Corso Benedetto Croce: una dedicazione contestata, ma la “baresità” del Grande Filosofo è indubbia
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Ieri, 20 Novembre, è stato l’anniversario della scomparsa di Benedetto Croce. Settant’anni fa moriva il più importante filosofo del Novecento. Un protagonista della vita culturale del nostro paese, ma anche di quella politica e sociale, un baluardo contro le miserie e le vergogne del fascismo che aveva oppresso l’Italia per vent’anni.
Per la nostra odonomastica barese, Benedetto Croce ha la triste fama di aver rimpiazzato il nome di “Corso Sicilia” alla lunga strada che dall’Extramurale Capruzzi giunge fino all’ex frazione di “Carbonara”. Molti baresi non hanno mandato giù la cosa e continuano a chiamarla Corso Sicilia, sostenuti anche dalla persistenza di alcune vecchie targhe che qua e là sbucano sotto insegne divelte di vecchi negozi.
Ma è doveroso ricordare che il precedente appellativo risalente al 1943 era stato preceduto da altri: via Mirenghi fino al 1928 quando il fascismo per commemorare la famosa Marcia su Roma la ribattezzò via XXVIII Ottobre. Per soli due anni, dal 1956 al 1958, divenne via Italia, per ritornare Corso Sicilia e restare tale fino al 1968, quando fu spezzata in due tratti, il primo fu denominato Corso Benedetto Croce, il restante (all’altezza della Casa Circondariale) Corso Alcide De Gasperi.

Ma per la nostra rubrica “Nomi di vie”, il “Nome” è più importante della via, per cui la imminente commemorazione encomiastica ci spinge a ricordare il Grande italiano e i rapporti che lui, nato nel centro del Parco Nazionale d’Abruzzo, a Pescasseroli, ha intrecciato con la nostra città, rapporti intensi, e di lunga durata.

Innanzitutto un’amicizia privilegiata con Giovanni Laterza, l’editore delle sue opere. La calorosa e frequente ospitalità di Benedetto Croce in Casa Laterza è testimoniata da tante immagini fotografiche, in quella villa, non più esistente, all’angolo tra via Giulio Petroni e via Cancello Rotto. Fu una storia piuttosto equivoca quella dell’abbattimento della storica dimora per far posto a un condominio senza alcuna attrattiva, se non i pochi pini secolari superstiti.
Altrettanto rimpianto suscitò anni fa la perdita dei diritti d’autore, appannaggio da sempre di Laterza a favore di un altro editore: fu inteso come un vero e proprio schiaffo alla tradizione e alla “baresità” del celebre filosofo.
Croce ha tante altre affinità con la Terra di Bari. Nell’ambito del suo impegno come storico fu fondatore, assieme al celebre Salvatore Di Giacomo, al leccese Michelangelo Schipa e Giuseppe Ceci, della rivista napoletana, Napoli Nobilissima, rivista che ancora oggi esprime prestigio e rigogliosa messe di importanti contributi scientifici.

A Croce è da attribuire, sempre per Laterza, anche la rivista La Critica. Anni fa alcuni docenti baresi tentarono di rivitalizzare, ma non se ne fece nulla – crediamo – per la scomparsa del suo promotore, il bravo medievista Franco Porsia.
Ma soffermiamoci ora su quelle notizie per le quali abbiamo particolare dimestichezza, a proposito di libri e di carte antiche. Altro motivo di “baresità” di Benedetto Croce è stato il suo apprezzamento (per alcuni solo presunto) per il primo e più antico libro stampato a Bari, quelle Operette del Partenopeo Suavio che da sempre sono oggetto di studio e di interesse da parte degli specialisti della storia della stampa, e degli italianisti che studiano le caratteristiche artistiche e letterarie del testo di Colantonio Carmignano (nome reale del Partenopeo!).
Il libro, stampato a Bari da un tipografo ramingo (Giliberto Nehou) nel 1535, è di estrema rarità e in città si conserva, con certezza, solo un esemplare, presso il Museo Civico. Ma altre copie erano state notificate da Vito Antonio Melchiorre, tra cui una posseduta proprio dai Laterza, i quali hanno poi negato di averne nella libraria di famiglia, sebbene nel 1951, in occasione della Mostra documentaria del pensiero economico-politico pugliese dei secoli XVI-XX, il catalogo notificava proprio l’appartenenza agli editori. Di questo “giallo bibliografico” abbiamo già dato conto in un precedente articolo.
A tal proposito, riferendosi proprio a Benedetto Croce, lo storico dell’arte della stampa, Giuseppe Petraglione, nel dedicare un contributo alla Introduzione della Stampa in Puglia, contenuto nel volume celebrativo del Quinto Centenario dell’Invenzione di Gutenberg, dichiarò:
Lo studio del Rosalba sulle Operette è stato ricordato e compendiato recentemente da B. Croce, “nell’occasione che l’amico Tammaro De Marinis … ha fatto dono di questo bel volume al comune amico Giovanni Laterza del primo libro stampato da Bari a colui che ha fatto della sua Bari una delle principali città editrici d’Italia.” … Oltre la copia ora appartenente all’editore Laterza nella quale si conserva il foglietto ms. del Croce in data 25 febbraio 1940, Bari possiede nel Museo Storico un altro esemplare …
Un’indicazione ben precisa che non lascia campo ad equivoci. Il Rosalba, tra l’altro, è lo scopritore del vero nome del Partenopeo, e il De Marinis è uno dei principali bibliografi e bibliofili italiani.
Insomma, un’ulteriore prova – se ce ne fosse ancora bisogno –, del grande interesse e della curiosità che il Grande filosofo ha avuto per le cose antiche della nostra città, e del più che meritato onore di avere dato il nome a una importante strada, con buona pace di tutti i nostalgici della vecchia e insignificante denominazione di “Corso Sicilia”.
Bibliografia
- Napoli nobilissima. Rivista di topografia ed arte napoletana. Napoli, 1892-
- La Critica. Rivista di letteratura, storia e filosofia diretta da Benedetto Croce. Bari, Laterza, 1913-
- Giuseppe Petraglione, L’introduzione della stampa in Puglia. Bari, Alfredo Cressati, 1941
- Carteggio Benedetto Croce, Giovanni Laterza. Bari, Laterza, 2005
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Francesco Quarto è nato e vive a Bari. Da poco in pensione dopo tanti anni di vita da bibliotecario durante i quali ha “supportato” generazioni di studenti e non solo: docenti, ricercatori, accademici e continua a mantenere relazioni e contatti. Sviluppa le sue ricerche sulla storia della tipografia antica in Puglia scoprendo numerose edizioni ignote. La storia della città di Bari è l’altro ambito privilegiato dei suoi interessi. Da due anni ha una rubrica sui nostri quotidiani, molto apprezzata dai baresi e anche da viandanti e viaggiatori di passaggio nella città.


