San Corrado e l’arte del “sacro furto” di reliquie che i molfettesi impararono dai baresi

San Corrado - Abbazia

San Corrado - Abbazia

Noi baresi, ma a quanto pare anche i nostri vicini di contrada, abbiamo l’innata ed “insana” attitudine ad appropriarci di “reliquie” altrui.

Sì, proprio di reliquie! È vero che per secoli la diffusione e la “distribuzione” per compravendita di reliquie di santi, di martiri e di beati, sono state uno dei pilastri dei traffici e dei commerci, almeno nel mondo occidentale (causa anche di scissioni, scismi e divisioni definitive di “famiglie” religiose), ma evidentemente i baresi, da bravi “levantini”, avevano pensato bene di velocizzare le procedure e le trattative per assicurarsi o accaparrarsi un dito o una scapola o un menisco di uno sconosciuto taumaturgo, ricorrendo a sistemi più incisivi e rapidi.

Nella sola nostra città abbiamo dei casi a dir poco paradigmatici ed eclatanti. La più nota è quella delle spoglie di san Nicola, trafugate in Medio Oriente, ma ricordiamo anche quelle di san Sabino, asportate dal sepolcro di Canosa (e i canosini ancora non ce la perdonano), sia pure per mano del vescovo Angelario. L’Odegitria, infine, veleggiando da Costantinopoli nella saccoccia dei premurosi monaci “Calogeri”, ha pensato bene di sostare, per riposarsi, proprio qui a Bari, dove, chissà come, è rimasta stanziale fin dai tempi delle lotte iconoclaste dell’Impero bizantino. Notizie più incerte abbiamo sulla “Sacra Spina” conservata nel Tesoro della Basilica di San Nicola.

Ma a quanto pare questo “vizietto” i conterranei iapigi lo hanno coltivato anche altrove. È il caso delle reliquie di san Corrado, la cui ricorrenza coincide con quella del nostro san Sabino, il 9 febbraio.

San Corrado

Il nome di Corrado il Bavaro forse a noi baresi dirà poco o niente, ma per i nostri vicini molfettesi, la questione è ben differente, essendo il loro protettore principale.

Busto di San Corrado venerato nella Cattedrale di Molfetta

Spulciando qualche antica agiografia del Santo, scopriamo che Corrado ha avuto una vicenda a dir poco avventurosa.

Nato a Ravensburg il 1105, di nobilissima famiglia, Corrado fu “indotto” secondo gli usi di quelle antiche epoche (che assicuravano solo al primogenito la trasmissione di titoli e possedimenti) alla vita monastica presso il convento di San Bernardo di Chiaravalle. Al termine di un pellegrinaggio in Terra Santa, si incamminò per le contrade della penisola italiana, dove, pare che soggiornò nella cittadina di Molfetta, lasciando un buon ricordo di sé.

Tavola genealogica di San Corrado presente nell’opera di Antonio Damiani

Santuario di Santa Maria della Grotta

La sua avventura umana ebbe termine presso un’antica abbazia in territorio di Modugno, quel sito che oggi è noto ai baresi come Santuario di Santa Maria della Grotta, dove condusse per un lungo periodo vita anacoretica.

Modugno (BA) – Abbazia di Santa Maria della grotta

L’abbazia, pur custodendo le spoglie di tale sant’uomo, fu soppressa da Roberto d’Angiò nel 1313 e cadde in stato di abbandono e di degrado. Il nucleo dei monaci trovò ospitalità in un convento dell’appennino irpino.

Gli abitanti della vicina città di Molfetta, consapevoli che lo stato di abbandono dell’antica abbazia avrebbe compromesso anche l’integrità del sarcofago del pio monaco, assunsero la determinazione di recuperare le spoglie di Corrado per “salvarle” da quel sito ormai insicuro.

La traslazione delle spoglie

L’operazione fu compiuta presumibilmente il 9 febbraio dell’anno 1303, ma le fonti omettono la data precisa, e le spoglie furono quindi traslate nel duomo di Molfetta, dove da allora riposano circondate dall’affetto e dalla devozione dei cittadini che ancora oggi amano celebrare e festeggiare quel giorno a memoria di quell’avvenimento.

Antichi autori hanno rievocato le vicende qui da noi compendiate. Degno di nota è Antonio Damiani (1670), che amplificò la narrazione agiografica innestandola negli avvenimenti storici dei secoli XI e XII. La traslazione viene posta all’origine del patronato della città di Molfetta ed è il pretesto per illustrare l’origine del suo nome, della chiesa di Santa Maria dei Martiri, del modello architettonico del Santo Sepolcro, lì conservato, e della serie dei suoi vescovi.

Antonio Damiani, Le Glorie di San Corrado il Grande, 1669
Antonio Damiani, S. Corrado il grande de’ guelfi duchi della Baviera, 1670

A conclusione della fortunata vicenda, è doveroso ricordare che l’inspiegabile rivalità dei molfettesi verso i vicini baresi – abbiamo tantissimi amici di Molfetta e possiamo testimoniare de visu l’amichevole acredine verso di noi –, li ha condotti a ripetere (copiare?) le medesime modalità festaiole di noi baresi, che alla principale e canonica festa del 6 dicembre dedicata a san Nicola abbiamo aggiunto una seconda, l’8 maggio, appunto della Traslazione.


Bibliografia

  • Luigi Michele De Palma, San Corrado il Guelfo, Mezzina, Molfetta 1996 (Quaderni dell’Archivio diocesano di Molfetta – Ruvo – Giovinazzo -Terlizzi, 19), pp. 25-42.
  • Luigi Michele De Palma, Il Sepolcro di San Corrado il Guelfo: un antico santuario micaelico? In Hagiologica. Studi per Réginald Grégoire, Fabriano, Monastero San Silvestro Abate 2012, pp. 1277-1310.

Link Wikipedia San Corrado:

https://it.wikipedia.org/wiki/Corrado_di_Baviera

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Francesco-Quarto
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Francesco Quarto è nato e vive a Bari. Da poco in pensione dopo tanti anni di vita da bibliotecario durante i quali ha “supportato” generazioni di studenti e non solo: docenti, ricercatori, accademici e continua a mantenere relazioni e contatti. Sviluppa le sue ricerche sulla storia della tipografia antica in Puglia scoprendo numerose edizioni ignote. La storia della città di Bari è l’altro ambito privilegiato dei suoi interessi. Da due anni ha una rubrica sui nostri quotidiani, molto apprezzata dai baresi e anche da viandanti e viaggiatori di passaggio nella città.

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