Penelope Puglia, l’associazione che non lascia sole le persone: dove finisce una persona quando scompare?

Penelope

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Ci sono storie che iniziano con una domanda: Dove sei? Una domanda che rimbalza nel vuoto, sulle strade, nei telefoni che squillano senza risposta. Quando una persona scompare, il tempo si spezza. L’Italia ogni anno registra migliaia di sparizioni, ma dietro i numeri ci sono vite interrotte, famiglie sospese, domande che non trovano risposta.  È da questa ferita che nasce Penelope Italia ODV, l’associazione nazionale che da oltre vent’anni sostiene i familiari delle persone scomparse e spinge lo Stato a migliorare leggi, strumenti e metodologie di ricerca. 

Cos’è l’associazione Penelope?

E’ un faro per le famiglie che vivono l’incubo della scomparsa di una persona cara. Nata per offrire supporto legale, psicologico e pratico e in prima persona mette a disposizione strumenti e volontari per continuare le ricerche laddove lo Stato si ferma.

«Ogni volta che parte una ricerca, noi siamo lì, passo dopo passo anche quando le autorità si fermano, noi continuiamo».  Ci racconta Annalisa Loconsole, direttrice di Penelope Puglia. Un impegno concreto che spesso fa la differenza tra speranza e rassegnazione.

Logo Penelope Puglia

Come nasce

L’associazione affonda le proprie radici nel dolore della famiglia Claps. Nel 1983, Elisa Claps, una ragazza di 16 anni di Potenza, scomparve senza lasciare traccia. Per 17 anni la famiglia visse nell’incertezza: le ricerche erano frammentarie e il sistema giudiziario e investigativo italiano mostrava gravi lacune nella gestione dei casi di persone scomparse. Fu proprio il fratello Gildo Claps, a percepire la necessità di un cambiamento: il dolore personale lo spinse a fondare Penelope nel 2002, trasformando la sofferenza in un impegno concreto per supportare altre famiglie e fare pressione sulle istituzioni per leggi più efficaci.

Negli anni, il caso di Elisa divenne simbolo delle difficoltà nel ritrovare persone scomparse in Italia e della necessità di strumenti più completi, come il Piano nazionale per le persone scomparse, istituito con la Legge 203 del 2012, che serve a coordinare polizia, vigili del fuoco, protezione civile e autorità locali tramite la Prefettura e la banca dati del DNA, disponibile solo dal 2017 per confrontare i profili genetici dei familiari con i resti non identificati.

Penelope Puglia

«Quando mio padre sparì – ci confida Annalisa – compresi quanto fosse fragile il sistema per le famiglie. Non volevo che altri vivessero la stessa angoscia, così ho deciso di fare qualcosa». Nasce così Penelope Puglia nel 2006, la sezione regionale dell’associazione nazionale con l’intento di  trasformare il dolore personale in azione concreta, ad oggi conta sessanta volontari, molti familiari di persone scomparse.

«Una scomparsa ti strappa la terra da sotto i piedi, non sai se piangere, se cercare, se credere. Vivi in un limbo, sospesa tra speranza e verità», Annalisa ha trasformato questo limbo in un impegno quotidiano. Ha scelto di sedersi accanto a chi vive lo stesso dolore, di guidarli attraverso procedure, ricerche, incontri con prefetture e procure e soprattutto, di non farli sentire soli.

Quando una persona scompare, il tempo diventa un nemico silenzioso, e ogni ora può fare la differenza. Il primo passo è la denuncia, che può essere presentata dai familiari o da chi ha notizia della sparizione. Una volta ricevuta, le forze dell’ordine attivano il Piano nazionale per le persone scomparse, coordinato dalla Prefettura e che coinvolge polizia, carabinieri, vigili del fuoco e protezione civile.

«Appena scatta il piano, tutto diventa frenetico – ci racconta Annalisa – ogni informazione, anche la più piccola, può essere fondamentale. Noi monitoriamo, collaboriamo, cerchiamo di dare un senso a ogni traccia».

L’iter di ricerca

L’iter prevede sopralluoghi, interrogatori, raccolta di testimonianze e analisi di eventuali tracce digitali o fisiche. Se necessario, Penelope mette a disposizione risorse aggiuntive, come droni per sorvolare aree difficili da raggiungere, cani molecolari addestrati a seguire odori specifici, rilievi topografici e mappe dettagliate. Anche la banca dati del DNA può entrare in gioco per confrontare campioni dei familiari con resti non identificati.

Questo percorso, rigoroso ma umano, mette in luce la delicatezza del lavoro: «ogni caso è unico, ogni famiglia ha bisogno di ascolto, sostegno e accompagnamento. Penelope Puglia non solo fornisce strumenti e competenze, ma soprattutto non lascia che la speranza si spenga. Io dopo 19 anni cerco ancora il mio papà».

Ogni caso ha il suo volto, ogni scomparsa la sua storia. Annalisa ci parla di famiglie sospese in un’incertezza che oscilla tra speranza e disperazione. Per Penelope non esistono statistiche fredde, dietro ogni numero c’è un padre, una madre, un figlio, un’amica o un collega che non torna.

