Usare i social per favorire l’inclusione: l’obiettivo di Signstyle LIS

Copertina

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Sempre più di frequente vediamo scorrere sui social network brevi video, chiamati reel, in cui ci si esibisce con brevi balletti, scenette comiche musicate, con il fine di dilettare, rallegrare e intrattenere gli utenti. Video simpatici e divertenti che catturano l’attenzione di adulti e bambini.

In questa moltitudine di distrazioni e comicità, si distingue Signstyle LIS, un duo social formato da due donne di Benevento: Veronica e Alessia, che s’ingegnano per insegnare la Lingua dei segni (LIS) sulle piattaforme social. Avevamo già parlato di LIS qualche mese fa, ora torniamo sull’argomento illustrando un altro progetto che ha come obiettivo l’inclusione.

«Signstyle nasce dall’idea di due interpreti LIS professioniste, è un progetto in divenire e vuole essere uno spazio di aggregazione per sordi e udenti, un ponte di comunicazione atto a favorire l’integrazione fra le due realtà», esordiscono.

Il simbolo di Signstyle

«Una volta che ti avvicini a questa lingua, non può non affascinarti. La tua vita ne viene stravolta, viene rivoluzionata, quando ne entri in contatto vuoi farla vedere a tutti. Vuoi mostrare che mamma non si dice solo mamma, ma c’è un modo alternativo di dire la stessa cosa», Veronica avvicina la mano chiusa a pugno al volto e la culla, proprio come farebbe una mamma con il suo bambino. Nasce così l’idea e la volontà di creare contenuti multimediali e diffonderli sulle pagine di Facebook, Instagram e Youtube.

Veronica Caruso, 42 anni è un’insegnante di scuola primaria specializzata nel sostegno, un’educatrice e interprete LIS.

Veronica Caruso

Alessia La Marra, 38 anni è un’assistente alla comunicazione cioè un’interprete LIS della scuola una sorta di ponte tra l’insegnante di sostegno o l’insegnante della classe e il bambino.

Alessia La Marra

«Il nostro primo video insieme postato su Youtube è datato 2016, il massimo impegno nell’attività social è arrivato con l’esplodere della pandemia, durante la quale costretti a casa avevamo molto tempo libero da dedicare ai nostri video. Quando abbiamo ripreso la vita normale i ritmi si sono un po’ allentati, siamo state prese da impegni lavorativi, è molto impegnativo editare dei video fatti bene – ci raccontano –  Non abbiamo abbandonato del tutto l’idea, proprio per garantire a tutti la possibilità di avvicinarsi alla lingua dei segni».

La passione per la lingua dei segni si annida in loro in modi e momenti diversi, portandole a seguire dei corsi professionalizzanti di LIS e la sorte le fa incontrare durante un progetto teatrale a cui entrambe hanno partecipato: “Il piccolo Principe”, racconto di Antoine de Saint-Exupéry rappresentato nella lingua dei segni.

 «Abbiamo frequentato la stessa scuola ma in momenti diversi. Ci siamo conosciute solo successivamente, come tutte le più belle amicizie all’inizio non ci sopportavamo, poi abbiamo scoperto di essere complementari – ci svela Alessia – da lì abbiamo pensato di iniziare tutta questa serie di progetti e di portarli avanti insieme. Le nostre idee si uniscono e si fondono, è difficile riuscire a dire chi abbia partorito un’idea piuttosto che un’altra, la nostra è una splendida amicizia».

Il mondo dei social non è il loro unico impegno in questo progetto comune di rendere la lingua dei segni un po’ più vicina e accessibile a tutti. Di fatti le vediamo protagoniste di tante attività all’interno della loro comunità. «Noi abbiamo provato a fare di tutto. Abbiamo provato a mettere in segni persino gli allenamenti sportivi: siamo andate in palestra, il personal trainer ci faceva vedere gli esercizi e come sarebbero dovuti essere e noi li traducevamo nella lingua dei segni» ci dicono entusiaste.

