Mascellaro ricostruisce la lunga carriera di Oronzo Valentini, il “Direttore” della Gazzetta
Mascellaro - Il Direttore
NICOLA MASCELLARO, Il Direttore. Oronzo Valentini. Storia di un grande protagonista del giornalismo pugliese a cento anni dalla nascita, Di Marsico Libri, 2022 (Prefazione di Gianni Spinelli).
Se davvero “la Storia è l’essenza d’innumerevoli biografie”, come sentenzia Thomas Carlyle (1795-1881), l’ultima fatica di Nicola Mascellaro, dedicata a Oronzo Valentini, merita a buon diritto di esser qualificata come saggio storico, e non come semplice “biografia” intesa come mera raccolta di fatti inerenti alla vita d’un personaggio e cronologicamente ordinati.
L’autore non è nuovo ad imprese del genere: nella sua vasta produzione letteraria, le vite di uomini illustri pugliesi hanno un posto di rilievo, basti ricordare i volumi, peraltro ottimamente illustrati, sul celebre scultore Filippo Cifariello (Filippo Cifariello la vita, l’arte, gli amori, Di Marsico Libri 2014) e sul Sindaco di Bari Sabino Fiorese (Sabino Fiorese, un sindaco con i baffi, LB Edizioni 2022), nonché i profili biografici raccolti nel volume “Bari dal Borgo alla città. I protagonisti” (Di Marsico Libri 2018)
Nicola Mascellaro ha fatto parte per oltre trent’anni della vita della “Gazzetta” come responsabile dell’Archivio e dei servizi tecnici di redazione, e la porta ancora nel cuore, avendo dedicato parecchi volumi alla storia del “suo” e “nostro” giornale: ricordiamo soltanto il più recente, “La Gazzetta del Mezzogiorno dal 1887” (LB Edizioni 2020).
Appare dunque logico ed inevitabile che fosse proprio Mascellaro a ricordare, con la sua prosa piana e scorrevole, la figura di Oronzo Valentini (Bari 1922-2008), “il Direttore” per antonomasia, non tanto per la durata della sua carica (17 anni, dal 1962 al 1979; De Secly fu direttore dal 1943 al 1960, quindi praticamente il medesimo lasso di tempo) quanto per il fatto di esser rimasto impresso nella memoria collettiva della “Gazzetta” a tutt’oggi.
Il Valentini inizia la sua carriera nel periodo più difficile della Storia italiana, che fu il più difficile anche per il giornale. Difatti, il secondo conflitto mondiale aveva portato via lo storico fondatore della Gazzetta (erede del “Corriere delle Puglie” di Martino Cassano), il mitico “Don Raffaele” alias Raffaele Gorjux (1885-1943), ma soprattutto colei che era stata nel periodo precedente la vera anima della Gazzetta, Wanda Gorjux (1888-1976): la carriera del marito fu bruscamente interrotta da un arresto cardiaco, ma per “Donna Wanda” si trattò di scontare non solo la pesante condanna (due anni di confino) della “commissione epurativa”, ma soprattutto di pagare il prezzo della propria rettitudine; donna colta e raffinata, Wanda Gorjux non intendeva “cambiar casacca” a differenza di tanti colleghi uomini, avvezzi al “mestiere più antico del mondo” ben più di tante donne ingiustamente calunniate. È in questo periodo di confusione politica, nonché di difficoltà economiche in cui ogni giornale si dibatte (per ovvi motivi) che Oronzo Valentini inizia la sua carriera, sotto il nuovo direttore (1943-60) Luigi De Secly (1897-1970), del quale diverrà il successore, dopo la breve parentesi di Riccardo Forte (1960-62).
È il 1944, e Valentini viene prescelto per assistere ad un evento storico: è cronista durante il congresso del CLN di Bari, e sarà proprio lui a stenografare, assieme al collega Ciro Bonanno del “Mattino” di Napoli, le parole dei congressisti, tra i quali spicca il filosofo Benedetto Croce (1866-1952), profondamente ammirato dal direttore De Secly che era un cultore della filosofia crociana, nonché amico personale di “Don Benedetto”.
Durante la direzione De Secly, il Valentini fu non soltanto cronista, ma anche appassionato critico letterario ed artistico, apprezzando in particolar modo l’opera di Amerigo Tot (1909-84) e dei fratelli Francesco (1910-81) e Raffaele Spizzico (1912-2003), coi quali intrattenne rapporti d’amicizia (fu testimone di nozze di Francesco). Negli anni ’50 diviene il “braccio destro” dell’ormai anziano De Secly – galantuomo d’altri tempi, non avvezzo ai nuovi problemi tecnici ed economici d’un giornale moderno – divenendo in pratica direttore de facto.
