Tutto il “respiro” del secolo breve nel nuovo romanzo di Angela Cirone
Angela Cirone - Il respiro di un secolo
Angela Cirone, Il respiro di un secolo, Solfanelli editore
Poche decine di pagine, poche decine di bracciate. Devo riemergere dal vortice nel quale sono stato risucchiato dalla lettura de Il respiro di un secolo della barese Angela Cirone. Un fiume di emozioni mi trascina verso un mare di cui non vedo approdo.
È il romanzo di una donna, Michelina, di un popolo, di un’intera epoca storica, il ‘900, che si dipana nella morsa del destino, nelle grinfie di volontà supreme e insondabili alle quali l’essere umano è inesorabilmente soggetto. Un libro che vale “un secolo”.
La scrittura, minuscola, accurata, al limite dell’intarsio, è deliziosa da seguire, proprio come si apprezzano le volute di un ricamo, le pennellate singole di un dipinto. La figura intera è fatta di dettagli, di tocchi di colore, di parole ricercate, scoperte e riscoperte, tanto più se applicate ad una vicenda “plebea”.
Braccianti perseguitati dalla mala sorte, raccontati con “verbosità” ricca, altrimenti degna delle élite sociali. Ci stanno proprio bene, come ci stanno bene gli inserti dialettali, a volte cupi e incomprensibili, anzi percepibili e compresi nella loro urgente necessità di dare voce reciproca a universi lontani: le assolate pianure del Tavoliere, i rilievi dauni e la risacca delle sponde adriatiche.
Mentre nella lettura mi abbandono alla corrente, emergo un attimo, riprendo fiato, per condividere ed elaborare, a beneficio del futuro lettore, le sensazione di sconcerto che mi ha suscitato scoprire la storia di una donna della mia terra che nulla ha da invidiare ai grandi della terra.
E sono costretto a ribadire che Puglia, Lucania e Terre del Sud ogni giorno emergono sempre più grazie ad autori, scrittori, romanzieri ed editori liberi e coraggiosi, capaci di andare controcorrente rispetto alla storia letteraria del nostro Paese troppo a lungo dominata da questioni di mero marketing, a vantaggio di altre regioni.
Da anni leggo quasi esclusivamente scrittori meridionali e vi trovo sempre quella dose di ricercatezza e culto della parola esatta, del lemma preciso, del periodo fruttuoso.
Mi piacerebbe incontrare l’autrice. È della mia generazione, ha fatto probabilmente i miei stessi studi… oggi non so se si insegnano nelle scuole le belle lettere, la sintassi e la grammatica. Angela Cirone ne è padrona e le orienta mirabilmente alla sua ispirazione.
Il romanzo è così un romanzo storico, che mi ricorda le primissime cose di Ildefonso Falcones e di Vikram Seth, e non scende alle facili lusinghe del noir o del giallo ambientati in tenebrose abbazie o in corti principesche, anche quando i protagonisti sono gente del popolo. La storia si dipana nei meandri del “secolo breve”, percorso dai protagonisti, nei continui tentativi di riscatto sociale, repressi da eventi troppo grandi e incombenti come uno tsunami che si espande fino a terre remote e distanti dalle coste, e tutto sommerge.
Mi rincresce il clima dolente, l’assenza di speranza. Ma perché alla povera gente deve sempre essere negato un “sol dell’avvenir”? Regna l’impossibilità, o incapacità, di smuovere e scardinare il triste fato.
Mi ripaga però la voluttuosità che mi propone la carezzevole lettura delle singole parole e dei singoli periodi e brani. Cosa ci importa, dopo tutto, di come andrà a finire la vicenda di Michelina? È scritta così bene che leggere, rileggere un capitolo, un paragrafo, zigzagare avanti e indietro per gustare di nuovo una frase, riempie la mente e il cuore di gratitudine verso l’autrice, che ha avuto l’impudenza di affrontare, per la prima volta nella sua vita reale, un impegno così oneroso e poderoso.
Non sono ancora arrivato all’ultima pagina. Ritardo la fine per goderne ancora. Chiudo spesso il libro, dono di mia figlia con incisa la dedica dell’autrice, e mi godo il dolce naufragar nelle sue acque.
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Francesco Quarto è nato e vive a Bari. Da poco in pensione dopo tanti anni di vita da bibliotecario durante i quali ha “supportato” generazioni di studenti e non solo: docenti, ricercatori, accademici e continua a mantenere relazioni e contatti. Sviluppa le sue ricerche sulla storia della tipografia antica in Puglia scoprendo numerose edizioni ignote. La storia della città di Bari è l’altro ambito privilegiato dei suoi interessi. Da due anni ha una rubrica sui nostri quotidiani, molto apprezzata dai baresi e anche da viandanti e viaggiatori di passaggio nella città.