Il nuovo teatro “senza palcoscenico”: una mattina di primavera del 1902 arriva a Bari il “Cinema”

Il cinema a Bari

Il cinema a Bari

“Quando andavamo al cinema”. Iniziamo da questa settimana una serie di quindici “note” storiche curate da Nicola Mascellaro, dedicate al cinema e al cinematografo di Bari, passione e gioia di generazioni fin dalla sua invenzione, nel 1895, dai fratelli Lumière, arricchiti da scampoli di vita cittadina.


Il “cinema” – lo scriviamo tra virgolette perché lontanissimo da quello che vediamo oggi –, nasce come una serie di short pubblicitari televisivi, tipo Carosello degli anni Cinquanta, chiamati “quadri”. Il cinema fatto di “quadri” arriva a Bari nel 1902, che all’epoca aveva 94.236 abitanti (censimento di febbraio 1901) ed era più che altro un grosso borgo provinciale con ambizioni cittadine: grandi strade in quel borgo voluto da re Gioacchino Murat, eleganti palazzi, soprattutto in via Piccinni, un enorme mercato del pesce in piazza del Ferrarese, un teatro comunale voluto da Ferdinando II di Borbone nell’elegante corso Vittorio Emanuele, un “monumento” costruito dai commercianti nel 1889, la Camera di Commercio, in largo della Marina, poi piazza Cavour e, subito accanto alla più grande sede camerale d’Italia, il nascente  spettacolare Teatro Petruzzelli, voluto dai fratelli Onofrio e Antonio Petruzzelli, che per capienza diventerà uno dei più grandi teatri del melodramma d’Europa.

Il cantastorie

Grazie alla sua vocazione commerciale, la città è ricca. Da tutta la Campania arrivano pupari e cantastorie che allietano i ragazzi e il popolo “minuto” in piazza Garibaldi, mentre i baresi più facoltosi, la borghesia commerciale cittadina, riempiono i numerosi locali in legno, che si assiepano in largo Cavour proprio accanto al costruendo Petruzzelli, dove si esibiscono compagnie itineranti della commedia dell’arte napoletana.

Ed è in quel largo Cavour che una mattina di primavera del 1902 arriva un grosso carro trainato da due muli con un carico di fasciame di legno. Si ferma dove trova un angolo libero e due manovali iniziano a scaricare le lunghe tavole di legno. Qualche ora dopo arrivano due carpentieri, accompagnati dai coniugi Dacome, e cominciano a mettere in piedi un padiglione rettangolare a cielo aperto.

Sono in tanti a presumere che sia un nuovo teatro per i tanti artisti napoletani che arrivano a Bari per le feste di san Nicola, ma è strano, non ha un palcoscenico e neppure il tetto. Di più, proprio sul fondo, al posto del palcoscenico i proprietari hanno steso un telo bianco quadrato. Completata la struttura, sulla facciata di ciò che sembra un teatro, ma che teatro non è, i coniugi Dacome vi hanno inchiodato un’insegna scritta a mano: Cinematografo Eden. Poi, sui due lati dell’ingresso ci sono due barili pieni di acqua e, leggermente più in alto, due locandine consunte annunciano: 

spettacoli di quadri cinematografici per tutta la famiglia a prezzi modici!

Il ‘teatro’ a cielo aperto e i barili dell’acqua erano precauzionali: gli incendi, nei piccoli, normali teatri di prosa, erano frequenti, ancora di più lo erano nei cinematografi per l’alta infiammabilità delle pellicole.

Largo Cavour: le baracche del primo cinema accanto al teatro

Tuttavia, nessuno ha la curiosità di sapere cosa accade in quel locale e cosa sono quei “quadri cinematografici”. Dopotutto erano spettacoli per il popolino, eppure quello “strano” teatro ogni sera era inaspettatamente affollato, tanto che alcune sere bisognava fare la fila per assistere agli spettacoli, mentre nei caffè, nei circoli, nelle associazioni sportive cittadine, non si parlava d’altro.

Alla fine, insomma, il direttore del Corriere delle Puglie, Martino Cassano, decide che forse, per salvaguardare la morale pubblica, è il caso di sapere qualcosa di più di quegli “spettacoli per tutta la famiglia”. Ed ecco il cronista che il giorno dopo scrive: 

c’è solo da restare ammirati dalla proiezione dei quadri luminosi che si svolgono dinanzi agli occhi degli spettatori… sono quadri fantastici, umoristici, di viaggi e costume in cui la vita di ogni paese è materializzata con sorprendente realtà e, sia detto per norma delle mamme, non vi è nulla d’immorale e scandaloso.

Locandina d’inaugurazione del cinematografo Lumière a Parigi
August e Louis Lumière

Dunque, è questo il Cinematografo: una serie di “quadri” – di documentari diremmo oggi – di dieci, quindici, anche venti minuti, ma capaci di suscitare emozione, meraviglia, sensazioni forti.

Bibliografia

  • Nicola Mascellaro, Una finestra sulla storia; C’era una volta Bari; Quando andavamo al cinema.
  • Gigi De Santis, U Cinematògrefe

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Nicola-Mascellaro
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Nicola Mascellaro è nato a Gravina in Puglia nel 1939, risiede a Bari dal 1950. Dal 1966 al 1996 ha lavorato presso La Gazzetta del Mezzogiorno come impiegato responsabile dell’Archivio di documentazione.

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