Antiche carte notarili raccontano l’incredibile storia della prima chiesetta che ospitò le ossa di San Nicola
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Oggigiorno c’è chi si lamenta dei tempi lunghi della giustizia, ma il caso che illustrerò ha dell’incredibile. Oggetto del contendere è la chiesa di Bari vecchia, oggi scomparsa, di San Nicola del Porto, o dovremmo dire meglio il “Beneficio laicale sotto il titolo di San Nicola del Porto”.
Nelle carte dell’appello promosso dal Capitolo Metropolitano del 1882, si dice che detto beneficio, venne fondato il 6 giugno del 1549 da Girolamo Zaccone, pesarese, il quale nominato Vicario Generale a Bari (era stato vescovo di Strongoli – Crotone) lo istituì, ottenendo conferma dalla Santa Sede, per averlo dotato “multum ultra duplum”, compresa la concessione di “riattare” (rendere cioè di nuovo fruibile) la chiesa.
L’esistenza della chiesetta è attestata anche dagli atti di una visita pastorale del 1640 di monsignor Sersale e nella relativa relazione, il Cancelliere della Curia afferma che
visitarsi la Cappella di San Nicola del Porto, si rinvenne rettore il prete Grimaldi e sed est de iure patronatu de familia Zacconis
La chiesetta da Girolamo Zaccone, passò ai Ferrara, quando Porzia Zaccone, erede e discendente del vescovo, sposò Ruggiero Ferrara dimorante in Stigliano (MT). 200 anni dopo, nel 1774, Matteo Ferrara, nipote di Ruggiero, venuto a conoscenza di tale titolo, il 5 febbraio 1775 chiese e ottenne dalla Gran Corte della Vicaria prima e dalla Gran Corte di Bari poi, il reintegro del possesso che era passato al Demanio prima e al Capitolo Metropolitano poi.
Nel frattempo, a Matteo era succeduto Giulio Cesare e, a costui, la figlia Diodata, la quale aveva proseguito invano nella richiesta di restituzione dei beni, perché di fatto il reintegro non era ancora avvenuto e mai avverrà.
Finalmente, il 28 ottobre 1879, la Corte condanna il Capitolo imponendo la restituzione al Demanio, assieme ai beni dotalizi del legato che si trovassero ancora nelle loro mani. A tale decisione, il Capitolo si oppone e affida il ricorso all’avv. Achille Duplessis, ma della decisione finale non abbiamo alcuna notizia.
Per dirla alla Mike Buongiorno, “concludendo…!”, possiamo immaginare che le argomentazioni di Duplessis siano state accolte in toto. Ma questa vicenda di carte bollate su fatti, persone e cose di casa nostra, ci permette di tornare ancora una volta su questa chiesetta che oggi non esiste più perché inglobata in un nuovo fabbricato, ma che ha avuto, secondo la tradizione, un privilegio unico: quello di essere stato il primo sacro luogo in cui le ossa di San Nicola, appena giunte da Myra in quel lontano lontano 1087, riposarono a Bari.

La città contava già ben 5 chiese o cappelle dedicate al grande Santo Taumaturgo, tutte ormai non più esistenti, e la nostra, oggi ricordata come chiesa di sant’Onofrio, potrebbe davvero risalire al XI secolo.
Di essa se ne sono occupati non pochi storiografi, riportando notizie raccolte da precedenti resoconti, salvando dall’oblio una lapide, anch’essa scomparsa, che ricorda la Visita pastorale del cardinale Ruffo del 1684: unico testimone di questa incredibile storia.

Foto storiche [c]Archivo Alfredo e Felice Giovine
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Felice Giovine è nato a Bari. Nel 1985 ha creato il Centro Studi Baresi, il Comitato per l’eliminazione del J (gei) dall’italiano e dal barese; nel 2009 ha pubblicato e diretto U Corrìire de BBare (fino a febbraio 2012); nel maggio 2012, l’Accademia della Lingua Barese “Alfredo Giovine” (con Rino Bizzarro, Gigi De Santis e Gianni Serena). È figlio di Alfredo da cui ha ereditato l’Archivio delle Tradizioni Popolari Baresi e la Sezione Civiltà Musicale Pugliese, oltre a la crosce de mbarà a le barise a llègge e a scrive come se dève la lèngua noste.