Nel 1962 Oronzo Valentini raggiunge l’ambito traguardo della direzione del giornale, nel periodo in cui la politica nazionale e locale vede l’irresistibile ascesa dell’On. Aldo Moro campione della DC. Ma gli anni del “miracolo economico” cederanno presto il posto agli “anni di piombo”, contrassegnati dalle violenze della destra radicale ma soprattutto della sinistra estrema, poiché, come afferma il Direttore in un suo editoriale “il comunismo paventa una effettiva elevazione delle classi lavoratrici e di quelle più umili, ritenendola la più pericolosa contestazione alla sua predicazione pedagogica e alla sua dottrina, il più fiero ostacolo al suo fine ultimo di conquista del potere e di esercizio tirannico di esso, attraverso l’insurrezione dei diseredati, degli oppressi, dei poveri” (1° marzo 1964).
La storia del “Direttore” è la storia della “Gazzetta”, che coincide con la Storia del Paese e del nostro bistrattato “Mezzogiorno”, che non per caso campeggia nel titolo della testata giornalistica. Avvenimenti d’ogni genere vengono passati in rassegna dal giornale che è d’informazione e d’opinione, pur mantenendo sempre indipendenza di giudizio per non divenire giornale governativo né “foglio di partito”. Avvenimenti, purtroppo, tutt’altro che edificanti, tra il malgoverno democristiano (scandalo petroli, scandalo Lockheed) e la minaccia terroristica rossa e nera, che ha la sua acme nel sequestro Moro ad opera delle BR.
È al tenace impegno di Valentini che si deve peraltro la nuova sede della Gazzetta, inaugurata alla presenza del Presidente della Repubblica Giovanni Leone (1908-2001). La vecchia sede, lo splendido palazzo in stile Liberty disegnato dall’architetto Saverio Dioguardi (1888-1961) che non visse abbastanza per assistere allo scempio della sua creatura, fu vittima unicamente dell’ignoranza e della cecità di chi avrebbe dovuto vincolare un edificio d’importanza storica: appare chiaro difatti che, come osserva Mascellaro (il quale conosceva bene ogni angolo del glorioso edificio), a prescindere dagli innegabili pregi artistici – oltre alle decorazioni esterne, si ricordi gli interni furono decorati dai F.lli Prayer – lo spazio del fabbricato di piazza Roma era ormai esiguo per le accresciute esigenze d’un giornale moderno.
Ma siamo negli anni del “boom edilizio” barese, e non si fa caso alle distruzioni; anni in cui sindaci poco avveduti, tentando vanamente d’emulare Araldo Di Crollalanza, anziché realizzare una “Grande Bari” avallarono processi urbanistici espansivi e disordinati dei quali, oltre agli immancabili speculatori, l’unico beneficiario fu l’architetto nonché barone universitario Ludovico Quaroni (1911-87), che per la stesura d’un piano regolatore (1976) ebbe la cospicua parcella di 70 milioni di vecchie lire (!). Una cifra invero spropositata, tanto più che il “piano” in questione era null’altro che una variante del vecchio Piano Piacentini – Calza Bini (1954).
Non mancano i riferimenti alle cronache sportive, dai successi della Nazionale a quelli del Bari del mitico Oronzo Pugliese (1910-90), che sarà preso a modello da Lino Banfi per il cult-movie calcistico “L’Allenatore nel pallone” (1984).
Le fortune del Valentini ebbero termine con la scomparsa dell’On. Aldo Moro (1916-78), suo “protettore politico”, del quale è da poco trascorso l’anniversario della morte (9 maggio 1978): il barbaro assassinio di matrice comunista aveva ormai segnata la fine di un’epoca, ed anche la vecchia Gazzetta “valentiniana” va in soffitta. Del resto, lo stesso Valentini aveva scritto: “quando sarà posta la parola fine al dramma personale e politico di Moro, nulla sarà più lo stesso in questo Paese”. Appunto. Per merito dell’esperta guida di Valentini, chiosa Mascellaro, “il giornale ha iniziato a navigare a vele spiegate verso un più largo consenso popolare”. Che questo possa divenire un auspicio per il futuro della “nostra” Gazzetta, dopo le recenti ben note vicissitudini.
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Architetto e storico dell’arte, ha al suo attivo la pubblicazione di vari libri e numerosi articoli sull’Arte italiana, con particolare riguardo alle città pugliesi tra Ottocento e Novecento. E' curatore del blog sull'arte del Ventennio "Arte Ventennio": www.arteventennio.com.


