Due Chiese per due quartieri: la nascita dei quartieri “fratelli” di Carrassi e San Pasquale di Bari – SECONDA PARTE: San Pasquale, dall’altare del ‘700 al mosaico di Rupnik (2005)

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La nascita oltre la cinta ferroviaria dei primi due quartieri suburbani di Bari, Carrassi e San Pasquale dette inizio, nei primi anni del Novecento, alla caotica espansione urbanistica di Bari in direzione Sud, mossa da una sovrastimata crescita demografica degli anni 50.

La storia dello sviluppo di questi quartieri “fratelli” è tuttavia inscindibile dalla sollecitudine pastorale della Chiesa di costituire lì le prime parrocchie extramoenia. Esigenza resa impellente dalla nascita dell’ingombrante, “concorrenziale” del complesso della Chiesa Russa, la cui presenza ancora oggi polarizza l’attenzione, relegando nell’ombra le chiese cattoliche vicine: Santa Maria delle Vittorie (che tuttavia verrà fondata in un periodo successivo, essendo originariamente una chiesa conventuale, non parrocchiale), San Marcello (ancora più recente) e, appunto, Nostra Signora del SS. Sacramento (poi rinominata solo “SS: Sacramento”) intorno alla quale si forma il nuovo quartiere Carrassi, praticamente coeva a San Pasquale nel quartiere omonimo.

Due Chiese per due quartieri, quindi. E ci chiediamo: è possibile “capire” Carrassi e San Pasquale leggendo i suoi due principali edifici di culto? Ci proviamo.

2. La Chiesa di San Pasquale: dall’altare del ‘700 al mosaico di Rupnik (2005)

Il Mons. Giulio Vaccaro (Napoli 1851-Bari 1924) Vescovo di Bari (1898-1924), paventando l’accrescersi del proselitismo del clero ortodosso nella periferia sud barese – stante l’assenza di luoghi di culto per i cattolici – decise di fondare due nuove parrocchie (erette con decreto arcivescovile del 26 giugno 1916): San Pasquale di Baylon e Nostra Signora del SS. Sacramento, rispettivamente nel quartiere San Pasquale e nel quartiere Carrassi.

La Chiesa di S. Pasquale Baylon venne costruita (1919-41) su progetto dell’Arch. Francesco Creti (non altrimenti noto, probabilmente non era barese) e direzione tecnica dell’Ing. Ettore Berardi di Bari: sul Berardi abbiamo scarse notizie, ma sappiamo che a Bari ha progettato alcune palazzine al quartiere Madonnella, in collaborazione coi fratelli Cesare Ernesto e Francesco, ed era imparentato con l’ing. Ettore Patruno (avendone sposata la figlia Emma).

Fronte dell’edificio
Ingresso della chiesa
Pianta S. Pasquale 1919-1940

L’edificio è a croce latina a navata unica (lunghezza mt. 25; larghezza mt. 12, h. mt. 21,50), con 2 cappelle costituenti i due bracci della croce ed abside semicircolare; le 4 arcate a sesto pieno su pilastri (mt. 1,25×0,90) lungo le pareti della navata, sono sormontate da un cornicione modanato, mentre gli archi trasversali alla navata determinano le 4 campate in cui è suddivisa la volta a botte che copre la navata stessa. Il materiale adoperato è il tufo carparo, e la struttura è rinforzata in cemento armato per le cordonature e le imposte degli archi e delle volte; la pavimentazione è marmorea (Ditta Luigi Muciaccia, 1955). La facciata moderna (Arch. Pasquale Carbonara, 1959-60) è in pietra di Trani, e reca l’iscrizione con nome della benefattrice e l’anno in cui fu conclusa:

EX MUNIFICENTIA / DOMINAE THERESIAE SCIANATICO / PIGNATARO / A. D. MCMLX.

Duole constatare che un ben più artistico progetto per la nuova facciata (1957), conforme alla tradizione degli edifici chiesastici, non venne realizzato: esso era opera del Prof. Ing. Vitantonio Lozupone (Valenzano, Bari 1912 – Bari 1999) in collaborazione col suo amico pittore Cav. Nicola Lanave (Bari 1913-99).

Progetto Lozupone

Il portale che inquadra l’ingresso laterale rivela lo stile eclettico dei primi del ‘900 (antitetico rispetto alla facciata principale di stile contemporaneo): rimarchevoli i capitelli d’anta dell’ordine dorico, con decorazione a meandri nel collarino e ad ovoli e dardi nell’echino, di squisita fattura.

Ingresso laterale
Vetrata posta…
… sull’ingresso della sala
Cappella nel braccio sinistro

La lapide nell’antisala uffici parrocchiali ricorda la posa della prima pietra, avvenuta il 22 giugno 1919. Il pittore Umberto Colonna (Bari 1913-1993) realizzò il cartone per la vetrata artistica Cristo Redentore (1959-60) nonché la tela Battesimo di Gesù (1964) custodita nell’interno. Nell’abside si trovava un Crocefisso ligneo della Ditta Mussner di Ortisei (attualmente collocato nella Cappella del SS. Sacramento), che ha fornite pure le statue lignee di S. Pasquale Baylon e di S. Teresa d’Avila nonché il candelabro del cero pasquale.

