Dalla stella Michelin al ritorno in Puglia: la storia dello chef Roberto Monopoli

Foto dello chef Roberto Monopoli

Per molti partire dalla Puglia significa inseguire altrove occasioni migliori, per qualcun altro, invece, il vero traguardo è trovare il coraggio di tornare. È la storia di Roberto Monopoli, chef originario di Casamassima, che dopo ventiquattro anni trascorsi nelle cucine più prestigiose d’Italia e d’Europa e una stella Michelin conquistata, ha scelto di mettere la propria esperienza al servizio della terra in cui tutto era cominciato. Un ritorno che non rappresenta un passo indietro, ma una nuova idea di successo: riportare a casa esperienza, tecnica e visione. 

Per chi è nato e cresciuto nello stesso paese, questo ritorno ha un significato che va oltre la carriera. Racconta una Puglia che non è soltanto un luogo da lasciare per costruire il proprio futuro, ma anche una terra in cui si può decidere di investire, restituendo valore alle proprie radici. 

Lo chef Monopoli oggi

Oggi Monopoli guida la cucina di Casananna – una sala di banqueting, per eventi e cerimonie – a Casamassima, con una sfida ben precisa: dimostrare che l’alta cucina non vive solo nei grandi alberghi o nelle metropoli, ma può nascere anche dove affondano i ricordi più autentici. Perché il suo non è un ritorno nostalgico ma un nuovo inizio, mettere l’esperienza maturata nell’alta ristorazione al servizio di un progetto nato proprio a casa, dove lui è cresciuto.

Eppure, la cucina non è stata il sogno di una vita. Lo chef non nasce in una famiglia di ristoratori, i suoi genitori erano parrucchieri e trascorreva le estati con i nonni fatte di gesti semplici, quelli che ancora oggi raccontano la tradizione delle famiglie pugliesi. «Contribuivo alle preparazioni, pulivo le verdure, facevamo la salsa di pomodoro, ma non avevo una vera passione per la cucina», ricorda. 

Quella passione arriverà molto più tardi, quasi per caso. L’alberghiero infatti non sembrava il preludio di una carriera nell’alta ristorazione: «Non ero uno studente brillante», ammette sorridendo.

A cambiare il corso delle cose non sarà la scuola, ma il lavoro.

Lo chef Roberto Monopoli

La prima esperienza in cucina

La prima esperienza ai fornelli iniziata soprattutto per guadagnare, si trasforma lentamente in una vocazione: «La passione è nata lavorando», dice con semplicità, sintetizzando un percorso costruito giorno dopo giorno, con sacrificio.

Da quel momento inizia un viaggio lungo ventiquattro anni, lontano dalla sua terra. Le prime esperienze lo portano sul lago di Como, poi in Toscana, dove il ristorante “Caino” rappresenta una svolta decisiva. È lì che scopre il mondo del fine dining (cucina raffinata) e comprende che di quella professione ne avrebbe fatto il suo futuro. 

Il lungo percorso

Dopo l’esperienza in Toscana, il percorso di Monopoli prosegue a Milano nelle cucine dello chef Claudio Sadler, dove consolida le basi dell’alta ristorazione italiana. Successivamente approda in Piemonte al fianco dello chef Luca Battaglini, continuando ad affinare tecnica e sensibilità gastronomica. Ogni brigata rappresenta una nuova scuola, ogni chef un diverso modo di intendere la cucina.

«Ogni esperienza, che sia positiva o negativa, ti lascia sempre qualcosa», racconta. «Ho avuto la fortuna di lavorare con chef di fama mondiale e nazionale, ognuno mi ha trasmesso un metodo, una visione, un modo diverso di affrontare questo mestiere».

Gastronomia internazionale

La tappa più significativa del suo percorso arriva con il gruppo di Alain Ducasse, una delle scuole più prestigiose della gastronomia internazionale. Qui Roberto impara che l’alta cucina non è soltanto tecnica, ma anche rigore, disciplina e attenzione maniacale ai dettagli.

Uno dei piatti preparati dallo chef

«Mi hanno azzerato, mi dissero: “Qui inizi da zero, con il nostro metodo di lavoro”», ci dice ricordando. Un’esperienza intensa, fatta di ritmi serrati e standard elevatissimi, che lo porta a crescere fino al ruolo di sous-chef. «All’inizio mi capitava di tornare a casa e piangere per lo stress», ammette. «Ma è stata la scuola che mi ha formato più di tutte».