Ci raccontano di quando durante un evento storico tenutosi a Benevento, “I santi quaranta”, si sono divertite moltissimo a mettere in segni una canzone molto rock: «con la lingua dei segni si può dire tutto, non è solo un modo diverso di comunicare bensì una vera e propria lingua e si può quindi di conseguenza tradurre tutto, da qui abbiamo iniziato a tradurre anche canzoni in LIS».

Mettere in segni la musica è una cosa che le diverte molto, durante il periodo del lockdown, hanno organizzato un webinar gratuito per tutte le persone che si volevano approcciare alla lingua dei segni: «abbiamo prodotto in quella occasione un video sulle note della canzone di Malika Ayanne “Tempesta”, in cui ognuno dei partecipanti aveva una parte nella lingua dei segni e in questo sono diventati protagonisti di questo video». Ci raccontano emozionate di come una ragazza che ha partecipato a questo seminario si è talmente appassionata che ora sta seguendo un vero e proprio corso per diventare interprete.

, Hanno organizzato un webinar gratuito per tutte le persone che volevano approcciarsi LIS

Alla grande passione e forte sensibilità che caratterizza Alessia e Veronica si contrappone un’altra faccia della medaglia, più cupa e negativa. Si parla sempre più di un mondo che tende all’inclusione ma questo tipo di disabilità “invisibile” pone ai margini della società i sordi. Di fatti sono davvero in pochi a parlare e conoscere la lingua dei segni, spingendo i non udenti ad un grande sforzo per leggere il labiale, cosa che è diventata sempre più difficile, se non impossibile, con l’utilizzo delle mascherine nel periodo Covid.

In Italia la LIS è stata riconosciuta da poco come vera e propria lingua, soltanto dal 2021. In effetti se non si ha una esperienza diretta e concreta con una persona sorda è difficile avvicinarsi spontaneamente a questa lingua. «La cosa positiva è che molte persone iniziano ad avere un lessico più appropriato, molti sanno che non è linguaggio ma lingua dei segni, che non si dice sordomuto perché non è detto che un sordo non parli», si sfoga Veronica.

«La vera inclusione non c’è, perché non diamo la possibilità alle persone, magari solo curiose, di frequentare corsi di sensibilizzazione (noi ne abbiamo fatti tanti di corsi di sensibilizzazione soprattutto a scuola), questo sarebbe alla base di una vera inclusione, perché figure come la mia –  dice Alessia –  di assistenza alla comunicazione non sono sempre presenti a scuola, abbiamo delle ore limitate. Quando manca l’assistente come si fa a comunicare?».

Problema minore sino a quando siamo nell’ambiente scolastico, che è un ambiente protetto e tutelato, il vero problema sorge quando questi ragazzi diventano adulti, così come per quasi tutte le disabilità.

«C’è una ragazza che mi contatta su instagram e io le faccio dei piccoli video, lei è un vigile urbano a Viterbo, nella zona in cui opera lei c’è una persona sorda e lei mi ha raccontato di aver trovato grande difficoltà a farsi capire da questa persona per dirle cosa doveva fare. Aspetta un corso che l’aiuti a comunicare anche con i sordi in una situazione di emergenza. La sordità è una barriera architettonica invisibile», confessa Veronica.

Le vie per diventare interpreti sono poche e laddove ci sono anche costose. La difficoltà è questa, nel momento in cui ci si avvicina alla lingua dei segni si viene affascinato, dietro questa lingua occorre però ci sia molto studio e molta esercitazione e tante sono le persone che si lasciano demotivare.


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INSTAGRAM:  https://instagram.com/signstyle.lis?igshid=YmMyMTA2M2Y=

video sulle note della canzone di Deodato “Che vita meravigliosa”:

https://www.facebook.com/ascoltalemiemani/videos/236186887591127

video degli allievi del webinar sulle note della canzone di Malika Ayanne “Tempesta”:

https://www.facebook.com/ascoltalemiemani/videos/308275106838447

video esercizi in palestra: 

https://www.youtube.com/watch?v=TctQO4PgH8w

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