Il ricordo di un giorno di pura felicità: la poesia di Mario Piergiovanni

giornata serena

giornata serena

ASPETTANNE NA SCERNATA BBONNE

Aspettando una buona giornata

Da quande nom m’arrecòrdeche
na scernata bbone sènza tenè
ce ffà, sènza penzìire.
Forse l’uldema volde fu acquànne
facève amore che Maria mè?
No… tanne no.

BBèll’assà iève Marì e iì geluse da merì.
No. Seffrève assà e na scernata
non la passabbe bbone… tanne.
O acquànne me spesabbe?
No. Chèdda dì stìibbe frasturnàte assà.
Tutte apprìiss’a mmè,
a ffamme u bbuèn’allègre.
A mmè ca nonn-ève abbedeuàte
a le cermònie a le chemblemide.

A mmè ca stève sèmme sule m-mènze
a mmare, iìnd’a la varca mè,
nott’e ddì. No. Non fu manghe chèdde
na scernata bbone.
Oppure fu acquànne nasscì
u pecenìnne mì? No.
Tenève u core stritte stritte
e ll’ècchie de pavure.

No, non fu tanne… no.
O acquànne se spesò Colètte?
GGiovena ggiòvene!
Me l’arrecòrdeche chèdda dì:
ne facèmme de resate, de zzumbe,
de iòse…

Ma u chiànde de la mamma so uastò
tutte cose chèdda dì.
No. La scernata bbone l’agghi-a scì
ad acchià cchiù drète, cchiù lendane
acquànne iève uaggnòne;
acquànne se redève a vvocc’apèrte,
a vvoscia iàlde cu gherghègge,
com’a n’acìidde.

Come sule le pecenìnne sabbene rite.
Acquànne na scernate iève bbone
pe na partite a ppalle m-mènz’o llarghe,
o pe nu pare de pessciarìidde pezzecàte
a mmare che nu stèzze de cannèdde
e nu spille chiecàte a la ponde;
Mario Piergiovanni è stato un artista poliedrico.o pe na fèdde de pane
che nu picche d’ègghie de cchiù.

Na scernata bbone s’acchiàve
che ddò resate scettate o vìinde,
pe na fessrì, pe nnudde.
Pe nu piacère de rite.
Dò resate strutte sènza sparagne,
sènz’astepalle pe crà… pe ddoppe.

Come fazze iì mò ca,
me l’astipeche pe na scernata bbone
c’av’a menì, pure ce sacce
ca u tìimbe m’av’a fà scherdà
de rite.
Da quanto tempo non ricordo
una giornata serena senza nulla
da fare, senza pensieri.
Forse l’ultima volta fu quando
facevo amore con Maria mia?
No… allora no.

Bellissima era Maria e io geloso da morire.
No. Soffrivo molto e non passai
neanche una giornata tranquilla… allora.
O quando mi sposai?
No. Quella volta stetti tutto frastornato.
Tutti intorno a me,
a farmi gli auguri.
A me che non ero abituato
Alle cerimonie e ai complimenti.

A me che stavo sempre solo in mezzo
al mare, nella mia barca,
notte e giorno. No. Nemmeno quella fu
una giornata buona.
Oppure fu quando nacque
mio figlio? No.
Avevo il cuore stretto stretto
e gli occhi di paura.

No, non fu allora… no.
O quando si sposò Nicoletta?
Era giovanissima!
Mi ricordo quel giorno:
ce ne facemmo di risate, di salti,
di baccano…

Ma, il pianto di sua madre rovinò
tutto quel giorno.
No. Una giornata serena devo andare
a cercarla più indietro, nel tempo
quando ero ragazzo;
quando si rideva a bocca aperta
a voce alta col gorgheggio,
come un uccello.

Come solo i bambini sanno ridere.
Quando una giornata era buona
per una partita a pallone in piazza,
o per un paio di pesciolini pescati
in mare con un pezzetto di canna
e uno spillo piegato alla punta;
o per una fetta di pane
con un po’ di olio in più.

Una bella giornata si rimediava
con due risate regalate al vento
per una fesseria, per nulla.
Solo per un piacere di ridere.
Due risate consumate senza risparmio,
senza conservarle per domani… per dopo.

