La statua nella Facoltà di Giurisprudenza: l’imponente “Minerva” che nessuno nota

Minerva1

Minerva1

Tra la quotidiana indifferenza di torme di studenti, troneggia nell’atrio della Facoltà di Giurisprudenza di Bari la statua della Minerva, e mentre l’autore dell’antistante cancellata viene celebrato in occasione del restauro, la Dea della Sapienza resta muta e continua a non dir nulla a quanti si disinteressano dell’Arte con la A maiuscola.

La statua – apprendiamo dalle cronache – fu voluta dall’allora Rettore (1952-60) Prof. Vincenzo Ricchioni (Firenze 1891 – Bari 1960) che morì prima di riuscire a vederla ultimata.

La collocazione della statua di Minerva

Collocata inizialmente nell’atrio centrale del Palazzo Ateneo, come si vede in una foto dell’epoca, fu spostata nel 1972 nell’atrio del Palazzo della Facoltà di Giurisprudenza (1964-70) – peraltro all’epoca non ancora costruito – dove si trova ancor oggi. 

L’attuale collocazione ne sminuisce di molto il valore artistico.

Rispetto al più coerente contesto originario dell’Ateneo, architettura neoclassica e fondale bianco, la bronzea Minerva stride stilisticamente e cromaticamente con lo stile moderno dell’atrio della Facoltà di Giurisprudenza, rendendola, appunto, praticamente insignificante ai passanti e praticamente “invisibile”.

E allora proviamo almeno a dire qualcosa su di essa per riaccendere i riflettori su un’opera meritevole per il suo autore e per l’Università e la città che la vollero.

La statua di Minerva

La sua storia

La nostra Minerva è opera di Assen Peikov. Una statua in bronzo, del peso di ben 14 quintali.

La statua di bronzo pesa ben 14 quintali

La data incisa sul retro della veste pieghettata (il tipico “chitone”, su cui viene indossata una “egida”, ossia una corazza) è il 1961:

ASSEN PEIKOV

FECIT

ROMA 1961

Ma la statua è stata concepita ed iniziata l’anno precedente, il 1960. 

La scritta sulla statua

Alta oltre 7 metri e mezzo, la Minerva poggia su di un basamento in porfido che ha anch’esso una sua storia: il monolite proviene infatti da una colonna egizia, squadrata attraverso l’utilizzo di speciali macchinari, e ceduta all’Università di Bari dall’Istituto per le pietre dure del Ministero della Pubblica Istruzione.

La simbologia della statua di Minerva

Nell’intenzione dell’Autore, La Dea della Sapienza simboleggia “col suo slancio verso l’alto l’anelito dell’umanità alla conoscenza”.

Reca in capo l’elmo e nella destra la lancia, ed è quindi una “Minerva armata”.

Nella sinistra reca un papiro ed ha avvolto al braccio un serpe, mentre lo scudo oplitico (scudo di foggia circolare, in dotazione agli opliti ossia ai fanti dell’esercito greco) reca una civetta a bassorilievo entro un tipico fregio greco a meandri.

Il serpente vuol alludere alla sapienza, mentre la civetta allude alla conoscenza, essendo un animale notturno, capace di vedere nell’oscurità.

L’imponente opera di Assen Peikov

Assen Peikov (Sofia, Bulgaria 1908 – Roma 1973), trasferitosi in Italia appena trentenne, divenne famoso per la statua di Leonardo da Vinci (1960) installata all’Aeroporto di Fiumicino di Roma, inaugurata l’anno precedente della Minerva barese. 

A Bari Peikov espose in una personale (1968) al Circolo della Vela, dove le sue doti di ritrattista gli valsero un paragone con Pietro Annigoni (Milano 1910 – Firenze 1988) considerato il suo equivalente come ritrattista in ambito pittorico.

Annigoni fu tra i fondatori del famoso quanto sfortunato (perché inviso alla critica progressista, orientata all’astrattismo) gruppo “Pittori Moderni della Realtà”, un sodalizio artistico che, per i suoi esiti formali, avrebbe potuto ben annoverare uno scultore come Peikov, che non fu sedotto dalle mode artistiche effimere ma rimase fedelmente ancorato alla nostra millenaria tradizione figurativa. 

