I nostri nipoti potrebbero avere 4 cognomi! Conversazione con il genealogista

Stato Civile Bari 1861

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La Corte costituzionale dichiara illegittima, “discriminatoria e lesiva dell’identità del figlio” la norma – per la verità più consuetudinaria che scritta – dell’automatica attribuzione del cognome del padre ai figli, ed è subito bagarre nel web e sui social. Basta un post con un titolo di giornale acchiappa-like per scatenare la rissa mediatica.

Ma come stanno davvero le cose? Davvero dobbiamo aspettarci dopo qualche generazione nomi di cittadini chilometrici? Lo abbiamo chiesto ad Alessandro Lavopa, genealogista barese e creatore di Storie di famiglia

La Corte Costituzionale

Allora proviamo a fare chiarezza?

Non sono un giurista, ma basta essere un po’ attenti e leggere oltre i titoloni per capire innanzitutto che il comunicato del 27 aprile 2022 della Corte Costituzionale non nasce dal nulla. Si tratta di un passaggio sicuramente importante, ma che si inserisce in un percorso partito sin dagli anni Ottanta. Più recentemente, nel 2006, la stessa Corte Costituzionale aveva parlato di “retaggio di una concezione patriarcale della famiglia […] non più coerente con i principi dell’ordinamento e con il valore costituzionale dell’uguaglianza tra uomo e donna” ed esortava il Parlamento a cambiare le regole. Dieci anni dopo, nel 2016, una sentenza stabilisce che è possibile per un figlio ottenere il doppio cognome, paterno e materno.

Quindi tanto chiasso per nulla?

Non direi, si tratta comunque di un passaggio chiave in una vicenda lunga e articolata, che come tutte le cose umane va studiata e compresa con attenzione. Lo sapete, ad esempio, che nel nostro ordinamento giuridico non esiste una norma scritta ed esplicita che preveda espressamente che i figli nati all’interno del matrimonio ricevano i cognomi dei padri? Si tratta invece di una consuetudine consolidata nel sistema e che di fatto si applica ai figli legittimi, senza bisogno di leggi (Sentenza CC 61/2006). Infatti notiamo che negli articoli degli scorsi giorni si fa riferimento a delle norme del codice civile che riguardano però solo casi specifici, come il cognome trasmesso a figli nati fuori dal matrimonio.

Un passo avanti

Ma con questa sentenza si fa un passo avanti decisivo…

Indubbiamente sì. Perché nel corso degli anni il Parlamento non è ancora riuscito a tradurre la nuova sensibilità sociale in una legge, tanto che la Corte Europea dei diritti umani nel 2014 ha condannato l’Italia (sentenza 77/07 del 2014) per non aver permesso ad una coppia di attribuire alla figlia il solo cognome materno.

La novità è che ora viene sancito un principio chiaro e definitivo, cito la sentenza:

La Corte ha ritenuto discriminatoria e lesiva dell’identità del figlio la regola che attribuisce automaticamente il cognome del padre. Nel solco del principio di eguaglianza e nell’interesse del figlio, entrambi i genitori devono poter condividere la scelta sul suo cognome, che costituisce elemento fondamentale dell’identità personale.

Pertanto, la regola diventa che il figlio assume il cognome di entrambi i genitori nell’ordine dai medesimi concordato, salvo che essi decidano, di comune accordo, di attribuire soltanto il cognome di uno dei due. In mancanza di accordo sull’ordine di attribuzione del cognome di entrambi i genitori, resta salvo l’intervento del giudice in conformità con quanto dispone l’ordinamento giuridico.

E quindi cosa accadrà adesso?

In attesa della legge, che si spera arrivi presto, ci saranno dei regolamenti per le procedure che gli ufficiali di stato civile dovranno tra poche settimane mettere in atto. A mio avviso si andrà verso il doppio cognome (immagino si userà paterno-materno come avviene in Spagna), lasciando comunque libertà di scelta alle famiglie. E qui sarà interessante vedere come la società italiana recepirà la novità. Se dovessi scommettere, direi che il doppio cognome si affermerà con “naturalezza” e senza intoppi, anche nelle zone d’Italia più tradizionaliste.

