Al cinema di Bari arriva il “sonoro” e la produzione cinematografica fascista
Quando andavamo al Cinema - MGM
Il 31 ottobre 1930 il cinema Oriente annuncia l’inaugurazione del cinema sonoro, con un tipico musical hollywoodiano:
Finalmente oggi, dopo tanti giorni di continui esperimenti, verrà proiettato il capolavoro della Fox Movietone Maritati ad Hollywood, un’operetta cantata, ballata, parlata in italiano e musicata da Oscar Strass.
Mussolini, però, non aspetterà qualche anno per utilizzare a proprio vantaggio il sonoro. Dopo la proiezione del film, infatti, gli spettatori del cinema Oriente sono informati che «completerà lo spettacolo il discorso del Duce agli italiani d’America».
L’11 novembre, ancora al cinema Oriente, è in programmazione Orgoglio di razza, «un autentico gioiello sonoro Vitaphon prodotto dalla Paramount tutto a colori e ottimamente profuso di melodie attraenti e indimenticabili» e annuncia, per il giorno dopo, La canzone dei lupi, una delle prime tre, quattro pellicole del giovanissimo Gary Cooper che, nonostante la sua timidezza e riservatezza, si avvia a diventare un mito del cinema internazionale.
Il 12 novembre anche il Margherita inizia la programmazione di film sonori con Cuori in esilio della Warner Bros con Greta Garbo e John Gilbert. Mentre il Santalucia – che durante l’anno si prende molte pause – e il cinema Umberto continuano a programmare cinema muto.
Il primo prepara un «programmissimo per famiglie», una serie di spettacoli cinema-varietà ad iniziare con il film muto «Sorcio di Parigi cui seguirà l’emozionante attrazione I quattro diavoli con l’eccentrica Loriana la cantante di Villalta che si esibirà insieme all’originale troupe ungherese le cui girls offriranno doni agli spettatori». Il cinema Umberto, invece, ripropone i classici del western, della comicità e qualche kolossal con sottotitoli e accompagnamento musicale.
Ma è proprio con il cinema-varietà e le sue numerose girls che il cinematografo diventa un locale esclusivamente per gli uomini: liberati dalla presenza delle donne, i maschietti, tutti insieme appassionatamente, “partecipano” allo spettacolo:
Sul finale – racconta nella sua rubrica il cronista della Gazzetta – insieme a stornellate e strofette di attualità, le girls invitano il pubblico, fra ammiccamenti promesse di vario genere, a partecipare. E vi sono quelli che fanno del loro meglio. Ripetono a gola spiegata il ritornello della canzone, picchiano i piedi sul pavimento, si sganasciano dal ridere, battono le mani, fremono sulle sedie e chiedono innumerevoli bis. Poi, fra gli applausi, le risa e i colpi di tosse, cala il sipario.
Quando si accendono le luci, il gelataio riprende il suo giro tra le sedie in ferro mentre nell’aria densa di fumo e di strani vapori, gli spettatori si fanno più composti, il vocio si placa. Pochi minuti e torna l’oscurità. Scende sul sipario di cotonina lo schermo, un cono di luce attraversa la fitta penombra, cala il silenzio e, subito dopo che il leone della MGM, Metro Goldwyn Mayer, spalanca le fauci e scompare, inizia il film.

Non c’è competizione fra il cinema-varietà ed il solo film. Neanche quando, a fine anno, il cinema Oriente propone Harold Llyod «in un film Fox ultra comico proiettato con gli apparecchi sonori d’inconfondibile e irraggiungibile perfezione» si legge nella locandina. Il Margherita, poi, a seguito del film General Crak con John Barrymore, presenta ufficialmente Topolino il primo cortometraggio della Walt Disney.
Il 30 dicembre del 1930, infine, l’Oriente presenta Parigi che canta interpretato dal grande cantante-showman Maurice Chevalier; per tutta risposta il Margherita propone Napoli che canta, un lavoro della Cines Pittaluga «il primo spettacolo completo di cinematografia sonora nazionale di quest’anno».

Il film, che appaga la mai sopita passione dei baresi per la canzone napoletana, è anteposto al già citato La canzone dell’amore, il primo film sonoro italiano realizzato nel 1929 e proiettato al Margherita solo il 7 gennaio 1931. Nella breve recensione che esalta la tecnica della cinematografia italiana si sottolinea
La perfetta sincronicità del suono e l’abolizione totale di ogni didascalia. Il film è cantato e parlato in italiano al cento per cento. Finora si sono avuti ottimi film, ma tra quadro e quadro si riteneva ancora indispensabile spiegare e illustrare gli episodi.
Della pellicola in sé, che delude lo stesso Luigi Pirandello autore della novella, neppure una parola.
Il successo del cinema sonoro è così straordinario che Margherita e Oriente decidono di inaugurare la stagione delle matinée ottenendo perfino riduzioni ferroviarie.
Nel 1931 inizia la produzione cinematografica fascista. Il primo film degno di nota è Terra madre di Alessandro Blasetti che nel 1932 è in cartellone per sei mesi al cinema Cameo di New York. Seguono tanti altri fra i quali Vecchia guardia, ancora di Blasetti nel 1934; Lo squadrone bianco di Augusto Genina nel 1936 e i due Kolossal di Carmine Gallone: Scipione l’Africano e Cristoforo Colombo entrambi del 1937.

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Nicola Mascellaro è nato a Gravina in Puglia nel 1939, risiede a Bari dal 1950. Dal 1966 al 1996 ha lavorato presso La Gazzetta del Mezzogiorno come impiegato responsabile dell’Archivio di documentazione.