Nel braccio destro del transetto (Cappella del SS. Sacramento) si trova un pregevole altare policromo in marmi intagliati a volute (sec. XVIII), di tipo “vaccariano”, proveniente dalla diruta chiesa di S. Maria del Buon Consiglio in Bari Vecchia, come attesta l’epigrafe:

“Questo altare maggiore / pregiata opera del settecento / proveniente dalla diroccata chiesa / di S. Maria nella città vecchia / Teresa Scianatico ved. Pignataro / il 21 aprile 1956 / donava / e nella pasqua del 1957 / l’ornava di marmorea balaustra / il parroco e i fedeli / con grato animo ricordano”.

Nel braccio destro del transetto…
… si trova un pregevole altare
Epigrafe
Seconda epigrafe

Nel paliotto, un altorilievo clipeato raffigurante Sant’Agostino, mentre nel ciborio spiccano tre delicate testine angeliche.

Altorilievo clipeato
Ciborio

L’altare in parola può essere confrontato con l’Altar Maggiore (1742-47) della Chiesa di S. Giacomo in Bari Vecchia, disegnato dall’Arch. Domenico Antonio Vaccaro (Napoli 1678-1745) e realizzato dal marmista Carlo Tucci (not. 1715-50): lo schema tipologico è il medesimo – definito appunto “modello vaccariano” dalla storica dell’arte prof. Mimma Pasculli Ferrara – ed anche la datazione è pressappoco la stessa. Il Vaccaro potrebbe aver progettato anche questo altare? Ci sembra verosimile, ma non possiamo affermarlo recisamente: servirebbero studi più approfonditi da parte degli specialisti del Barocco locale, pertanto ci limitiamo a segnalare l’analogia tipologica e stilistica. È molto probabile, d’altro canto, che un ignoto artista locale abbia semplicemente “copiato” il modello del Vaccaro. In ogni caso, il problema della “autografia” dell’opera d’arte è fuorviante: nella storia dell’arte i “geni solitari” come Leonardo e Michelangelo sono l’eccezione, non la regola; la maggior parte degli artisti erano anche abili “imprenditori” come il Cavalier Bernini (la critica ancora dibatte quanto vi sia realmente di “berniniano” nel baldacchino di S. Pietro e quanto in realtà vi abbia contribuito il suo collaboratore – poi acerrimo rivale – Borromini) o per l’appunto Domenico Vaccaro, che spesso supervisionava il lavoro altrui. Sappiamo inoltre (sempre dagli studi di M. Pasculli Ferrara) che nel 1735 il Vaccaro si trovava nella nostra città, chiamato per “innovare” la Cattedrale di S. Sabino (cripta compresa) nonché il Seminario Vescovile: ma, come è noto, della sua maggiore impresa barese, San Sabino, resta solo la cripta (tutta la chiesa soprastante ha subito tra la fine dell’800 e i primi decenni del ‘900 un intervento di “ripristino al romanico”).

Tornando a San Pasquale, l’edificio chiesastico ha subito una notevole trasformazione in tempi recentissimi: infatti, nella parete absidale è stato realizzato il mosaico “Dies Domini” (2004-05) del gesuita Padre Marco Ivan Rupnik (Zadlog, Slovenia 28 novembre 1954), intriso di complessi significati teologici.

Mosaico “Dies Domini”

Altra opera recentissima, benedetta dal Vescovo Mons. Francesco Cacucci (1999-2020), è la cancellata d’ingresso, in acciaio con altorilievo bronzeo (scultrice Anna Maria Di Terlizzi, 2009): è curioso notare che l’autrice, oltre ad apporre data e firma, ha voluto dedicare l’opera alla sua nipotina Lisa (sul libro aperto retto dal bambino a destra sono incise le parole “A LISA / DA / TUA NONNA”). Un dettaglio curioso che forse in pochi avranno notato.

Cancellata d’ingresso in acciaio con altorilievo bronzeo
Dedica

Foto: Nicola Antonio Imperiale

Bibliografia

P. CORBO, La Chiesa di S. Pasquale in Bari. Note e documenti storici inediti dalla istituzione della Parrocchia al 1994, Levante Editori, Bari 1996

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Vedi anche la prima parte, nel precedente articolo

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Architetto e storico dell’arte, ha al suo attivo la pubblicazione di vari libri e numerosi articoli sull’Arte italiana, con particolare riguardo alle città pugliesi tra Ottocento e Novecento. E' curatore del blog sull'arte del Ventennio "Arte Ventennio": www.arteventennio.com.

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