Doppio schiaffo alla toponomastica: ignorata la più grande donna di Bari, Bona Sforza

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Oggi è l’anniversario della sua scomparsa e vorremmo omaggiarla, ma siamo indignati! Doppio schiaffo alla città di Bari da parte degli uffici toponomastici. Il primo è per la patetica dedicazione di un vicoletto a una figura femminile; il secondo, altrettanto inaudito, è che quella figura femminile è niente meno che Bona Sforza, la più grande barese di tutti i tempi.

La ricchezza della Sforza

Non staremo a raccontare la storia della Regina di Polonia e Duchessa di Bari (Vigevano, 2 febbraio 1494 – Bari, 19 novembre 1557), tanto ricca – lei, ma anche Bari – da prestare 150.000 “scudi d’oro coniati a Venezia” nientemeno che a Carlo V, l’imperatore sui cui domini non calava mai il sole. E non solo li prestava, ma li dava pure “gratis”, cioè senza interessi, proprio come è scritto in un raro documento pergamenaceo del 1554, conservato in una biblioteca barese.

Sulla grande regina e duchessa ci sarebbe da scrivere un libro, e tanti in realtà sono stati già scritti. Ricordiamo, solo per dare indicazioni di massima, il volume pubblicato nel 1984 in occasione del viaggio di Papa Wojtyla a Bari. Quel volume (cfr. Bibliografia)  conteneva, tra le altre cose, la riproduzione esatta del privilegio con il quale Bona, e il suo consorte Sigismondo Jaghellone di Polonia, accordavano alla città diletta e preferita, Grazie e Concessioni. “Preferita” perché nei territori meridionali Bona vantava altri possedimenti, a Palo del Colle, per esempio, ma anche a Modugno, Triggiano, Rossano Calabro.

Privilegio accordato a Bari da Bona Sforza e dal suo consorte Sigismondo Jaghellone

Volumi celebrativi

Ma torniamo ai nostri libri e pergamene. Una decina di anni fa sono stati pubblicati due grandiosi volumi celebrativi della duchessa. Libri celebrativi ricchi, anzi ricchissimi, di ornamenti, figure, ritratti, ma anche importanti contributi scientifici da parte della comunità di studiosi internazionali, italiani e soprattutto polacchi.

Ricordiamo, a dimostrazione dell’amore “campanilistico” per la sua città, un’altra pergamena, risalente al 1528, che ha per oggetto la controversia per la castellania di Bari, laddove Bona è ostile alla nomina di un “napoletano”, sulla scorta anche e proprio di una delle Grazie concesse alla città: “Quod Neapolitano non possint esse officiales in civitate Bari“.

I personaggi della sua corte

Crediamo che quella di Bona Sforza sia stata l’età dell’oro della nostra città. Soltanto enumerando i personaggi che hanno orbitato intorno alle sue corti, quella barese e quella polacca di Cracovia, non basterebbe un contributo ben più corposo di questo e di queste nostre accese considerazioni.

Proviamo a nominarne qualcuno.

Cominciamo con il giurista Vincenzo Massilla, quello del Commento alle consuetudini baresi, destinatario di un sentiero di capre dietro Strada Pezze del Sole. E poi Giambattista Nenna, gran commis d’etat autore di un’opera di sapore machiavellico: una strada per lui a Carbonara. E per Pomponio, suo figlio e madrigalista di gran fama? A lui una strada a Santo Spirito (fortuna che esistono le ex frazioni dove ci si può aspettare un po’ di rispetto alle celebrità baresi di ogni tempo). E che dire del bistrattato Partenopeo Suavio, nom de plume di Colantonio Carmignano, gentiluomo di una delle famiglie più antiche e nobili di Napoli, appartenente al “seggio” di Montagna, autore delle Operette che fu il primo e unico libro stampato a Bari nel XVI secolo. Un libro dedicato alla esaltazione proprio di Bona Sforza.

