Nino Lavermicocca: il ricordo a dieci anni dalla scomparsa

Lavermicocca

Lavermicocca

Gaetano Lavermicocca, archeologo, storico, studioso, nasce a Bari il 16 Ottobre del 1942 in Largo Albicocca, nel cuore della vecchia città di Bari.

La sua passione per gli studi di epoca Altomedievale si traducono subito nella tesi svolta presso l’Università degli Studi di Bari dal titolo: “Gusto e cultura artistica negli scrittori cristiani del I e II secolo”, con la quale consegue la laurea in Lettere Classiche il 13 Marzo del 1967. Dopo una intensa carriera dedicata agli studi sulle numerose dominazioni di epoca Altomedievale e Medievale e dopo aver dato voce attraverso la sua professione ad antiche pietre rimaste nel silenzio fino a lui, lascia un incolmabile vuoto nella cultura barese e oltre, scomparendo prematuramente il 15 Marzo del 2014, dieci anni fa.    

Le ricerche e gli studi di Lavermicocca

Seguire in maniera esaustiva le sue ricerche, i suoi studi e le sue pubblicazioni è compito arduo. Ogni passo della sua biografia è la dimostrazione del suo intuito, delle sue capacità, della sua preparazione. Frequenta la Scuola Speciale per Archeologi Medievali della Superiore di Pisa, consegue la specializzazione in lingua e cultura neo-greca presso l’Istituto di Studi Balcanici di Salonicco e l’Ecole Pratique des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi. Trascorre un anno presso il Dumbarton Oaks Center for Byzantine Studies di Washington. Dal 1968 al 1980 svolge attività di ricerca e didattica presso l’Istituto di Storia dell’Arte e l’Istituto di Letteratura Cristiana Antica presso l’Università di Bari.

Bari Bizantina

I suoi studi partono proprio da Largo Albicocca dove è nato, una delle poche piazze nella città antica di Bari, non lontana dal Castello, dove identifica le tracce di un anfiteatro di epoca romana. Via via la sua strada, i suoi resoconti si addentrano nei meandri della Bari “bizantina” per culminare in tre volumi pubblicati nel 2003, nel 2006, e nel 2010 con appunto il titolo unico “Bari Bizantina” e tre diversi sottotitoli: Capitale mediterranea; 1071-1156: il declino; 1156-1261: Bisanzio dopo Bisanzio.

Bari Bizantina

Un’unica traccia che sa di racconto avventuroso, in cui il materiale documentario prende vita e si trasforma in sequenze visive che fissano sullo sfondo le immagini di una società multietnica e multiculturale in cui si muovono strateghi e catapani, re e imperatori, vescovi e monaci, in un sovrapporsi di azioni di guerre, declini e rinascite di una città che dal momento della Traslazione delle ossa di San Nicola accentua la sua vocazione ad essere il centro del Mediterraneo, cuore pulsante di fede, commercio e cultura fra Oriente e Occidente.

Nino Lavermicocca conosce la Basilica di san Nicola e il suo circondario pietra su pietra. Studia su testi e documenti antichi per poi avviare scavi e scoprire cosa sorgeva prima in quel sito; in particolare oggetto dei suoi studi è la Corte del Catapano. Una delle Torri di San Nicola è sicuramente del vecchio palazzo Catapanale, cosi come il pavimento in tessere marmoree con motivi orientaleggianti, nell’area absidale, sotto il sedile episcopale in pietra datato 1105 ed altri pezzi architettonici riutilizzati.

La nave dei miracoli e altri testi

Attinente a questi studi è “La nave dei miracoli” un bel volume in cui parla di San Nicola “quale presenza tutt’ora viva e affascinante nel mondo contemporaneo, emblema ecumenico di un patrimonio mistico e mitico mirabilmente condiviso”. Lavermicocca accoglie ed interpreta i sentimenti di quella “nutrita schiera di fedeli che fa della visita al sepolcro del santo il miraggio di una vita, il desiderio del riconoscimento di San Nicola quale patrimonio ed eredità europea e mondiale, fortemente condivisa”.

È stato un viaggiatore che ha percorso ogni strada possibile per studiare tracce sulla devozione nicolaiana, ma anche su quella popolare. Ogni edicola votiva ha per lui una storia ed un suo perché, e sicuramente coniuga arte, artigianato e devozione. Ha persino scritto, pubblicato e diffuso Guide Turistiche, mirate alla conoscenza popolare della Puglia Bizantina ed Altomedioevale.

Di altra natura, ma pilastro insostituibile per gli studiosi e appassionati del tema riguardante la vita in grotta nel Medioevo è la pubblicazione “Gli insediamenti rupestri in territorio di Monopoli” del 1977, con premessa di Maria Stella Calò Mariani, facente parte del Corpus degli Insediamenti Medioevali della Puglia, della Lucania e della Calabria.

Gli insediamenti rupestri in territorio di Monopoli

“Appassionato ed attento”

Un discorso interdisciplinare che vede il tema da ogni angolazione, dall’esame della situazione storica, all’assetto del territorio, agli aspetti urbanistici, strutturali e figurativi, ai reperti archeologici, all’iconografia, alla liturgia, all’epigrafia, alla produzione artistica ed artigianale e così via. Schede dettagliate sulle quali la lungimiranza di Lavermicocca sapeva, all’epoca, che si sarebbe potuto aggiungere qualsiasi dettaglio conseguito dagli studi futuri.

Chi lo ha conosciuto dice di lui: “Era appassionato ed attento, mai niente di scontato o superficiale. Una persona pacata e molto gentile che però pretendeva lo stesso interesse dai suoi dottorandi; ma non si faceva fatica a seguirlo, il suo discorso era avvincente, trasportava in altre ere con altri uomini, tradizioni ed usanze”.

Coscienzioso anche nell’interessarsi del recupero e della fruibilità del patrimonio archeologico di Bari non manca di usare i toni autorevoli che gli consentono i suoi studi e la sua professionalità. Dall’ottobre 1980 è infatti Direttore Archeologo presso La Soprintendenza Archeologica della Puglia, responsabile degli Studi Medioevali della Regione Puglia. Le sue precise “Campagne di scavi” dai risultati incredibili consentono di identificare e promuovere siti archeologici e non.

L’impegno presso l’Ateneo

Suo l’impegno di portare presso l’Ateneo barese studiosi di fama internazionale, docenti della Sorbona del calibro di Andrè Guillou, suo l’impegno di organizzare “Campagne di Scavo” per dottorandi e specializzandi in Anatolia, Cappadocia ed in Armenia.

Nell’estratto da S&R N.5 del Dicembre 1991 dal titolo: “Per un Museo Archeologico a Bari” identifica e prefigura la corretta utilizzazione di un “contenitore” quale l’edificio di Santa Scolastica. La risorsa Museo Archeologico Nazionale è per lui l’acquisizione di un valore aggiunto alla storia della città ed è una battaglia per la democrazia e la promozione civile dell’intera comunità.

Largo Nino Lavermicocca

L’imponente bastione di Santa Scolastica, si affaccia ora su “Largo Nino Lavermicocca” e costituisce la monumentale “porta a mare” del Museo come lui ha certamente sempre desiderato. Perché quel mare e gli scorci della città vecchia dove era nato hanno rappresentato sempre per lui il punto di maggiore interesse della città che ha tanto amato.


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Angela Campanella
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Insegnante di materie scientifiche per professione, scrittrice, storiografa e documentarista per passione. L’impegno più piacevole? Curare l’adattamento teatrale e la regia di eventi-spettacolo a tema storico.

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