Ci sono momenti in cui la burocrazia sembra un muro invalicabile come la dichiarazione di morte presunta che avviene solo dopo 10 anni, la gestione dei beni che vengono di conseguenza bloccati per altrettanti anni, le difficoltà legali che si accumulano come macigni sulla vita dei familiari. E poi ci sono i momenti di speranza, quei frammenti luminosi che giustificano ogni sforzo. Quando un ritrovamento, anche piccolo, restituisce un po’ di pace o di verità, il lavoro di Annalisa e dei volontari si trasforma in sollievo. «Ogni passo avanti, ogni segnale trovato, ogni famiglia che sente che non è sola, è la prova che ciò che facciamo ha senso», dice con un filo di voce che tradisce l’emozione.

Le storie

La forza dell’associazione emerge anche nei casi concreti che ci ricorda con lucidità e passione. Come quello di Marco, un giovane con disturbi psichici che scomparve in pieno inverno. «Quando siamo arrivati sul posto, la sua famiglia era disperata, non sapeva più dove cercare», racconta Annalisa. 

La storia di Giulia, 14 anni, che si allontanò da casa in seguito a un litigio familiare. In questi casi, la visibilità mediatica diventa cruciale. le segnalazioni sui social e sui media locali accelerano le ricerche e, spesso, permettono un ritrovamento più rapido.

O ancora, un ragazzo che aveva deciso di togliersi la vita. «Quando siamo arrivati, non c’era tempo per pensare, bisognava agire», ricorda Annalisa. Dopo una notte intera di ricerche, il giovane fu trovato in extremis, in condizioni critiche ma ancora vivo. È uno di quei momenti che restano impressi per sempre. «Quando siamo riusciti a riportarlo a casa, ho capito ancora una volta che anche un solo minuto può cambiare un destino», dice con la voce che si incrina per l’emozione. 

Ci sono poi gli anziani fragili, come i nonni affetti da Alzheimer che si perdono tra la nebbia dei campi pugliesi. «Sono storie che ti segnano, perché capisci quanto sia sottile il confine tra una normale giornata e la tragedia», confida Annalisa. In questi casi, Penelope si muove subito: contatto con la Prefettura, attivazione dei volontari, monitoraggio del territorio, fino a quando ogni possibilità non viene esplorata.

Nulla è lasciato al caso

In tutti questi episodi, il filo conduttore è chiaro: i ricercatori di Penelope non lascia nulla al caso. Ogni ricerca segue una procedura precisa, ma con l’aggiunta dell’umanità. «Non ci limitiamo a fare segnalazioni o procedure burocratiche, ci sediamo accanto alle famiglie, le ascoltiamo, le sosteniamo passo passo», dice Annalisa «e ogni volta che una persona viene ritrovata, anche solo con piccoli segnali di vita, ogni sforzo trova il suo senso».

In tutte queste storie è evidente come Penelope non sia solo un supporto tecnico o legale, bensì una presenza. «Noi non abbandoniamo mai una famiglia, mai. Anche quando le ricerche ufficiali finiscono, noi restiamo», afferma Annalisa.

C’è ancora tanto da fare

«Bisogna migliorare molto, la strada è ancora lunga», ammette Annalisa con un filo di rassegnazione ma anche di determinazione. «Nonostante gli strumenti messi in campo, il sistema italiano deve fare passi avanti importanti. La legge 203/2012, pur avendo introdotto strumenti fondamentali, avrebbe bisogno di una revisione più profonda per trattare ogni scomparsa come un’emergenza e non magari solo come un allontanamento volontario. Sarebbe necessario istituire un corpo nazionale specializzato nelle ricerche, con protocolli uniformi per tutte le prefetture, e strumenti tecnologici più avanzati per non perdere nemmeno un minuto prezioso».

Ci racconta anche della burocrazia che grava sulle famiglie, dei percorsi lunghi, complessi e dolorosi, che rendono ancora più difficile affrontare un momento già drammatico. Un sistema unico e centralizzato per segnalazioni, testimonianze e avvistamenti potrebbe fare la differenza, permettendo di trasformare ogni frammento di informazione in un passo concreto verso la verità. Per lei la richiesta è chiara: la scomparsa deve essere riconosciuta come un’emergenza, con la stessa urgenza e attenzione che merita chi non ha più voce.

Una scomparsa è fatta di silenzi più che di parole, di telefoni che restano accesi in costante attesa, di vestiti lasciati sull’ultima sedia occupata, di case in cui nessuno trova il coraggio di cambiare la posizione delle chiavi, del cappotto, degli oggetti quotidiani.

Giornata nazionale delle persone scomparse

Ogni 12 dicembre, nella Giornata nazionale delle persone scomparse, l’associazione Penelope chiede ai Comuni di accendere una luce verde. Una luce che non dice “addio”, ma “ti stiamo aspettando”.

Alla fine dell’intervista, le chiedo cosa la spinga ogni giorno a continuare, lei sorride ma non con leggerezza, con quella fermezza dolce che solo certe ferite sanno dare: «Finché qualcuno cerca, nessuno è davvero scomparso».

È questo il cuore di Penelope: trasformare l’assenza in una chiamata alla vita. Tenere accesa una luce, anche quando tutto sembra buio e ricordare a ogni famiglia che, finché c’è qualcuno che chiede “dove sei?”, la storia non è finita.


Copertina: Gemini Google e Photoshop rielaborazione grafica Nicola Antonio Imperiale

Link sito Penelope Italia ODV:

https://www.penelopeitalia.org/

Link Pagina FB Penelope Puglia:

https://www.facebook.com/PenelopePuglia?locale=it_IT

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