Altri nomi…

Altri nomi dell’entourage sforzesco? Proponiamo Ludovico Alifio, barese, giurista formatosi a Cracovia, nominato Governatore di Bari da Bona. E dobbiamo infine ricordare anche Gian Lorenzo Pappacoda, il suo potente ministro, per il quale è rimasto il sospetto che fosse stato il mandante dell’omicidio della sua duchessa, sospetto che però non ha mai trovato conferma. Bona morì il 19 novembre 1557 e lasciò al suo segretario Capurso e Triggiano: sufficiente motivo per un avvelenamento?

Jan Matejko: Avvelenamento della regina Bona, 1859, Museo nazionale di Cracovia

Il governo di Bona Sforza

I biografi hanno giudicato il governo di Bona severo e autoritario, ma lo hanno riconosciuto anche magnanimo verso i sudditi per i quali Bona curò e avviò opere di pubblica utilità. Alle spalle della nostra Cattedrale, malamente conservata, sopravvive una “piscina”, cioè una fontana pubblica che era stata fatta installare dalla duchessa e sulla quale si legge (anzi si leggerebbe, dato lo stato di degrado del manufatto) la epigrafe: 

“Venite o poveri, con letizia e bevete senza spese l’acqua che vi fornì Bona regina di Polonia”.

Un’altra epigrafe che ricorda la duchessa è nella corte del castello di Bari e recita:

Bona Sfortia Aragoniae Regina Poloniae magna Dux Lithuaniae Mediolani Barique, princeps Rossani, Russiae, Prusiae, Mesoviae, Samogitiae Domina hanc arcem suis familiaribus instauravit ac reformavit anno domini MDLIV”. 

Una elenco innumerevole di prerogative regali, per la regina di un regno che a quei tempi era tra i più ricchi d’Europa.

Di sicuro interesse anche le sottoscrizioni autografe sui diplomi da lei emanati, come le Grazie alla città di Bari, il contenzioso sulla castellania e il prestito all’Imperatore Carlo V. Una firma elegante che denota una abile e sicura padronanza del mezzo scrittorio.

Firma della Duchessa di Bari Bona Sforza

No, così non va! L’amministrazione della città non se la può cavare con un vicoletto cieco nei pressi di via Zanardelli nel quartiere Carrassi.

Alla Duchessa di Bari, Bona Sforza…
… è dedicata una stradina privata…
… un vicoletto cieco nel quartiere Carrassi

Foto: Nicola Antonio Imperiale

Bibliografia

  • Gerardo Cioffari (a cura di), Bona Sforza regina di Polonia e duchessa di Bari saggi e documenti. Edizione speciale con il patrocinio dell’archidiocesi di Bari. Bari, Edizioni Levante, 1984.
  • Bona Sforza: regina di Polonia e duchessa di Bari. Catalogo della Mostra (a cura di Maria Stella Calò Mariani, Giuseppe Dibenedetto). Roma, Nuova comunicazione, 2000-2007, 2 volumi.
  • Gerardo Cioffari O.P., Bona Sforza donna del Rinascimento fra Italia e Polonia; in appendice: Monika Werner, L’immagine di Bona Sforza nella letteratura italiana del Cinquecento. Bari, Levante, 2000.
  • Francesco Quarto, Due pergamene di Bona Sforza a Bari, in «Fogli di periferia», XI, 1999, n. 1-2

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Francesco Quarto è nato e vive a Bari. Da poco in pensione dopo tanti anni di vita da bibliotecario durante i quali ha “supportato” generazioni di studenti e non solo: docenti, ricercatori, accademici e continua a mantenere relazioni e contatti. Sviluppa le sue ricerche sulla storia della tipografia antica in Puglia scoprendo numerose edizioni ignote. La storia della città di Bari è l’altro ambito privilegiato dei suoi interessi. Da due anni ha una rubrica sui nostri quotidiani, molto apprezzata dai baresi e anche da viandanti e viaggiatori di passaggio nella città.

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