La stella Michelin

Anni di sacrifici, disciplina e formazione trovano il loro riconoscimento con la conquista della stella Michelin alla guida della cucina del ristorante “Il Parco”, all’interno di Villa Grey a Forte dei Marmi. Un traguardo che per molti chef rappresenta il punto più alto di una carriera. 

Per Monopoli invece la stella è soprattutto il simbolo del percorso compiuto: «È bello ricevere un premio dopo tanti anni di impegno e di sacrifici», racconta. Un riconoscimento che arriva dopo aver rinunciato a molto, il tempo con la famiglia, gli affetti, una quotidianità vissuta lontano da casa. 

Negli ultimi anni collabora con Enrico Bartolini, lo chef italiano con il maggior numero di stelle Michelin, ma dentro di sé inizia a farsi strada una domanda. 

Proprio quando la carriera sembra offrire le opportunità più importanti, matura la scelta più difficile: «Avevo successo ma vedevo pochissimo mia figlia e la mia compagna», confessa. 

Ritorno in Puglia

Così, dopo ventiquattro anni trascorsi lontano dalla Puglia, decide di tornare. Non per rallentare, ma per dare un nuovo significato al suo lavoro.

«È stata una mia scelta, non sono stato costretto, è una decisione nata per amore della mia famiglia», spiega. Da quella consapevolezza prende forma il progetto Casananna a Casamassima: una sfida che punta a portare il linguaggio dell’alta cucina in una realtà diversa, rendendolo accessibile senza rinunciare alla qualità.

«È un progetto nato per caso» afferma lo chef «ero sceso in ferie a Casamassima e ho incontrato un amico del proprietario di Casananna, che era un mio amico di infanzia, e, facendo due chiacchiere, mi sono poi messo in contatto con il proprietario. Ho scoperto che lì cercavano un profilo come il mio, perché volevano portare Casananna ad un livello più alto e l’ho presa come una sfida». 

La vera sfida è proprio quella di far incontrare la tecnica che Roberto Monopoli ha affinato nelle cucine più prestigiose con i sapori con cui è cresciuto, senza proporre piatti troppo sofisticati che sarebbero compresi solo da pochi.

«Non mi sento di aver fatto un passo indietro» conclude «Vorrei che Casananna diventasse una struttura capace di distinguersi, dimostrando che si può fare una cucina di alto livello anche partendo da ingredienti semplici e dalla tradizione». 

Un piatto di alta cucina di Roberto Monopoli

Guardare avanti senza dimenticare le origini

La sua è una cucina che guarda avanti senza dimenticare da dove è partita: piatti della tradizione pugliese reinterpretati in chiave contemporanea, pensati per sorprendere senza perdere la loro identità.

«Mi piace creare piatti che, al primo assaggio, facciano riaffiorare un ricordo», racconta. È il caso del riso, patate e cozze, uno dei simboli della cucina di casa, che oggi presenta sotto veste moderna senza farne perdere l’anima.

Forse è proprio questo il senso del suo ritorno, non riportare semplicemente uno chef stellato in Puglia, ma restituire alla sua terra tutto ciò che il viaggio gli ha insegnato perché, a volte, il traguardo più importante non è arrivare lontano, ma scegliere di tornare. 


Link profilo Instagram:

https://www.instagram.com/monopoli_roberto

Link Wikipedia Fine dining:

https://en.wikipedia.org/wiki/Fine_dining

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Racconto storie, dettagli e frammenti di vita, li intreccio con parole che profumano di realtà e do voce alle persone che incontro. Perché le storie migliori parlano da sole, ma a volte hanno bisogno di qualcuno che le accompagni.

Martina Ragone è nata a Triggiano, ora vive a Verona dove insegna e fa volontariato. Si è laureata in lettere classiche alla triennale e in lettere moderne alla magistrale a Siena. Appassionata di cultura, poesia, arte e musica. Collabora con “In città” di Giovinazzo e ha diretto “Nero su Bianco”, il giornale della Cappella Universitaria di Siena.

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