Il paese innominabile: in Basilicata la sfortuna può tramutarsi in fortuna
paese innominabile
Avete mai attraversato la strada mentre passava un gatto nero? Siete mai usciti di casa proprio di venerdì 17? O avete mai evitato di passare sotto una scala per non correre rischi? Al giorno d’oggi, nonostante i numerosi progressi della scienza e dell’intelletto, la superstizione è ancora nemica di alcune persone che evitano caldamente precisi atteggiamenti per la paura, chiaramente infondata, di incorrere in spiacevoli ed irrimediabili conseguenze. Addirittura in Basilicata, in provincia di Matera, la superstizione è tale che esiste un paese di cui si dice che pronunciarne il nome porti sfortuna: si tratta di Colobraro, la cui etimologia è tutto un programma, deriva infatti dal latino locus colubrarius ovvero “luogo di serpenti”, e questo allude già a qualcosa di pericoloso e sinistro.
Pensate che la sua terribile innominabilità ha addirittura indotto gli abitanti dei borghi limitrofi a designarlo come “Chille paìsi” (“quel paese” in dialetto lucano).


La fama del paese innominabile
Pare che la fama di paese sfortunato derivi da un episodio ben preciso, di cui però non si possiedono prove in alcun documento. Si narra che negli anni ’40, l’avvocato Biagio Virgilio, all’epoca podestà, in una riunione di sindaci a Matera, alla fine di una sua affermazione avrebbe detto qualcosa del tipo: «Se non dico la verità, che possa cadere questo lampadario».
Secondo il racconto, il lampadario sarebbe caduto davvero, causando alcuni feriti e dando origine alla brutta nomea del paese.
Oltre a questo episodio, a dar man forte a questa credenza e alla diffusione della nomea sfortunata del paese innominabile ci ha pensato anche l’antropologo Ernesto de Martino che negli anni Cinquanta ha organizzato una spedizione nel Meridione per studiarne alcune dinamiche sociali.
Il saggio di de Martino
In un suo saggio, Note di viaggio, ha definito il borgo “un paese di jettatori”, affermando che a Ferrandina, un paese limitrofo, avevano predetto alla loro spedizione gomme forate e altri malanni sulla salita di Colobraro, e che ben altro sarebbe accaduto se avessero deciso di sostare in paese. Purtroppo, i danni all’automobile non sono mancati, ma è impossibile non procurarseli, data la ripidissima salita che conduce al paese, e alcuni episodi spiacevoli sono davvero capitati: si racconta, infatti, che l’équipe avesse un appuntamento con uno zampognaro, del quale intendeva incidere i canti, ma, appena giunta lì, hanno scoperto che l’uomo era morto un’ora prima, cadendo accidentalmente dal suo camion.
Sono tutte disgraziate casualità o è davvero possibile che sul luogo aleggi davvero un’onta di sfortuna?
Non abbiamo risposte da dare ma negli ultimi dieci anni, gli abitanti del paese innominabile, che non hanno mai accettato a cuor sereno la nomea di jettatori, hanno rielaborato questa fama negativa, reclamandola come tratto distintivo della propria identità e conferendole una lettura umoristica.
La reazione del paese alla fama
A tal proposito, il sindaco Andrea Bernardo ha ideato l’evento “Sogno di una notte… a quel paese”, che, a partire dal 2010, ogni martedì e venerdì del mese di agosto – i giorni della jella secondo la cultura popolare – accoglie migliaia di turisti, che vengono in contatto con questo mondo magico.
All’inizio il visitatore temerario che ha deciso di sfidare la sfortuna viene accolto presso il Palazzo delle Esposizioni e munito dell’“abitino”, detto “cingiok”, un amuleto che lo proteggerà dalla jella. Dopodiché è al sicuro, pronto per affrontare un mondo di “masciare” (le streghe), lupi mannari e “monachicchi” (gli spiritelli dei bambini morti prima di ricevere il battesimo), immergendosi in un percorso teatrale che utilizza il centro storico come palcoscenico itinerante.
I testi delle scene sono tratti proprio dagli scritti di quell’Ernesto de Martino e da storie della tradizione locale prevalentemente orale, messi in scena in dialetto lucano da ragazzi e adulti facenti parte dell’Associazione Culturale “Sognando il magico paese”.
L’utilizzo dell’ironia è ben presente durante tutto lo spettacolo, soprattutto quando i personaggi, dopo aver mostrato gli episodi di sfortuna e le magie, dichiarano con un sorriso che sono tutte chiacchiere a cui non bisogna credere.

Le parole del sindaco del “paese innominabile”
Anche quest’anno si è svolto questo evento e a tal proposito il sindaco ha dichiarato: «Quest’anno l’edizione di “Sogno di una notte… a quel paese” ha avuto molto successo. Abbiamo avuto cinque repliche nelle serate di venerdì dal 4 agosto al primo settembre. Una novità è stata l’organizzazione di una serata di musica popolare con pizziche e tarante ogni domenica di agosto, un tema che lo stesso de Martino ha studiato».
E prosegue: «Per quanto riguarda il percorso teatrale i testi sono stati modificati come ogni anno dal regista Giuseppe Ranoia che ha incrementato la presenza del personaggio del monachicchio, il che ha attirato più bambini tra il pubblico. Nel complesso sono molto soddisfatto, l’appuntamento è alla prossima estate».
Questo paese ha fatto della sua innominabilità la sua più grande fortuna e se siete coraggiosi e pronti a sfidare la jella, allora non esitate a visitare questo bel borgo… ma, anche se non siete superstiziosi e non portate con voi ferri di cavallo e cornetti rossi, se potete, evitate di pronunciarne il nome!

Link Wikipedia:
https://it.wikipedia.org/wiki/Colobraro
© 2023 Tutti i diritti riservati
Martina Ragone è nata a Triggiano, ora vive a Verona dove insegna e fa volontariato. Si è laureata in lettere classiche alla triennale e in lettere moderne alla magistrale a Siena. Appassionata di cultura, poesia, arte e musica. Collabora con “In città” di Giovinazzo e ha diretto “Nero su Bianco”, il giornale della Cappella Universitaria di Siena.
