Dal 1911 a Bari il cinema diventa popolare e nasce il “divismo”

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Il 1909 porta a Bari grandi novità. Viene costituito il Ricreatorio Angiulli, mentre molti esercizi di via Sparano, insieme ad alcune case private, possono godere della luce elettrica fornita dalla SEB, la Società Elettrica Barese, nata nel 1908 e nel 1909, il 26 luglio, partendo da piazza S. Antonio, viene inaugura la prima linea tranviaria Bari-Carbonara-Ceglie. Soltanto nel 1910 la SEB vara il primo percorso cittadino di tramway con la linea che porta i tram da corso Cavour attraversa tutta via Piccinni per arrivare al cimitero monumentale.

Nel 1911 infine, in via Piccinni angolo corso Cavour, apre i battenti Il Parigino un locale con cinema e varietà. Mentre l’ammodernato cinema Popolare, in piazza Cavour, cambiava denominazione e dal 26 marzo diventava cinema Progresso.

Insomma, erano tante le sale che nascevano in locali di fortuna, alcune venivano allestite perfino negli ampi androni di palazzi signorili e molti avevano vita breve, proprio come Il Parigino il quale, fra l’altro, praticava prezzi non proprio popolari: 30 centesimi erano troppi anche per un salariato, e chiude poco tempo dopo.

Intanto, nonostante la drammatica crisi economica dei primi anni del secolo scorso – che provoca il grande esodo migratorio verso le Americhe – Bari continua a crescere. Nel 1911 la città è diventata una metropoli di oltre 120.000 abitanti con esigenze sociali e culturali notevolmente maggiori del decennio precedente. Di pari passo, perciò, aumenta la richiesta di nuovi e diversi luoghi d’intrattenimento mentre il pubblico diventa sempre più esigente.

E tuttavia è sempre il cinema, ancorché muto, ad esercitare una fantastica attrazione. È alla portata di tutte le tasche e racconta storie sempre nuove, fantasiose, inimmaginabili, strappando sorrisi e qualche lacrima. Raramente induce alla riflessione. E gli spettatori, rigorosamente uomini, cominciano ad affinare i gusti, a manifestare preferenze per questa o quell’attrice e quando i produttori si accorgono che alcuni attori sono più seguiti di altri, cominciano ad assecondare i loro gusti e investono forti somme per renderli ancora più popolari. Spesso è l’interprete, il protagonista o, meglio ancora, la protagonista a decretare il successo di una pellicola.

Nasce così il ‘divismo’ quello che a Hollywood chiamano star system.

Finita, intanto, l’epoca dei ‘quadri’ documentaristici, per tutti gli anni a seguire la produzione cinematografica è rivolta essenzialmente verso la grande massa del proletariato con film d’evasione, di svago. Salvo qualche eccezione nessuna casa cinematografica ha l’ambizione di voler acculturare le masse, per la gran parte appena alfabetizzate.

Pola Negri, antagonista della Bertini considerata l’incarnazione della ‘donna fatale’
Lyda Borelli, nota come ‘la plastica del silenzio’

La borghesia commerciale, il popolo appena più acculturato frequenta il teatro di prosa. I più, il grande teatro lirico della città. Il melodramma, in Europa e ancor più in Italia con i suoi straordinari compositori dell’opera lirica è ancora all’apice di ogni forma di spettacolo, è lo spettacolo per eccellenza, e a Bari, con l’enorme Petruzzelli ed il suo grande loggione, anche gli appassionati con pochi mezzi possono consentirsi di assistere alla straordinaria bellezza di un’opera di Giuseppe Verdi.

L’industria cinematografica americana invece sforna western a ripetizione mentre le piccole case nazionali, le più fiorenti sono napoletane, mettono sullo schermo le loro commedie, il cinema comico e quello passionale, un’anticipazione dei film strappalacrime del secondo dopoguerra.

Bibliografia

  • Nicola Mascellaro, Una finestra sulla storiaC’era una volta BariQuando andavamo al cinema.
  • Gigi De Santis, U Cinematògrefe

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Nicola Mascellaro è nato a Gravina in Puglia nel 1939, risiede a Bari dal 1950. Dal 1966 al 1996 ha lavorato presso La Gazzetta del Mezzogiorno come impiegato responsabile dell’Archivio di documentazione.

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