Radio pirata: la storia di Radio Caroline, Voice of Peace e delle prime radio libere italiane
Oggi è possibile ascoltare liberamente qualunque genere di musica e programmazione alla radio, eppure qualche decennio fa era molto difficile per i privati trasmettere via radio, perché le emittenti autorizzate erano solo quelle pubbliche. Nonostante ciò ci sono stati dei tentativi di far ascoltare musica alternativa, messaggi di pace e speranza, un modo di pensare fuori dagli schemi, e ce lo dimostra la storia di due radio: Radio Caroline e Voice of Peace, la prima britannica e la seconda israeliana, radio che contribuirono a ispirare il fenomeno delle radio pirata europee, comprese quelle italiane.
Le radio pirata
Conosciamo le loro storie.
Negli anni Sessanta, sulla radio pubblica inglese, era riservato poco spazio alla nuova musica beat e rock: la BBC aveva limiti molto rigidi per cui trasmetteva solo artisti affermati o comunque legati alle grandi case discografiche, vietava le pubblicità e aveva una programmazione orientata a una funzione pedagogica ed educativa del pubblico. È per questo che l’irlandese Ronan O’Rahilly, nel marzo del 1964, decise di aggirare il monopolio e lanciare la sua stazione radiofonica in acque internazionali. In questo modo poteva trasmettere musica liberamente, poiché lo Stato britannico non era dotato di una legge che potesse impedire le trasmissioni. Così Ronan acquistò una nave e nacque “Radio Caroline”.
Radio Caroline
Sulla nuova radio veniva trasmessa musica dei nascenti gruppi inglesi: i Beatles, i Rolling Stones, i Kinks, gli Who e molti altri che ebbero così notevole pubblicità. In soli pochi mesi raggiunse i 7 milioni di ascoltatori e, sull’esempio di Radio Caroline, iniziarono a diffondersi altre radio pirata. Per arginare questo nuovo fenomeno, nel 1967 il governo britannico varò una durissima legge (Marine Broadcasting Offences Act) che puniva severamente tali emittenti.
Quasi tutte le stazioni furono costrette a chiudere, ma Radio Caroline resistette tenacemente e sfidò il governo britannico continuando a trasmettere. Da questo momento in poi le vicende di questa radio sono state altalenanti fino al 2017, anno in cui ha finalmente ottenuto un’autorizzazione ufficiale da parte del governo britannico per trasmettere liberamente e continua a farlo ancora oggi.

Voice of Peace
Tra le radio pirata che hanno divulgato musica pop commerciale, è esistita un’altra emittente che ha cercato di veicolare anche messaggi di pace in una zona da sempre devastata dalla guerra, si tratta di “Voice of Peace.” Questa radio aveva l’obiettivo di promuovere il dialogo e il rispetto tra israeliani e palestinesi. L’emittente era stata fondata nel 1973 dall’attivista israeliano Avraham “Abie” Nathan, che avendo combattuto nella guerra del 1948 contro gli arabi, si era poi pentito e aveva deciso di impegnarsi per la pace.

