Francesco Saverio Abbrescia: la strada e i monumenti dedicati al poeta dialettale
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Non può mancare nei nostri brevi tour per il centro di Bari una passeggiata in via Abbrescia, una strada cruciale del quartiere Madonnella, che muovendo da via Carulli raggiunge il lungomare in corrispondenza di largo Adua. Occasione per dare giusto riconoscimento al poeta dialettale barese vissuto nella prima metà del XIX secolo, monumento delle arti letterarie cittadine: Francesco Saverio Abbrescia (1813-1852).
Ricordiamo la presenza in città di due importanti monumenti dedicati alla sua memoria: una lapide sormontata dal busto di bronzo del poeta, opera dello scultore barese Gaetano Stella, che riporta un’epigrafe dettata dal prof. Francesco Nitti di Vito, posta nel primo centenario della nascita sul muro della casa paterna, nell’odierno corso Vittorio Emanuele II, angolo via Francesco Lombardi (Hotel Palace); e il maestoso monumento sepolcrale eretto in suo onore nel cimitero di Bari.
Il vasto corpus di liriche del poeta Francesco Saverio Abbrescia
A dispetto della sua breve esistenza (scomparve nel 1852 a soli 39 anni), il canonico Abbrescia produsse un vasto corpus di liriche, per lo più in dialetto, che andavano ben oltre la spiritualità e la devozione popolare, toccando con acuta introspezione, fatti, vicende e persone dei suoi tempi e della sua città. Basti segnalare l’ode All’Accellenze du ’Ndennende de Vari, dedicata all’Intendente di Terra di Bari, o La Stamparì de Tiberie Panzine, del 1843, elogio della benemerita “Tipografia di Tiberio Pansini”: fatto insolito, almeno a quei tempi, leggere una dedica a una bottega artigiana cittadina.
Antonio Dentamaro nel lontano 1910 produsse un indice tematico della sua opera, suddividendolo in Satire e scherzi; Omaggi e date; Canti d’amore; Laudi sacre.
Non conosciamo l’ampiezza e la completezza del suo corpus letterario e non sappiamo quindi se questa nuova rievocazione dell’artista potrà dimostrarsi originale e inedita. Ma vogliamo tornare in questa sede, ancora sul personaggio per proporre un personale ricordo, risultato delle nostre continue campagne di scavo in quei particolari giacimenti di antichità che sono le biblioteche.
Pensavamo di aver individuato due poesie inedite in un un volumetto “strenna” risalente al 1895, ma l’entusiasmo rapidamente si è smorzato quando abbiamo constatato che già Vito Antonio Melchiorre le aveva pubblicate nella sua monografia dedicata al poeta. Ma non ci siamo persi d’animo e pubblichiamo le due “ex inedite” liriche, dando merito al grande ricercatore e offrendo un duplice omaggio al grande poeta.
La rivista barese “Il Salotto”
Le poesie apparvero nel fascicolo inserito tra i numeri della rivista barese Il Salotto, che nell’editoriale di esordio proponeva “nel suo formato civettuolo ed elegante, l’articolo di arte e quello di letteratura, la nota gaia e la sentimentale, la postilla mondana e quella di sport”, un omaggio della redazione che conteneva numerosi brevi testi di taglio analogo a quelli che caratterizzano la rivista, tra cui, La Signorina Befana, traduzione di Armando Perotti di Mademoiselle Croquemilaine di Goffredo di Crollalanza, direttore della rivista (Perotti fu tra i personaggi più in vista dell’ambiente culturale della città di Bari, e assiduo collaboratore del Il Salotto).
Le due poesie “inedite” del “canonico Francesco Sav. Abbrescia” sono datate 1851. Due liriche di otto versi ciascuna, la prima dedicata al celebre maestro barese, Nicola De Giosa (1818-1885), la seconda, in italiano, canta un appassionato rimpianto d’amore, non collegato direttamente al compositore.
L’empatia di Abbrescia verso il musicista era stata già esibita con Au meste de Cappedde D. Nicola De Giosa per la sciambagnata che se faci a Vare le 25 de Scennare du 1849. La lunga composizione di centoquattro versi fu successivamente pubblicata nel 1910 da A. Dentamaro nella sua raccolta, che purtroppo non riporta le nostre due poesie, che ora offriamo all’apprezzamento del lettore, amante dell’arte poetica e curioso della storia della città di Bari.
Le liriche (quasi) inedite
La prima:
U calascione mi steve schirdate, Steve appinnute a n’arue de pricueche, Quanne miniesti tu, mba Cole amate, I steve per scittaue so’ au fueche; Tu me diciesti; sienue ch’ è piccate! Me diesti nu bicchiere de virdeche, da tann’i semp’u tocch e sempe sone, S’av acchiurdate arrete u calascione. Vere 1851. U puete de Mar-sabedde Francische Saverie Abbrescie
E la seconda lirica:
E tu scendi dal ciel, bella armonia, Donna del cor, maestra della mente, E tu sollevi al ciel l’anima mia A serenarsi fra l’eletta gente: Ma quando inspiri al cor malinconia Suona la voce tua così possente, Che preso di dolor, molle di pianto Vivo la vita nel più dolce incanto. Bari 1851.
Bibliografia
- Francesco Saverio Abbrescia, Rime. Bari, Cannone, 1844.
- Francesco Saverio Abbrescia, Rime italiane e baresi. Bari, Petruzzelli, 1848.
- Antonio Dentamaro (a cura di), Le rime baresi di F.S. Abbrescia rivedute e ordinate per la terza ristampa, Bari, Avellino 1910.
- Vito Antonio Melchiorre, Francesco Saverio Abbrescia. La vita e le opere, Mario Adda, Bari 1995.
- Gigi De Santis, Core de BBare. Antologia di Poeti famosi e meno noti della Poesia Dialettale Barese, Wip Edizioni, Bari 2008.
Link Wikipedia:
https://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Saverio_Abbrescia
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Francesco Quarto è nato e vive a Bari. Da poco in pensione dopo tanti anni di vita da bibliotecario durante i quali ha “supportato” generazioni di studenti e non solo: docenti, ricercatori, accademici e continua a mantenere relazioni e contatti. Sviluppa le sue ricerche sulla storia della tipografia antica in Puglia scoprendo numerose edizioni ignote. La storia della città di Bari è l’altro ambito privilegiato dei suoi interessi. Da due anni ha una rubrica sui nostri quotidiani, molto apprezzata dai baresi e anche da viandanti e viaggiatori di passaggio nella città.








