra curiosità ci conduce anche nel vasto salone che era stata un tempo la navata della chiesa di San Francesco della Scarpa, dove abbiamo avuto un incontro particolarissimo: una gigantesca replica della porta bronzea della Cattedrale di Trani.

Senza dubbio i portali delle Cattedrali romaniche di Puglia sono noti in tutto il mondo e vale la pena farne un tour turistico nelle nostre belle città per conoscere le mutevolezze paesaggistiche adriatiche e appenniniche, murgiane e garganiche e appagarsi della loro magnificenza. Oltre a quello Trani, ricordiamo quello di Troia, e poi nel Mausoleo di Boemondo a Canosa, nel Santuario di San Michele di Monte Sant’Angelo, ciascuno con le proprie peculiarità.
Quello di Trani è opera di Barisano da Trani che operò anche a Ravello e a Monreale; quello di Canosa chiude il mausoleo del normanno Boemondo d’Altavilla; le due porte di Troia, realizzate da Oderisio da Benevento, sono state create con il bronzo proveniente dall’antico Arco romano della città sannitica; quello di Monte Sant’Angelo, infine, pare abbia origini o manifattura bizantina ed è costituito con l’oricalco, che è una particolare lega metallica di rame e zinco.
Prima di lasciare l’incantevole luogo, ci fermiamo ad osservare da vicino questo “clone” barese del portale di Trani. Una replica perfetta. Lo tocchiamo letteralmente con mano per riuscire a svelare il trucco della sua magia. Il manufatto è in gesso, ma il colore della vernice usata per la copertura è esattamente lo stesso dell’originale, lavoro encomiabile realizzato dall’amico Vito Iacobellis con il suo staff.
Una strada e un luogo magico che ci piace condividere con i nostri lettori, l’ennesima curiosità della nostra Bari, ricca di segreti storici e di misteri che attendono di essere rivelati.
Foto esterne: Nicola Antonio Imperiale
Foto interne: Francesco Quarto; Salvatore Schirone
Bibliografia
- Romualdo Moscioni, Mausoleo di Boemondo in Canosa. Porta di bronzo.
- Romualdo Moscioni, Cattedrale di Trani: Particolari della porta di bronzo del Barisano. Sono due antiche immagini fotografiche comprese nell’album Monumenti delle Puglie. Napoli, Società Napoletana di Storia Patria, 1880.
- Margherita Pasquale, L’apologia della Parola : un’omelia impressa nel marmo e nel bronzo. Lettura iconologica del portale e della porta della Cattedrale di Trani. In Vescovi, disciplinamento religioso e controllo sociale: l’Arcidiocesi di Trani fra Medioevo ed età moderna. Atti del Convegno di studi, Trinitapoli, 2000. Bari, Società di storia patria per la Puglia, 2001.
[c] [y] Tutti i diritti riservati
Francesco Quarto è nato e vive a Bari. Da poco in pensione dopo tanti anni di vita da bibliotecario durante i quali ha “supportato” generazioni di studenti e non solo: docenti, ricercatori, accademici e continua a mantenere relazioni e contatti. Sviluppa le sue ricerche sulla storia della tipografia antica in Puglia scoprendo numerose edizioni ignote. La storia della città di Bari è l’altro ambito privilegiato dei suoi interessi. Da due anni ha una rubrica sui nostri quotidiani, molto apprezzata dai baresi e anche da viandanti e viaggiatori di passaggio nella città.