L’uomo acquistò un vecchio mercantile olandese e lo ancorò appena fuori dalle acque territoriali israeliane. In questo modo poteva trasmettere liberamente, senza dipendere dal monopolio radiofonico statale. “Voice of Peace” trasmetteva principalmente musica pop e commerciale, intervallata da brevi messaggi di pace e interventi telefonici diretti tra persone appartenenti ai due popoli, e, in pochi anni, raggiunse milioni di ascoltatori in tutto il Medio Oriente.
Negli anni Ottanta Abie incontrò anche rappresentanti dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina e, dato che tali contatti erano vietati dalla legge israeliana, fu processato e scontò alcuni mesi di carcere.
Dopo la firma degli Accordi di Oslo, le difficoltà economiche iniziarono a pesare molto per la radio, così, nel 1993, Abie Nathan decise di chiudere l’emittente e di far affondare volontariamente la nave in mare aperto come gesto simbolico nel 1994.
Nel 2008, dopo la morte dell’attivista, il nome di “Voice of Peace” è stato rilanciato da una web radio, mantenendo lo spirito originario di diffusione della musica e dei messaggi di pace che possiamo ascoltare ancora oggi.
Da queste storie è stato tratto uno spettacolo teatrale intitolato “Rebel Radio Ships”, messo in scena al Parco Santa Toscana a Verona il 18 e 19 giugno di quest’anno da un gruppo di giovani della compagnia “Spazio Teatro Giovani”.
Le radio pirata in Italia
Questo fenomeno però non è rimasto limitato fuori dai confini italiani e dall’esempio di queste emittenti, anche in Italia, all’inizio degli anni ’70, quando c’era il monopolio della RAI, nacquero alcune radio pirata.
Il primo caso fu “Radio Sicilia Libera” che trasmise per sole ventiquattro ore in onde medie, il 24 marzo 1970, nella zona terremotata della valle del Belice. Poi nel 1974 dai colli dell’Osservanza a Bologna, da una roulotte, iniziarono le trasmissioni di “Radio Bologna”, ideata dalla Cooperativa Lavoratori Informazione.
Anche a Milano avvenne qualcosa di simile: dal 10 marzo 1975 un giradischi iniziò a suonare «I’m Free» degli Who in 101 FM e un furgone prese a girare per le strade della città, nacque così “Radio Milano International”. L’idea fu di due coppie di fratelli milanesi ventenni: Angelo e Rino Borra, Piero e Nino Cozzi. Purtroppo il 14 aprile 1975 la polizia intervenne sigillando il trasmettitore. Poco dopo, la radio fu dissequestrata legalmente, in seguito a un provvedimento dell’autorità giudiziaria, soprattutto grazie a una sentenza dalla Corte Costituzionale, che di fatto toglieva alla Rai il monopolio.

A Bari
Anche Bari ebbe le sue radio pirata, la prima fu “Bari Radio Uno”, nata il 29 agosto 1975 e fondata da dodici giovani noti come gli “apostoli”, ebbe come prima sede lo storico Hotel delle Nazioni e trasmetteva per dodici ore musica, sport, notiziari e inchieste. Il 22 febbraio 1976 nacque “Bari Canale 100” che da abusiva divenne la prima radio a firmare un contratto con la SIAE. In quello stesso anno venne fondata “Radio Centrale” e “Radio Alternativa”, la cui sede era proprio vicina a quella della Rai e ben presto fu costretta a chiudere.
La sentenza della Corte Costituzionale
Come accennavamo sopra, tutte queste radio pirata furono finalmente legalizzate in Italia dalla sentenza n. 202 del 28 luglio 1976 della Corte Costituzionale che ha sancito che ogni cittadino poteva trasmettere tramite radio in ambito locale: nacquero così le radio libere.
Le storie di queste emittenti sono molto toccanti ed è importante conoscerle e divulgarle, perché dimostrano quanto la libertà di espressione sia un diritto fondamentale e inviolabile, soprattutto quando si tratta di diffondere messaggi di pace, fratellanza e bellezza.
Copertina: Immagine realizzata con intelligenza artificiale, ispirata a uno studio radiofonico degli anni ’60. Realizzata con Gemini Google, ChatGpt, Photoshop rielaborazione grafica Nicola Antonio Imperiale
Link Wikipedia Radio pirata:
https://it.wikipedia.org/wiki/Radio_pirata
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Martina Ragone è nata a Triggiano, ora vive a Verona dove insegna e fa volontariato. Si è laureata in lettere classiche alla triennale e in lettere moderne alla magistrale a Siena. Appassionata di cultura, poesia, arte e musica. Collabora con “In città” di Giovinazzo e ha diretto “Nero su Bianco”, il giornale della Cappella Universitaria di Siena.