Come faccio io adesso, che
me le conservo per una giornata serena
che deve ancora venire, anche se so
che il tempo mi farà dimenticare
di ridere.

MARIO PIERGIOVANNI

Nato a Bari il 15 aprile 1927, restò presto orfano di padre.

Penultimo di otto figli, si prodigò nel sostegno per la famiglia facendo ogni tipo di lavoro, senza trascurare gli studi. Conseguì il diploma di geometra e insegnò scultura per diversi anni al Liceo artistico della sua città.

Mario Piergiovanni è stato un artista poliedrico.

Oltre alla pittura e alla scultura, amava molto anche la poesia, la prosa e la musica, che imparò da autodidatta.

Compose numerose opere musicali e teatrali, collaborò come coadiutore nello spettacolo Iàrchie Iàlde (6.01.1975), con Eugenio D’Attoma, regista e proprietario del «Piccolo Teatro di Bari», Domenico Dell’Era, Mario Mancini, e pubblicò anche diversi volumetti di poesie e racconti in vernacolo.

Nel suo studio, in via Venezia, invitava i suoi amici per incontri letterari e artistici.

Uomo generoso e attaccatissimo alla sua città, donò molte opere ad associazioni filantropiche e ad aste di beneficenza.

Suo è il monumento Alla Donna Universale, dedicato a tutte le mamme e le spose che persero i loro cari in mare, che possiamo ammirare ai piedi del Fortino, sul Lungomare Imperatore Augusto.

L’artista con la sua opera alle spalle

Ma la nostra città ne contiene molte altre: un bassorilievo situato nella sede centrale del nostro Ateneo, dedicato ai martiri di Cefalonia; un busto dedicato al sindaco Enrico Dalfino nella sala consiliare del Palazzo di Città; la riproduzione della Statua del Pescatore, a Torre A Mare; la Penna nelle mani del Monumento a Niccolò Piccinni, in Corso Vittorio Emanuele II.

“Statua del Pescatore” a Torre a Mare

Altre testimonianze artistiche sono nei padiglioni di numerose Cliniche universitarie e in vari musei d’Italia.

Nel 1970 pubblicò un libro di poesie e monologhi in vernacolo barese: Bari Anni Trenta.

Nel 1981 produsse un 33 giri Bari Sole e & Cerase, con la straordinaria voce del famoso attore Riccardo Cucciola, testi di Piergiovanni, musiche di Piergiovanni e Gianni Giannotti.

Bari Sole e & Cerase

Nel 2010 il disco viene prodotto in un volume, dall’«Associazione Culturale Terrae» Edizioni, libretto di Mario Piegiovanni musiche di Gianni Giannotti, voce e canto di Rocco Capri Chiumarulo.

In seguito (2015), Gianni Giannotti ha prodotto un CD-ROM Audio Video con testi delle poesie e monologhi di Piergiovanni, con la voce dell’indimenticabile Mario Mancini.

Mario Piergiovanni morì nella sua città natale il 9 aprile 2009.

Michele De Feudis sulla Gazzetta del Mezzogiorno, nel 2019, auspicando l’intitolazione di una via a suo nome, scriveva: 

Bari forse si è dimenticata di lui, come spesso accade per i propri figli che hanno scommesso pericolosamente sul connubio tra vita e arte, ma le sue opere rimangono testimonianza della creatività e della sua passione civile per le sue radici. Dedicargli una strada o una corte a Barivecchia, quartiere che ospitava il suo laboratorio d’artista, potrebbe essere un piccolo tributo postumo a un’artista che ha interpretato generosamente la baresità nelle più svariate forme artistiche.


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Nato a Bari, nel quartiere Libertà. Poeta, attore, cultore della Baresità autentica, scrive poesie, monologhi, dialoghi, racconti in lingua barese proponendoli in radio, in televisione, in manifestazioni artistiche e culturali. Ha avuto giusti consensi dalla critica giornalistica per la perfetta conoscenza dell’idioma barese, come scrittura, pronuncia, recitazione. Insieme a Rino Bizzarro e Gianni Serena è uno dei membri dell’«Accademia della Lingua Barese “Alfredo Giovine”», Presidente Felice Giovine. Ideatore dell’archivio «Don Dialetto Bari». Ha pubblicato un’antologia della Poesia Dialettale Barese “Core de BBare”.

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