La Cattedra del Vescovo: un’opera spesso trascurata della Cattedrale di San Sabino

Cattedra del Vescovo

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“Cattedrale”, “Basilica” e “Duomo” non sono affatto sinonimi, sebbene talora si tenda a confonderli nell’uso corrente. Senza entrare in lunghe digressioni storiche ed etimologiche – per le quali rimandiamo ai dizionari ed alle enciclopedie – ci limitiamo a ricordare, ai fini del nostro discorso che la “Cattedrale” viene chiamata in questo modo poiché accoglie al suo interno la Cattedra” del Vescovo, detta anche “sedia vescovile”.

Se da essa deriva il suo nome è pertanto logico che sia proprio la Cattedra il fulcro visivo di tale edificio per il culto: difatti essa trova la sua tradizionale collocazione sul fondo del presbiterio, in posizione assiale al centro della parete absidale.

La Cattedra del Vescovo

Bari non fa eccezione alla regola, e quindi anche nella nostra Cattedrale di San Sabino la sedia vescovile è collocata al centro della parete absidale. Sebbene spesso “oscurata” dalla Basilica di San Nicola, gli studi sulla Cattedrale non mancano: da Padre Gerardo Cioffari a Pina Belli d’Elia, senza dimenticare gli importanti contributi di Mimma Pasculli Ferrara, che ne ha rivelato il passato barocco, ormai obliterato dai restauri di “ripristino al romanico”.

La Cattedrale di San Sabino

È proprio nell’ambito dell’ultima grande campagna di restauri, condotta negli anni ’50 dall’Arch. Francesco Schettini (Turi 1907 – Roma 1974) che si colloca la vicenda costruttiva, o per meglio dire ricostruttiva, della nostra Cattedra.

Entrando nell’edificio, spesso non degniamo d’uno sguardo la Cattedra in questione, poiché il nostro sguardo è catturato dal magnifico ciborio, capolavoro di Alfano da Termoli (sec. XIII).

Schettini ne compie l’anastilosi nel periodo 1953-54, ossia ne recupera e ne riassembla i pezzi (ben 177!), e quindi è per suo merito (o demerito, secondo alcuni) che attualmente possiamo ammirarlo in tutta la sua magnificenza. Quanto sia stato “filologico” tale restauro è oggetto di disputa tra gli studiosi, in quanto la maggior parte di essi accusa Schettini di aver reinventato il romanico pugliese, ma noi preferiamo non entrare nel merito di tali dispute.

Entrando in chiesa…
… lo sguardo cade sul cibario

L’operazione di restauro di Schettini

Schettini ricompone anche l’ambone, anch’esso attribuito ad Alfano da Termoli, e del pari l’iconostasi (ossia il recinto che delimita l’area presbiteriale) e la Cattedra (sedia episcopale). Verosimilmente anche quest’ultima opera fu scolpita in origine da Alfano, o comunque sotto la sua supervisione, anche se non ne abbiamo la certezza (unica attribuzione inconfutabile è quella del ciborio, in quanto Alfano vi ha apposta la sua firma). Tali opere – nuove ed antiche nel contempo – furono benedette l’11 novembre 1954 dal Card. Marcello Mimmi, già Arcivescovo Metropolita di Bari (1933-52).

Alle spalle del cibario…
… sul fondo del presbiterio…
… c’è la sedia episcopale

La descrizione della Cattedra del vescovo

La Cattedra poggia su di un podio di tre gradini, ornati da motivi geometrici intrecciati. Il sedile vero e proprio consta d’un blocco marmoreo decorato da specchiature nella faccia centrale, motivi ad archi in quelle laterali; esso poggia su di uno zoccolo ed è inquadrato da una coppia di colonnine binate, che non sono perfettamente simmetriche (colonnine binate semplici a sinistra, ofitiche ossia intrecciate come serpenti a destra).

La Cattedra poggia su di un podio di tre gradini
Il sedile è un blocco marmoreo decorato

La spalliera è cuspidata, ed è scandita da arcatelle cieche alternate a fasce ornate da motivi geometrici ad intreccio. La lastra di marmo per poggiapiedi, reca “un’iscrizione greca ammonitrice per il vescovo che si fosse insuperbito”, mentre due splendidi leoni sostituiscono i braccioli.

I leoni restaurati da Prayer

In fiero atteggiamento, i due leoni alludono alla difesa della Chiesa dall’eresia: essi furono restaurati dal prof. Guido Prayer (Venezia 1898 – Bari 1968), il cui intervento nella Cattedrale viene spesso trascurato.

I leoni restaurati

L’artista aveva già operato nella Cattedrale: suo è il disegno del pavimento della Trulla (realizzato seguendone le linee d’impostazione generali, ma con varianti), nonché il disegno del Sarcofago di Santa Colomba nella cripta (purtroppo attualmente non più in situ).

Disegno del pavimento della Trulla (proprietà dott. Silvano Prayer)
Sarcofago di Santa Colomba (proprietà dott. Silvano Prayer)

Il restauro della cattedra data 1954, mentre i due progetti di Prayer datano al 1943, ma probabilmente furono eseguiti dopo la guerra (per questi ultimi, presenti nell’Archivio Prayer, ringraziamo il Dott. Silvano Prayer).

Se gli interventi di Schettini e di Prayer vengono spesso criticati dagli studiosi, ponendone in dubbio la “scientificità”, osservando i due leoni che sembrano balzare a nuova vita non possiamo mettere in dubbio il loro amore per l’antico. Amare la Tradizione vuol dire ravvivare il fuoco, non custodire le ceneri.


Bibliografia:

  • La Gazzetta del Mezzogiorno, 6 novembre 1954
  • C. Schino, La Basilica Cattedrale, Bari 1966
  • G. Barracane – G. Cioffari, Le Chiese di Bari Antica, Bari 1989

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Architetto e storico dell’arte, ha al suo attivo la pubblicazione di vari libri e numerosi articoli sull’Arte italiana, con particolare riguardo alle città pugliesi tra Ottocento e Novecento. E' curatore del blog sull'arte del Ventennio "Arte Ventennio": www.arteventennio.com.

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