Per l’Università di Bari, Peikov realizzò nel medesimo periodo anche i busti bronzei del prof. Vincenzo Ricchioni, il Magnifico Rettore committente della Minerva, e del prof. Salvatore Ruiz, già docente ordinario di Costruzioni stradali e ferroviarie presso la Facoltà di Ingegneria, all’epoca afferente all’Ateneo, non essendosi ancora costituito il Politecnico di Bari.

Il busto del prof. Ricchioni
Il busto del prof. Ruiz

Altri riferimenti artistici

Circa la “nostra” Minerva, sebbene non manchino altri riferimenti (come la celebre Dea Roma di Angelo Zanelli all’Altare della Patria), il riferimento più immediato è la Minerva (1934-35) di Arturo Martini (Treviso 1889 – Milano 1947) posta di fronte al Rettorato della Sapienza di Roma. 

Anch’essa dea “armata”, fu considerata dal suo stesso scultore, col senno di poi, un presagio funesto di guerra imminente. 

La Minerva di Martini presenta certamente delle evidenti analogie, per tema iconografico, piedestallo squadrato e materiali, ma anche delle rilevanti differenze

Sebbene il trattamento della veste, nella parte al di sotto della cintura, richiami espressamente i rocchi delle colonne antiche nonché le korai greche (statue femminili pertinenti al periodo arcaico dell’arte greca, dalla postura estremamente rigida ed innaturale) in entrambi i casi, è nella parte dalla cinta in su che le due statue appaiono molto diverse.

Il gesto della Minerva martiniana, con entrambe le braccia alzate, sembra evocare uno spavento, un’inquietudine quasi espressionista.

La Minerva di Martini a Roma
Ha rilevanti differenze rispetto a quella barese

Martini infatti pur avendo studiato l’arte classica non era affatto immune dalle suggestioni dell’espressionismo scultoreo, basti fare il nome di Ivan Mestrovich (Vrpolje, Croazia 1883 – Indiana, USA 1962), la cui opera ben conosceva. 

Peikov, a dimostrazione dell’eterno ritorno nell’arte, pare fare un passo indietro: rispetto all’opera martiniana, la sua Minerva, pur dialogando con la “collega”, pare quasi voler tornare, nella sua compostezza formale (la postura e l’espressione “pacate”) a quella “nobile semplicità e calma grandezza” di ascendenza winckelmanniana (da J. J. Winckelmann, teorico del neoclassicismo).

Un’opera non apprezzata 

Il grande architetto e critico Paolo Portoghesi (Roma 1931-2023), recentemente scomparso, a buon diritto affermava che nell’arte non esiste la creazione ex nihilo.

Era in buona compagnia, perché la maggior parte degli artisti ha sempre tenuto ben presente questo concetto. E nella Minerva “barese” ne abbiamo l’ennesima dimostrazione. 

Chissà se un giorno tutto questo sarà colto e apprezzato anche dai distratti frequentatori della Facoltà di Giurisprudenza di Bari.


Bibliografia:

  • Rinnovata un’ala del Palazzo Ateneo. L’Università in abito di gala, in La Gazzetta del Mezzogiorno, 7 maggio 1961, p. 5
  • L. SEMERARI, Catalogo delle Opere di Arte Contemporanea dell’Università degli Studi di Bari, Bari 2005
  • C. FARESE SPERKEN, La Scultura monumentale in Puglia nell’Ottocento e Novecento, Bari 2008

Link Università di Giurisprudenza:

https://www.uniba.it/it/ricerca/dipartimenti/lex

© 2023 Tutti i diritti riservati

smart
+ posts

Architetto e storico dell’arte, ha al suo attivo la pubblicazione di vari libri e numerosi articoli sull’Arte italiana, con particolare riguardo alle città pugliesi tra Ottocento e Novecento. E' curatore del blog sull'arte del Ventennio "Arte Ventennio": www.arteventennio.com.

1 ha pensato a “La statua nella Facoltà di Giurisprudenza: l’imponente “Minerva” che nessuno nota

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *