La Traslazione secondo Francesco Saverio Abbrescia, antesignano della poesia barese
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Inauguriamo oggi la rubrica “Parnaso barese”, curata da Gigi de Santis. Sarà un viaggio nella poesia vernacolare che abbraccerà tutti gli argomenti dedicati alla città: devozione religiosa (in modo particolare per san Nicola), sentimento popolare, ricorrenze, gastronomia, avvenimenti storici, luoghi caratteristici.
Attingendo alla lunga tradizione barese, sceglierò per voi le liriche più significative dei grandi autori del passato, alternandole alle più belle composizioni attinte tra i tanti degni poeti contemporanei che continuano a dare lustro e dignità artistico-letteraria alla nostra “lingua”, ancora viva e vivace.

Ogni poesia, presentata “in lingua” con a fronte la traduzione italiana, sarà preceduta da una breve nota biografica del suo autore, e seguita dal video della mia personale lettura. In questo modo, anche i “non baresi” potranno apprezzare il contenuto del testo leggendolo in italiano e ascoltare la pronuncia corretta. Tutti, poi, baresi e “forestieri”, potranno apprendere la corretta scrittura della lingua barese, secondo le regole grammaticali dell’Accademia della Lingua Barese “Alfredo Giovine” esposta nel libro Il Dialetto di Bari, del noto demologo Alfredo Giovine, curata dal figlio, Felice Giovine.
In questo giorno della festa che i baresi dedicano al loro patrono, san Nicola (9 maggio) è giusto partire con la composizione che Francesco Saverio Abbrescia, l’antesignano della poesia barese, dedicò all’evento della Traslazione delle reliquie del Santo da Myra a Bari, testo che fu musicato da Michele Bellomo Buonvino.
FRANCESCO SAVERIO ABBRESCIA
Nacque a Bari il 12 luglio 1813. Canonico, panegirista, fu il primo a comporre liriche sacre e profane in dialetto barese dando dignità all’espressione popolare. La sua poesia spazia dalla satira all’ironia, dal componimento religioso al sentimento amoroso, dal carattere patriottico a quello comico.
Visse per molti anni, in Piazza Arcivescovado al numero civico 28, popolarmente detto “u llarghe de Peschepì” (largo dell’Episcopio), oggi Piazza OdIgitria, vicinissimo alla Cattedrale. Da ragazzo, prima di dedicarsi completamente agli studi, esercitò il mestiere di barbiere nella bottega del padre.
Studiò lettere e filosofia e, a diciassette anni, vestì l’abito talare. Il 29 giugno 1843 divenne canonico della Real Basilica di San Nicola. Insegnò Lettere nel Real Liceo di Bari.
Per le sue idee liberali aderì alla famosa Dieta di Bari e partecipò ai moti rivoluzionari del 2 e 3 luglio 1848 e il 2 dicembre 1849 subì l’interrogatorio con altri 218 imputati.
Processato il 3 luglio 1851 nonostante l’assoluzione, perse l’insegnamento presso il Reale Liceo delle Puglie, perché schedato come ‘attendibile’, ossia individuo politicamente pericoloso e come tale, guardato e sorvegliato a vista.
È del 1843 il suo primo libro pubblicato in dialetto barese Vierse a la barese – de Firdinande Pitrizzielli Vare stambarì.
Francesco Saverio Abbrescia morì il 9 novembre 1852 all’età di trentanove anni.

Nel primo centenario della nascita, nel muro della casa paterna, nell’odierno Corso Vittorio Emanuele II, angolo Via Francesco Lombardi (Hotel Palace), venne infissa una lapide sormontata dal busto di bronzo del poeta, opera dello scultore barese Gaetano Stella, che riporta un’epigrafe dettata dal prof. Francesco Nitti di Vito.
Nel cimitero di Bari si può ammirare il bel monumento sepolcrale eretto in suo onore e una strada porta il suo nome (rione Madonnella: da Largo Adua a Via Gian Giuseppe Carulli).
LA PAUSÌ
Pe la fèste de la menùte de Sanda Necòle da Mìre a VVare
(Per la festa di venuta di San Nicola da Myra a Bari)
Vìine vìine, Tatà bbuène,
Vìine, Amìche de Gesù:
Vìin’a ddà la palandène
A l’amàte fìgghie tù.
Benedìsce cìil’e mmare,
La cambàgne e la cetà:
A le mìsere marnàre
Uèlde n’ècchie de piatà!
Mendaggnòle, allegramènde
Mèh! candàm’a l’armenì:
Vìine, Stèdd’a l’oriènde,
Com’u Sol’a menzadì.
E chembòrme iìnd’o paìse
T’acchegghìime m-mènz’a nnù,
Tu ngi-accuègghie m-baravìse
Sott’o sande mande tù.
Vieni vieni padre buono
Vieni amico di Gesù :
Vieni a dare felicità
A gli amati figli tuoi.
Benedici cielo e mare,
La campagna e la città:
Ai miseri marinai
Volgi sguardi di pietà!
Montagnole, allegramente
Su cantiamo in armonia
Vieni Stella dell’oriente (Sirio)
Splendi come il sole a mezzogiorno.
E conforme nel paese
Ti accogliamo in mezzo a noi,
Tu ci accogli in paradiso
Sotto il Tuo santo manto.
Bibliografia:
Vito Antonio Melchiorre, Francesco Saverio Abbrescia. La vita e le opere, Mario Adda Editore, Bari 1995.
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Nato a Bari, nel quartiere Libertà. Poeta, attore, cultore della Baresità autentica, scrive poesie, monologhi, dialoghi, racconti in lingua barese proponendoli in radio, in televisione, in manifestazioni artistiche e culturali. Ha avuto giusti consensi dalla critica giornalistica per la perfetta conoscenza dell’idioma barese, come scrittura, pronuncia, recitazione. Insieme a Rino Bizzarro e Gianni Serena è uno dei membri dell’«Accademia della Lingua Barese “Alfredo Giovine”», Presidente Felice Giovine. Ideatore dell’archivio «Don Dialetto Bari». Ha pubblicato un’antologia della Poesia Dialettale Barese “Core de BBare”.
Ed oggi, 12 luglio 2023, ricorre il 210° anniversario della sua nascita. Tra l’altro nel 180° anno di vita della poesia dialettale barese. Onore a Francesco Saverio Abbrescia!