Gli occhi parlanti dell’innamorata di Giovanni Laricchia
Laricchia-Occhi-che-parlano
GIOVANNI LARICCHIA
Giovanni Laricchia, nacque a Santeramo in Colle (BA) il 2 giugno 1866.
Specializzatosi nel mestiere di scalpellino, nel 1895 si trasferì nel capoluogo pugliese vivendo tutta la sua vita dove coltivò con sufficienza l’idioma barese scrivendo bozzetti, poesie e canzoni. Diventato mastro scalpellino si fece notare progettando ed eseguendo la bella cappella gentilizia della famiglia Romanazzi nel cimitero di Putignano, mentre nella necropoli di Bari, zona monumentale, è rappresentata la creatività del suo estro.
Prestò la sua opera anche al «Teatro Petruzzelli» collaborando con il famoso pittore Raffaele Armenise nell’esecuzione delle sculture che adornano il Politeama.
La singolare fontana del giardinetto di Piazza Eroi del Mare a fianco della Camera di Commercio è sua opera.
Come poeta scrisse numerose rime in dialetto barese, la maggior parte, pubblicate su vari periodici umoristici di Bari firmandosi spesso con gli pseudonimi “Giamattìste” e ‘Ribelle’
La sua produzione dialettale è stata inserita in quattro volumi:
1) “U munne neve”, versi dialettali baresi, Bari 1923.
2) Sciocchezze poetiche in dialetto barese, Editore Vedova Trizio, Bari 1930.
3) Canzonette in dialetto barese musicate da diversi autori, Edito dall’Istituto Grafico Musicale Raffaello Leo, Bari 1931.
4) Scherzi di rime in dialetto barese, Editore Canfora & C., Bari 1937.

Con i suoi versi partecipò a tutte le tre edizioni della canzone dialettale ‘Piedigrotta Barese’. 1927, 1938, 1929. Nel 1930 nella manifestazione canora della «Canzonetta Barese» e nel 1937, in occasione della «Sagra di San Nicola»,
Con le sue liriche e i testi musicali, Laricchia contribuì alla divulgazione del dialetto barese insieme a molti altri poeti, dando un notevole contributo, prima della seconda guerra mondiale.
Morì a Santeramo in Colle il 9 febbraio 1941 all’età di 75 anni e fu sepolto nella necropoli di Bari.
La civica amministrazione gli ha intitolato una strada al rione Stanic, inizia dal casello Ferrovia dello Stato (alle spalle del cimitero) e termina in Via Bruno Buozzi.
LA PAUSÌ
Iècchie ca parlene
(Occhi che parlano)
Sò iècchie de trestèzze e d’allegrì, de sènne, de speranze e ppène, mute, mestère e ngànde chìine d’armenì, spègge ci-acchiamèndene sperdute. Chidd’ècchie acquànne volne fà capì, chèdde ca iìnd’o core stà aschennùte, sènze ca parle vìte chembarì, u-amòre ce s’appicce o ce se stute. Acquànne stute, vìte nuvvue scure, chidd’ècchie bbèdde pèrdene u sblendore, e ppe ci soffre ièdde non ze cure. M’acquànne appicce de conzènze u core, u nnammeràte pote stà secure, ca sponde u sole de nu vère amore!
Sono occhi di tristezza e di allegria di sonno, di speranza e pene, mute, misteri e incanti pieni d’armonia, specie se guardano sperduti. Quegli occhi quando vogliono far capire, ciò che nel cuore è nascosto, senza parlare vedi apparire, l’amore se si accende o se si spegne. Quando spegne, vedi nuvole oscure quegli occhi belli perdono lo splendore, e per chi soffre lei non se ne cura. Ma quando si accende e consente il cuore l’innamorato può star sicuro, che spunta il sole di un vero amore!
Nato a Bari, nel quartiere Libertà. Poeta, attore, cultore della Baresità autentica, scrive poesie, monologhi, dialoghi, racconti in lingua barese proponendoli in radio, in televisione, in manifestazioni artistiche e culturali. Ha avuto giusti consensi dalla critica giornalistica per la perfetta conoscenza dell’idioma barese, come scrittura, pronuncia, recitazione. Insieme a Rino Bizzarro e Gianni Serena è uno dei membri dell’«Accademia della Lingua Barese “Alfredo Giovine”», Presidente Felice Giovine. Ideatore dell’archivio «Don Dialetto Bari». Ha pubblicato un’antologia della Poesia Dialettale Barese “Core de BBare”.