Bari: solo una stradina di periferia per il grande giurista Vincenzo Massilla
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Inforcata la bici sottratta alla figliola, ci accingiamo ad una escursione urbana verso una strada nota e amata ai baresi curiosi di reminiscenze storiche. È una via forse ancora avvolta da aura di misteri, almeno per quanto insinuano i tanti media che ne hanno fatto oggetto di esposizioni e narrazioni, e allora anche noi vogliamo dire la nostra. Stiamo parlando di Strada Pezze del Sole, un nome altamente evocativo che rinvia all’antica e raffinata arte di attribuire nomi a luoghi e contrade.

Ma, con sorpresa e delizia, abbiamo incrociato una viuzza, di misera estensione, incastrata tra campi incolti e grattacieli “executive”: con stupore, da inveterato storico filopatrista, abbiamo scoperto Via Vincenzo Massilla! Qui è stato esiliato, isolato e lontano dal posto e dal ruolo che si merita, nella Città Vecchia o al Murat accanto ai grandi baresi di tutti i tempi! Dobbiamo rimediare alla cantonata dei nostri toponomastici e dare una vigorosa illustrazione del personaggio e della sua fondamentale opera giurisprudenziale!
Del Massilla sono note solo due sue opere, una addirittura rimasta allo stato inedito di manoscritto, fino all’ultima decade del XIX secolo.

Conosciamo invece una sua sottoscrizione autografa, in calce a un lungo diploma redatto nella nostra città il 7 maggio 1574, accompagnata da un’altra firma eccellente, quella del notaio rogante Nicolò Angelo Cardassi, il padre dell’altrettanto celebre Scipione, tra i più grandi baresi di tutti i tempi, compilatori di quel monumento documentario noto come Libro Rosso.
Il solito Francesco Lombardi ci ha lasciato un ritratto di Vincenzo Massilla nella sua galleria di uomini illustri, niente più di una breve nota agiografica che purtroppo dice poco dei dettagli anagrafici. È lo stesso Massilla sul frontespizio della sua opera principale a definirsi sobriamente, “lucano di Atella”.

Lo storico Angelantonio Spagnoletti, del quale vantiamo l’amicizia, ha realizzato un’ampia biografia del nostro Massilla sul Dizionario Biografico degli Italiani, disponibile anche on-line e dalla quale si desumono notizie sulla sua attività letteraria, sulla famiglia e sugli incarichi coperti alla corte di Bona Sforza. Spagnoletti chiude la sua esposizione predisponendo un apparato di fonti e riferimenti dove rintracciare altri elementi della vicenda umana e professionale del giurista.
Vogliamo dire qualcosa delle sue due opere più note. Utilizziamo sfacciatamente quanto troviamo sul contributo di Spagnoletti, e lo mettiamo tra virgolette per dare dovuto rilievo al lavoro dello storico molfettese.
“La Cronaca sulle famiglie nobili di Bari, che conobbe dapprima una circolazione in forma manoscritta, fu pubblicata solo nel 1881 dall’erudito napoletano Francesco Bonazzi”.
La notizia è tendenzialmente esatta e noi aggiungiamo solamente che Francesco Bonazzi aveva antiche origini barese (ma il ceppo originario veniva da Bergamo), tanto amante della sua terra da voler donare alla città la sua copia delle rarissime Operette del Partenopeo Suavio, il primo libro stampato a Bari nel 1535 (siamo sempre in epoca sforzesca: età dell’oro!).
Ma non divaghiamo e passiamo all’altra opera di Vincenzo Massilla.
“I Commentarii super consuetudinibus praeclarae civitatis Bari, scritti a Cracovia negli anni della residenza presso la corte polacca e completati a Padova, furono editi una prima volta nel 1550 presso lo stampatore padovano Giacomo Fabriano e poi presso Bernardino Basa di Venezia nel 1596”.

