Il bene comune di Rocco Papaleo, quando il racconto salva dalla solitudine dell’individualismo
bene comune
Rocco Papaleo – attore e regista di origini lucane, già autore del celebre film Basilicata coast to coast – torna nelle sale cinematografiche con il suo nuovo film Il bene comune che affronta la tematica della resilienza e del racconto come occasione per condividere il proprio vissuto e salvarsi dalla solitudine dell’individualismo. E ci riesce facendo immergere lo spettatore in una storia coinvolgente e originale.
La trama del film “il bene comune”
Raffaella, un’attrice di “insuccesso” (interpretata dalla bravissima Vanessa Scalera) che svolge teatroterapia a quattro detenute in una casa di accoglienza – Samanta, Gudrun, Fiammetta ed Anny – decide di organizzare per loro una gita fuori porta sul massiccio del Pollino in Basilicata, alla ricerca del pino loricato, simbolo di resilienza.
Si tratta di un albero secolare che si trova unicamente nel Parco Nazionale del Pollino, molto possente nelle dimensioni, raggiunge i 40 metri di altezza, con un diametro del tronco di circa 160 cm. Quest’albero è in grado di adattarsi alle condizioni più difficili, grazie anche alla sua corteccia ruvida, da cui deriva l’aggettivo “loricato”: la lorica, infatti, era la corazza indossata dagli antichi soldati romani.
L’immagine di questa pianta sarà non solo la meta di questo cammino, ma è anche il simbolo del messaggio di questo film.
I personaggi
Per organizzare questa gita Raffaella contatta Biagio, una guida turistica ed ex militare (interpretato da Rocco Papaleo), che – in compagnia del nipote Luciano (Andrea Fuorto), di cui è anche allenatore di atletica – accompagna questo gruppo sul massiccio del Pollino.
Il cammino diventa presto un viaggio di trasformazione e, pian piano, attraverso flashback, lo spettatore verrà a conoscenza delle storie delle detenute, storie fatte di errori, ma anche dell’intensa ricerca di riscatto, nella speranza di costruire una vita migliore.
La difficile storia di Samanta (interpretata magistralmente dalla celebre Claudia Pandolfi) è quella di una madre che ha osato immaginare l’emancipazione dal marito ricco e violento, per vivere liberamente con il suo amato figlio, ma si è lasciata coinvolgere in un traffico di droga. Poi c’è Fiammetta (Livia Ferri), cantautrice traumatizzata dal tradimento della sua manager e per questo motivo non riesce più a cantare le sue meravigliose canzoni, ma proprio durante questo cammino ritroverà la sua passione. Anny (interpretata da Rosanna Sparapano) è un’ingegnera informatica trasformatasi un’hacker insospettabile che riesce sempre a coinvolgere tutti con il suo sorriso e la sua determinazione. Mentre Gudrun (Teresa Saponangelo)è un’infermiera che ha perso il lavoro e tenta un furto ad un supermercato ma senza successo; ha un carattere apparentemente scontroso, eppure in questo viaggio scoprirà l’importanza e il valore dell’essere in un gruppo.
Queste donne, con le loro fragilità e la loro voglia di rinascere, vivranno questo cammino, riscoprendo piano piano le loro passioni, le loro emozioni e i loro sogni – tramite incontri e imprevisti più o meno spiacevoli – sullo sfondo di una natura incontaminata che darà loro un piccolo assaggio di libertà e le aiuterà a ritrovare se stesse.

L’evolversi della vicenda
E lo stesso accadrà a Biagio e Raffaella che metteranno a nudo le loro storie, fatte di fallimenti ed errori, ma anche di tanta costanza nel difendere i propri ideali, e poi si innamoreranno.
Un altro personaggio particolare è Luciano, il nipote di Biagio, un ragazzo alla ricerca della sua strada che apparentemente sembra non appassionarsi a nulla, nemmeno alla corsa, alla quale suo zio cerca costantemente di allenarlo, ma inaspettatamente, durante il cammino, in un momento di necessità, riuscirà a superare se stesso correndo incessantemente per salvare la vita di Anny.
Lo spettatore è coinvolto
Lo spettatore si ritrova coinvolto in ogni singola storia, scoprendo che la vita non finisce quando si commette un errore, perchè c’è sempre una possibilità di rinascita, di guardare le cose da un’altra prospettiva, di adattarsi alle situazioni più complesse e trovare una propria forma, unica e originale, proprio come il pino loricato, che trova la sua dimensione in una terra selvaggia, sebbene autentica.
Dal punto di vista narratologico, le vicende si articolano su tre piani: la storia vera e propria, i flashback che rivelano le toccanti storie dei personaggi, e i momenti di dialogo con il pubblico all’interno di quadretti che irrompono nella narrazione.
I personaggi, infatti, sono trasportati in una chiesa rupestre, con i costumi bianchi di Sara Fanelli che richiamano una dimensione mitica, e un’orchestra con strumenti musicali diversi per ognuno – a sottolineare l’unicità e l’importanza di ciascuna storia – e si raccontano con un sottofondo musicale jazz (curato da Michele Braga).
Secondo il regista solo con la condivisione autentica del proprio vissuto è possibile realizzare quel “bene comune” che salva dal solipsismo. Ed è proprio quello che cerca di insegnare questo film, coniugando una riflessione profonda all’ironia leggera che caratterizza lo stile di Rocco Papaleo, il tutto immerso nella semplicità disarmante della natura lucana.
Link Wikipedia film “il bene comune”:
https://it.wikipedia.org/wiki/Il_bene_comune
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Martina Ragone è nata a Triggiano, ora vive a Verona dove insegna e fa volontariato. Si è laureata in lettere classiche alla triennale e in lettere moderne alla magistrale a Siena. Appassionata di cultura, poesia, arte e musica. Collabora con “In città” di Giovinazzo e ha diretto “Nero su Bianco”, il giornale della Cappella Universitaria di Siena.