L’invettiva di Girolamo Sagarriga Visconti contro le malelingue
Malelingue
LE MALELÈNGUE
Le Malelingue
Fuèche te dègghie ardè lèngua scherrotte Percè no la perdùne mangh’a Criste! Come iè ca disce sèmbe sus’e ssotte, Mal’o prosseme tu iànema triste? Non de stà citte manghe quann’è nnotte, Ce dìirme disce male e ffà nu piste, Dègghia crepà e ffà na bbrutta bbotte; Fiàme com’a le tò non ze sò vviste! Sanda Necòle mì, a VVare nèste Facìiste tanda gràzzie, e ffamme iùne. Affequisciamìll’a mmare iìnd’a na cèste, Quann’è fernute chèssa bbrutta pèste. E a ddìsce male no nge stà nessciùne, Vare iè du paravìse u prime poste.
Fuoco ti deve ardere lingua biforcuta Perché non la perdoni neanche a Cristo! Com’è che dici sempre in continuazione, Male del prossimo tuo, anima triste? Non ti stai zitta neanche quando è notte, Se dormi dici male e fai confusione, Devi crepare e farai una brutta fine; Calunnie come le tue, non si sono viste! San Nicola mio, a Bari nostra Facesti tante grazie, e fammela una. Affogamela a mare in una cesta. Quando è finita questa brutta peste. E a dire male non ci sta nessuno, Bari è del paradiso il primo posto.
GIROLAMO SAGARRIGA VISCONTI VOLPI
Nacque a Bari il 29 agosto 1810. Di antica e nobile famiglia spagnola, propriamente della Catalogna, trapiantatasi in Italia dai primi anni del secolo XVI fu ascritta al patriziato di Giovinazzo e Bari, Girolamo Sagarrica Visconti Volpi fu insignito del titolo di Marchese e, in seguito, Cavaliere di giustizia dell’Ordine Costantiniano.
La vita e le sue idee
Giovanissimo, si recò a Napoli per approfondire lo studio del diritto e delle lingue antiche e moderne, si perfezionò in giurisprudenza e, già ricco di svariata cultura, volle affinare le cognizioni acquisite visitando le principali regioni d’Europa studiando i costumi dei popoli, i sistemi dei governi e delle amministrazioni.
Per la sua reputazione di cittadino onestissimo, amante di ogni civile progresso, appassionato e convinto assertore della libertà e l’indipendenza della Patria, nel 1848 ebbe mandato di rappresentanza al primo parlamento napoletano, in seguito sciolto con la forza.
La sua ferma convinzione liberale venne premiata il 20 gennaio 1861, con l’elezione a senatore del Regno.
Collaborò al giornale barese Peuceta (1860), foglio di piccolo formato nel quale aderirono liberali e note figure patriottiche.
La donazione per la futura biblioteca
Nel 1863, all’età di 53 anni, decise di donare la sua biblioteca, ricca di opere pregevolissime ed edizioni rare (2836 volumi elegantemente rilegati e 1.100 opuscoli, il tutto per il valore di lire 12.000), alla città di Bari perché la mettesse a disposizione dei suoi conterranei, fondando così quella biblioteca pubblica di cui la città era sprovvista.
Al lascito aggiunse anche una rendita di lire 722,93 annue per l’incremento del patrimonio librario.
Il 5 aprile 1865 fu ufficializzata la donazione davanti al notaio Lattanzio, questa costituirà il nucleo documentale della biblioteca aperta nel 1877 e sarà dedicata al generoso benefattore.

Nel 1894 l’interessante istituzione diventò «Consorziale» e dal 1° gennaio 1959 «Biblioteca Nazionale». La sede attuale, inaugurata ufficialmente il 27 ottobre 2006, è nell’ex macello comunale (Cittadella della Cultura) in via Pietro Oreste (la storica precedente sede fu nell’Università degli Studi con ingresso principale da piazza Umberto I).
Nel corridoio è stato sistemato il busto di marmo di Girolamo Sagarriga Visconti Volpi, opera dello scultore barese Gaetano Fiore eseguito nel 1876.
Il poeta: “Le Malelingue” e le altre poesie
Negli ultimi anni della sua vita (1872-1874) dedicò parte del proprio tempo a comporre poesie e articoli in dialetto barese.
A scoprirlo in veste di poeta fu il periodico barese Fra Melitone (anno I n. 1 dell’8 luglio 1883) che pubblicò alcune poesie e una traduzione in dialetto barese, dopo la sua morte avvenuta il 29 gennaio 1875 a Napoli all’età di 65 anni.
Il primo componimento pubblicato il 17 agosto 1883 fu una novella scritta il 22 ottobre 1874 volta in idioma barese nell’occasione del centenario di Giovanni Boccaccio, quando fu stampata in un libro che la riportava in tutti i dialetti d’Italia: Novella IX della giornata I.
Seguirono le poesie:
- Le Malelingue, scritta il 6 febbraio 1872 pubblicata il 26 agosto 1883.
- Come so le picciuedde berefatte de Vare, pubblicata il 21 ottobre 1883.
- U sciurie de mbà Cicce e chemmà Pèppe, pubblicata il 21 ottobre 1883.
- U cante de le Barìse cu tammerriedde, pubblicata il 27 gennaio 1884.
- Com’av’a jèsse u depetàte, scritta il 29 agosto 1872, pubblicata il 3 febbraio 1884.
- La pregessione du Viernedì Sante, pubblicata il 10 febbraio 1884.
Bari ha dedicato una strada alla famiglia Sagarriga Visconti Volpi nel quartiere Murat che va da Largo Nitti Valentini a Corso Italia.
Link Biblioteca Nazionale Bari:
http://www.bibliotecanazionalebari.beniculturali.it/
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Nato a Bari, nel quartiere Libertà. Poeta, attore, cultore della Baresità autentica, scrive poesie, monologhi, dialoghi, racconti in lingua barese proponendoli in radio, in televisione, in manifestazioni artistiche e culturali. Ha avuto giusti consensi dalla critica giornalistica per la perfetta conoscenza dell’idioma barese, come scrittura, pronuncia, recitazione. Insieme a Rino Bizzarro e Gianni Serena è uno dei membri dell’«Accademia della Lingua Barese “Alfredo Giovine”», Presidente Felice Giovine. Ideatore dell’archivio «Don Dialetto Bari». Ha pubblicato un’antologia della Poesia Dialettale Barese “Core de BBare”.