Due edizioni! Un best seller per quei tempi quando avevano successo principalmente le Bibbie, i Classici e le imprese di guerrieri e d’amanti.
La seconda edizione è evidentemente postuma (Massilla morì il 1580) ed è segnale che l’interesse, sia pure forse solo degli specialisti di scienze giuridiche, verso le modalità di statuizione delle città era certamente vivo.
Ma cosa sono i Commentari? Sono l’apparato di note, glosse e, appunto, commenti, su quelle “leggi” che governavano anticamente la città di Bari.
Massilla propone e presenta, per la prima volta in forma sistematica, i testi delle consuetudini (non le leggi!!! che rinviano invece ad un apparato autoritativo di formulazione e di applicazione della norma) come erano stati raccolti dai due campioni della giurisprudenza barese: Sparàno e Andrea.
I testi dei giuristi medievali circolavano in una quantità di copie manoscritte, spesso difformi tra loro e quindi passibili di diverse o opposte interpretazioni e conseguenti contenziosi in caso di conflitti procedurali.
I testi delle consuetudini erano stati quindi posti una volta per sempre “nero su bianco” e in più corredati da un apparato sovrabbondante di glosse, pareri, giudizi, spiegazioni e interpretazioni. Un’opera immensa, un monumento per la nostra Città. Un vero peccato che il grande Vincenzo Massilla sia stato relegato in una lontana periferia!
Bibliografia
- Francesco Lombardi, Le cento imagini degli uomini illustri baresi in lettere ed armi. MS inedito risalente alla fine del XVII secolo o ai primi del successivo.
- Francesco Quarto, Le antiche scritture di Bari. Considerazioni critiche sul Messaletto e altre fonti documentarie della città. Bari, Centro Studi Nicolaiani – Levante Editori, 2009.
- Teodoro Massa, Le Consuetudini della città di Bari. Trani, Vecchi, 1903
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Francesco Quarto è nato e vive a Bari. Da poco in pensione dopo tanti anni di vita da bibliotecario durante i quali ha “supportato” generazioni di studenti e non solo: docenti, ricercatori, accademici e continua a mantenere relazioni e contatti. Sviluppa le sue ricerche sulla storia della tipografia antica in Puglia scoprendo numerose edizioni ignote. La storia della città di Bari e l’altro ambito privilegiato dei suoi interessi. Da due anni ha una rubrica sui nostri quotidiani, molto apprezzata dai baresi e anche da viandanti e viaggiatori di passaggio nella città.
La Cronaca sulle famiglie nobhili di Bari è consultabile integralmente on-line (edizione del 1881)
https://archive.org/details/lacronacadivinc00massgoog
Grazie mio buon amico. La segnalazione è utile per chiunque voglia saperne dipiù e dalle fonti “primarie”.
Un sauto
Francesco Quarto
Grazie per le informazioni storiche che fornite su di una città che non ha e molte volte non apprezza la memoria storica di sé stessa.
Grazie per la appropriata considerazione; mi scuso per la risposta tardiva, ma poiché – causa pandemia – mi sono relegato in una dimora di campagna con difficoltà di connessioni di rete, non guardo con regolarità il “mio” giornale o altri media.
Bene, volevo quindi ringraziarla e specificare che intento dei miei contributi è appunto quello di utilizzare la topopnomastica cittadina per deviare verso altri argomenti come possono essere le recensioni (più o meno fasulle) di composizioni letterarie attribuite agli intestatari di strade e piazze baresi, ma anche di raccontare qualche cosa di poco noto o ignoto di persone e fatti dela nostra città.
sempre nei limiti delle mie conoscenze pregresse e delle mie capacità “affabulatorie”. il tutto condito da un pizzico di ironia e leggerezza scansonata perché credo che non si debba essere per forza pesanti e pedanti nel raccontare storia e storie.
Insomma grazie ancora e, mi raccomando, continui a seguirmi e a seguire “Bari-E”!
FQ