Più cognomi per famiglia

Molti hanno detto che tra 2 generazioni i bambini avranno 4 cognomi, poi 8, 16 ecc.

Ma no, non sarà così! La legge da venire potrebbe suggerire la trasmissione di uno solo dei due cognomi paterni e materni ai propri figli, come avviene appunto in Spagna: ad esempio i figli nati da Nicola Lorusso Cassano e Maria Amoruso Ranieri si chiameranno Lorusso Amoruso. Poi è ragionevole immaginare che altre norme consuetudinarie creeranno un sistema sensato e logico.

Ma quanto è importante il cognome?

Il cognome è una convenzione sociale e culturale, che ha degli effetti diretti e concreti sulla costruzione della nostra identità e auto-rappresentazione. La nostra identità è così legata al cognome che portiamo. L’approccio attualmente diffuso è questo: ci sentiamo solitamente appartenenti alla famiglia paterna, per esempio “Schirone”, sebbene solo uno dei nostri quattro nonni, otto bisnonni, sedici trisnonni ecc. portava tale cognome, e magari abbiamo ereditato poco da quel ramo a livello genetico e per così dire caratteriale.

Quindi ben venga che l’identità di una persona sia forgiata dalla presenza del cognome di entrambi i genitori: anche se non possiamo portare il cognome di tutti i nostri antenati, questo ci ricorderà che siamo il frutto irripetibile di un albero composto da tantissimi rami.

Doppi cognomi…

I doppi cognomi sono una novità?

Assolutamente no! Il doppio cognome ci fa pensare subito alle famiglie nobili, ed effettivamente è stato così nel corso dei secoli. Il cognome rappresenta un capitale sociale, incarna una storia familiare, plurisecolare. La presenza del doppio cognome sta quindi a sottolineare l’importanza della famiglia di origine di una sposa, che portava in dote non solo beni materiali ma anche un cognome da trasmettere a figli e nipoti.

Un esempio?

Uno emblematico e attuale: dal 1960 i figli e nipoti della regina Elisabetta II si chiamano ufficialmente Mountbatten – Windsor, dove il primo è il cognome del principe Filippo mentre il secondo è il “cognome” della regina.

Patrizi e nobili baresi

E a Bari ci sono i doppi cognomi?

Certo, e non pochi! Dapprima li ritroviamo tra i patrizi baresi e i nobili di provincia: Bianchi Dottula, Calò Carducci, De Angelis Effrem, D’Amely Melodia, Romanazzi Carducci, Sagarriga Visconti, Sagarriga Volpi ecc.

Ma essendo Bari la città del “negozio”, che si sviluppa impetuosamente nel corso dell’Ottocento, non possono mancare nemmeno i doppi cognomi frutto di unione tra famiglie borghesi: Amoruso Manzari, Manzari Buonvino, Messeni Petruzzelli, Signorile Bianchi, e così via. Come non citare i Di Cagno con i rami Di Cagno Abbrescia, Di Cagno Politi, ed infine Di Cagno Sessa, che pur non essendo un cognome ufficiale, era il nome con cui tutti identificavano il ramo relativo all’avvocato Simeone Di Cagno (figlio di Francesco e Raffaella Sessa), anche per distinguerlo da cugini e procugini con lo stesso nome.

Cito infine un caso più recente, ovvero quello dei Trizio Caiati, nati dall’unione in matrimonio nel 1933 tra Enzo Caiati e Michelina Trizio, dell’omonima famiglia di gioiellieri baresi. In questo caso la sposa non portava in dote un casato o un titolo nobiliare, ma un cognome segno di un savoir-faire pluri-generazionale in ambito artigianale.


Link Treccani cognome:

https://it.wikipedia.org/wiki/Cognomi_italiani

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