Dopo l’alluvione del 1905 si ritorna a vivere con un nuovo “cinema parlante” Lux e gli stacchi di Varietà
Cinema Lux
Nel 1905, mentre la città si lecca le ferite della prima disastrosa alluvione del 22 febbraio con 5 morti e mezza città disastrata, l’11 giugno dello stesso anno, lo scultore molfettese Filippo Cifariello ‘svela’ il monumento equestre ad Umberto I nella piazza che prende il suo nome, alla presenza del Re e della regina Elena.

Nel 1907 in largo Cavour tornano i coniugi Dacome con il loro cinematografo Eden e loro pure reduci da un disastro immane per la spaventosa eruzione del Vesuvio del 4 aprile 1906 che ha causato 216 vittime, centinaia di feriti gravi e la distruzione di oltre 76 ettari di campi per lo più vigneti.
Ma la vita continua e i cinematografi aumentano. Il 21 novembre 1908, in via Calefati angolo via Argiro, s’inaugura un nuovo cinema, il Lux che proietta ancora ‘quadri’. C’è il quadro della Caccia alla volpe nella campagna inglese con le crude sequenze dei cani che si avventano sulla preda; le ricche, fastose immagini dei Sovrani d’Italia, Vittorio Emanuele III e l’elegante regina Elena, che escono dal Palazzo Reale; le vivide, strazianti ‘stazioni’ della Passione di Cristo e, infine, le scene di lotta degli alligatori nelle paludi della Florida, in America: enormi lucertoloni mai visti prima dai baresi, creature acquatiche così immaginarie che gli spettatori meravigliati e scettici si chiedono: ma esistono davvero?

Purtroppo tanti, la maggior parte degli increduli spettatori, non hanno mai aperto un libro, alcuni non sono mai usciti dalla loro provincia; altri ancora, braccianti e semplici artigiani dell’entroterra, non avevano mai visto il mare, prima di ‘emigrare’ nella grande città, e meno che mai riescono a immaginare che esiste un luogo chiamato Florida.
I tanti ‘quadri’ mostrano cose, luoghi, situazioni, movimento. Brevi filmati che hanno lo scopo di suscitare emozioni, sbalordimento, meraviglia oppure scene crude tendenti a impressionare. Nel 1908 per rendere più appetibile lo spettacolo, dopo tre, quattro ‘quadri’ segue un breve stacco di varietà dal vivo con la ‘seratante’, il ‘bravo comico’ e i cantanti, tutti rigorosamente napoletani.
Ancora prima, nel 1906, con il tentativo di mettere insieme un ‘quadro’ compiuto, nascevano i lungometraggi a soggetto, i primi esperimenti di film con storie brevi, semplici, spesso disarmoniche, illustrate da un narratore in sala: era il cosiddetto ‘cinema parlante’, ma l’impiego del ‘narratore’ risulterà macchinoso, perché raramente riuscirà a seguire le immagini. Allora vengono introdotte le didascalie, i sottotitoli, accompagnati dalla musica, un pianista o un organista, più spesso una piccola orchestra nascosta sotto il palcoscenico, nel tentativo di dare maggior enfasi alle scene drammatiche, nel seguire meglio le emozioni suscitate dalla trama che il film sta raccontando.
L’espediente riesce gradevole al pubblico e l’organista, più spesso l’orchestra, accompagnerà il cinema fino all’introduzione del sonoro nel 1929.
Bibliografia:
- Nicola Mascellaro, Una finestra sulla storia; C’era una volta Bari; Quando andavamo al cinema.
- Gigi De Santis, U Cinematògrefe.
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Nicola Mascellaro è nato a Gravina in Puglia nel 1939, risiede a Bari dal 1950. Dal 1966 al 1996 ha lavorato presso La Gazzetta del Mezzogiorno come impiegato responsabile dell’Archivio di documentazione.

