Il sogno di Mariam: una società multietnica fondata sulla cultura – Il libro di Gianni Spinelli
Spinelli-Il-Blues-di-Mariam
Dopo un’estate così fastidiosamente calda, opprimente, il nuovo libro di
Gianni Spinelli, Il blues di Mariam, edizione Castelvecchi
è come un filo di aria fresca colto mentre la notte si ritira consegnando il nuovo giorno.
I nottambuli sanno sicuramente di cosa parlo e, ad essere sincero, per godere appieno della magica atmosfera di questo volume, consiglio di leggerlo di notte, senza i rumori di fondo della città, di motori rombanti e sirene di ambulanze all’inseguimento di un virus che quando sembra averlo acciuffato, muta e la corsa continua.
È la realtà quotidiana, un mondo in cui la gente si affanna per pagare le bollette di luce e gas tra il blaterare di una nuova generazione di politicanti che mente sapendo di mentire. Un mondo in cui non c’è più spazio per fermarsi, per riflettere e cercare di capire qual è il futuro che vogliamo, quali sono i valori da conservare.
Mariam è una bellissima ragazza nordafricana, è nata in Mali, che si è fermata a Craco, in provincia di Matera, per realizzare un sogno: ricostruire l’antica cittadina che dal 1963 a causa dello smottamento che la spinge a valle portandosi dietro strade, case, chiese e botteghe, è diventata una città fantasma, disabitata, desolatamente vuota.
In questo vuoto si ritrova Mariam con un progetto: ricostruire l’antica cittadina inserendovi una società multietnica fondata sulla libertà, l’amore, l’arte, la musica – in prevalenza “blues” – e ogni altra forma d’arte a cominciare dall’architettura, scultura, pittura, mettendo insieme sognatori, ‘creativi’ di ogni settore, dalla prosa ai murales. Una città in cui è bandita la gelosia, l’invidia, l’odio, le differenze razziali, la droga, la prostituzione. Una città che si è dotata di una costituzione di soli sette capitoli senza alcun richiamo alla ‘giustizia’ o a un dicastero della giustizia.
Un sogno, insomma, un’utopia e Mariam più che un essere umano è un’entità, proveniente dal più vecchio continente della terra per portare all’uomo, inaridito dall’algoritmo, nuova linfa, un nuovo modello sociale.
In questo suo progetto è aiutata da molte persone, soprattutto da Giuseppe, un ex geometra settantenne cittadino di Craco prima dello smottamento, che s’innamora perdutamente di Mariam fino a lasciare la moglie e trasferirsi nella nuova Craco, “Craco-blues”, che sta fondando la giovane ragazza dalla pelle di ebano.
Spinelli rende chiaro che per Giuseppe è vero amore. Ma per Mariam? Chi è Giuseppe per l’intelligente Mariam capace di elaborare e realizzare un progetto sociale e culturale così utopistico? Forse anche Giuseppe, nella vastità del sogno di Mariam, fa parte del progetto: si ha la sensazione che quello di Mariam è l’amore che arricchisce il suo sogno, che Giuseppe sia parte del suo progetto per veicolare valori ereditari, per conservare tradizioni e cultura da donare alle generazioni future, già nel grembo di Mariam.
Infatti, quando Mariam dà alla luce il frutto del loro amore, Giuseppe muore. È come se sapesse che quello era l’unico scopo della sua vita con Mariam.
Il romanzo è godibilissimo, Spinelli racconta con dovizia di particolari la vita, le tradizioni, le abitudini di una regione particolare, di una terra fertile e ricca anche nelle sue viscere e tuttavia da sempre povera e dimenticata. E, proprio in quell’ambiente, il sogno, l’utopia è più che accettabile.
Naturalmente accade spesso, nei lavori di Spinelli, di raccontare il mondo al femminile. Questo libro non fa eccezione. Qui arriva al punto di far pentire il Padre Eterno di aver creato Eva da una costola di Adamo…
l’origine dei mali sta nella mia creazione: una ingenuità, un errore macroscopico: dovevo creare prima la donna, dalla cui costola poi doveva nascere l’uomo. Gli uomini affosseranno la terra, solo le donne la potranno salvare.
A questo punto gli uomini della comunità si ribellano, cominciano a mostrare freddezza per ogni spettacolo fino a disertare tutte le manifestazioni culturali. L’atmosfera fra i due sessi saltò. E…, insomma, leggetevi il libro!
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Nicola Mascellaro è nato a Gravina in Puglia nel 1939, risiede a Bari dal 1950. Dal 1966 al 1996 ha lavorato presso La Gazzetta del Mezzogiorno come impiegato responsabile dell’Archivio di documentazione.