Fortino di S. Antonio a Bari: una storia che continua nei secoli
Fortino
Passeggiando sul Lungomare Imperatore Augusto o sulla parallela via Venezia, è impossibile non notare una struttura difensiva che si erge al di sopra delle mura medioevali. Parliamo chiaramente del Fortino di Sant’Antonio, l’imponente edificio in pietra con una lunghissima storia alle spalle sulla cui datazione ci sono ancora dubbi e gli storici sono in disaccordo. Nonostante ciò la struttura è da sempre un punto di riferimento per la comunità barese.
L’incerta datazione del Fortino di Sant’Antonio
Sulla datazione del nucleo originale del fortino l’archeologo e storico Nino Lavermicocca (1942-2014) rivela ciò che è emerso dagli scavi:
Si sono ritrovate anche le fondamenta di una torre normanna: “la turris petries” (di pietre), fondata probabilmente ne 1071 da Roberto il Guiscardo per stringere d’assedio Bari anche dal mare, rinnovata via via nel tempo fino alla metà del XIV sec. quando minacciava rovina su una attigua chiesa data per scomparsa.
Il restauro del XIV secolo
Come sopra riportato e ricordato anche dallo storico Giulio Petroni (1804-1895) e da Vito Antonio Melchiorre (1922-2010), nel luglio del 1359, il principe di Taranto Roberto d’Angiò (1318-1364), sollecitato dall’Università, pensò bene di destinare 25 once d’oro per riparare la torre di Sant’Antonio che, a causa dell’azione dei venti e del mare, minacciava di cadere rovinosamente su una chiesa lì di fianco, poi inglobata nella struttura, come suggerisce lo stesso Lavermicocca.
[…] nascosta entro la pelle del fortino una intera parete di navata a pietre levigatissime, inserita fra le cortine murarie con il profilo della sua copertura a cupola centrale, i resti delle absidi, il pavimento. […] In essa è forse da identificare la chiesa di S. Nicola in porto o “pinna”, già ricordata in un documento dell’archivio del 1178 e più tardi, nel 1226, quando la presenza del culto di S. Antonio aveva contribuito a mutarne il nome in quello dell’eremita egiziano.

La versione dello storico Beatillo
Leggermente in disaccordo con i precedenti storici è Antonio Beatillo (1570-1642) che posticipa l’edificazione del fortino al 1440, scambiando probabilmente un’ importante ristrutturazione e ampliamento, dalla torre a fortilizio, con una vera e propria edificazione ex novo a cura del principe di Taranto, Giovanni Antonio del Balzo Orsini (1401-1463) per il quale il popolo nutriva un odio significativo, ma che comunque ha lasciato il suo blasone, per quanto ormai corroso e poco riconoscibile, sulla struttura:
[…] edificò egli nel porto, al dirimpetto delle muraglie, una gran Torre, a guisa d’un piccolo Castello, che havesse il proprio nome Castellano et i soldati di guardia, chiamandola Torre di Santo Antonio, per havervi chiusa dentro un’antica Chiesetta del Santo.
Caduta e ricostruzione del fortino
Dopo l’omicidio nel castello di Altamura del principe Orsini, il popolo barese costrinse il comandante del presidio, Nicola Colapietro, alla resa e poi demolì parte della torre, fermando la sua furia distruttiva solo davanti alla statua di Sant’Antonio presente nella piccola cappella all’interno, e come vuole la tradizione proveniente dal tempio di Monte Rosso, ora ancora visibile nella chiesa di Sant’Anna in strada Palazzo di Città.
Sotto il regno di Isabella d’Aragona (1470-1524) e successivamente della figlia Bona Sforza (1494-1557), per opera del siniscalco Artusio Pappacoda che aveva già restaurato il castello, il fortilizio fu ricostruito, rafforzato e dotato di passaggi sotterranei.

Nuovi restauri e nuovi usi del fortino
In seguito, nel XVI subì diversi restauri ma i più importanti lavori furono eseguiti da re Carlo III di Borbone (1716-1788) tra il 1756 e il 1762, ricordati anche in una delle lapidi poste sulle mura del fortino.
Il forte smilitarizzato è stato consegnato al sindaco nel XIX secolo, adibito perfino a canile comunale, ha subito altri importanti restauri fra gli anni 1990 e 2000.
Ora il piano inferiore della struttura ospita per lo più mostre e il piano superiore è usato per incontri pubblici e matrimoni, il punto elevato del fortino rispetto alla Muraglia permette una visione molto suggestiva del litorale e del mare barese.
Gli spari del cannone
Ricordiamo che dal fortino fino al 1968, durante la cerimonia della “Vidua Vidue”, venivano sparati tre colpi di cannone per ricordare la liberazione della città dall’assedio saraceno nel 1002 grazie all’intervento veneziano, e che fino agli inizi del XX secolo c’era anche lo sparo di mezzogiorno.

In conclusione, il Fortino di S. Antonio, grazie alla sua storia secolare e alle vicende che lo hanno segnato, è diventato un punto di riferimento non solo per i baresi ma anche per la storia e la tradizione della città.
Bibliografia:
- Fideuram – Eidos Ricerca & Progetto, Il Fortino di Bari progettare il riuso, Ragusa Grafica Moderna, 1985, Bari
- Antonio Beatillo, Historia di Bari, Cacucci Editore, 2018, Bari
- Nino Lavermicocca, Bari Vecchia, Adda Editore, 2001 Bari
- Giuseppe Lucatuorto, La Bari nobilissima, Edizioni del Centro Librario, 1971, Bari
- Bruno Maria Apollonj Ghetti, Bari Vecchia: contributo alla sua conoscenza e al suo risanamento, Arti grafiche Favia, 1972, Bari
- Vito Antonio Melchiorre, Bari, Mario Adda Editore, 1987, Bari
- Vito Antonio Melchiorre, Note storiche su Bari, Levante editore, 2001, Bari
- Vito Antonio Melchiorre, Storie di Bari, Adda Editore, 2001 Bari
- Vito Antonio Melchiorre, Bari nella storia, Adda Editore, 2002 Bari
- Vito Antonio Melchiorre, Bari Vecchia, strade, vicoli, corte e piazze, Adda Editore, 2003, Bari
- Vito Antonio Melchiorre, Storie baresi, Levante Editori 2010, Bari
- Giulio Petroni, Della storia di Bari dagli antichi tempi sino all’anno 1856, Stamperia e cartiere del Fibreno, 1858, Napoli.
Link Comune di Bari:
https://www.comune.bari.it/web/cultura-e-turismo/fortino-sant-antonio
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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.














