Largo Susan Sontag: le donne, il teatro e il 99mo anniversario della “Kismet Visioni d’Arte”

copertina

copertina

Sebbene la “toponomastica al femminile” di Bari sia ancora molto lontana dall’auspicata “quota rosa”, durante le nostre investigazioni a spasso per i quartieri della città, non mancano sorprese e piacevoli scoperte. Come nel caso di Largo Susan Sontag. Sebbene situato nell’estrema periferia barese del Rione Stanic, il nome di questa donna è abbastanza noto ai cultori del teatro. La presenza nelle vicinanze del Teatro Kismet, in Strada San Giorgio Martire, ci offre lo spunto per parlare anche dell’effimera vita di una rivista culturale che oggi compie 99 anni, la “Kismet Visioni d’Arte”.

Largo Susan Sontag nel rione Stanic…
… dedicata alla saggista e drammaturga…
… ha nelle sue vicinanze il Teatro Kismet

Della Susan Sontag (1933-2004) accenniamo brevemente, ricordando solo la grande fama raggiunta come saggista e drammaturga, sottolineare la bella scelta di localizzare questa denominazione proprio in questa particolare zona. È facile immaginare un convinto suggerimento partito dai teatranti del Kismet. Sarebbe bello se in questo quartiere fosse dedicata un’altra strada anche Cecilia Mangini, la prima documentarista italiana, fotografa, regista, nativa di Mola di Bari, scomparsa circa due anni fa, che, come abbiamo avuto modo già di suggerire in un altro articolo, ancora attende il dovuto riconoscimento toponomastico. 

Miglior modo per onorare la Sontag, a nostro parere, è quindi parlare del Kismet. Il suo nome ha una etimologia antica, che risale al sanscrito, e che può essere tradotta come “fato” o “destino”, “sorte” o anche “fiducia nel destino”. Nasce a Bari nel 1981 come compagnia teatrale ragazzi per iniziativa di giovani attori provenienti da una scuola universitaria di recitazione, diretta da Carlo Formigoni. Seguendo poi il suo “felice destino” viene riconosciuto dal Ministero della Cultura come Teatro Stabile d’Innovazione, fino a diventare una bella, illustre, consolidata realtà della nostra Bari.

In realtà quei primi giovani attori non sono stati i primi ad usare la parola “Kismet” nella nostra città. Vi è un remoto precedente, del quale pochissimi sono al corrente, e tra i pochissimi ci mettiamo ovviamente proprio noi.

Bari ha già avuto Kismet nel suo dna, una presenza effimera, anzi assolutamente unica, nata e morta sul nascere: la “Kismet Visioni d’Arte” una rivista di arte e poesia vissuta solamente nell’arco di un solo numero, uscito il 24 febbraio del 1924, novantanove anni fa!

La rivista “Kismet Visioni d’Arte”
La rivista durò un solo numero
Il sommario della rivista

Per quanto ne sappiamo, è rimasta una sola copia, che scovammo nei reconditi depositi della principale biblioteca barese, la “Sagarriga Visconti Volpi”. Provedemmo a darne notizia in un paio di articoli su due importanti periodici, assicurandoci che fosse adeguatamente restaurata e accuratamente custodita.

Quel raro – unico? – numero è un collage di contributi di artisti internazionali, letterati, scultori, poeti, tra i quali brilla Hrand Nazariantz, il grande armeno, in odor di Nobel, che scelse Bari come sua nuova patria, e di cui viene riportata un’altrattanto rara sua immagine disegnata da  Joaquim Biosca. 

Hrand Nazariantz

La presenza degli Armeni a Bari sono un’antica costante, che risale all’accoglienza offerta dalla Città al martoriato popolo fuggito dal genocidio perpetrato dalla maggioranza turca del 1919. Oggi un’attiva associazione e un luogo ne preserva la memoria. In via Amendola campeggia una targa bilingue che dice “NOR ARAX 1926” (“Nuovo Aras” è il fiume che scorre tra Armenia, Turchia, Persia, Russia).

La scritta “Nor Arax”
Scritta in armeno

Hrand Nazariantz era venuto a Bari appena un attimo prima dell’esplodere della crudeltà turca, e non se ne volle più allontanare, innamorato come era della città, dei baresi, del Santo barese per eccellenza, San Nicola.

Alla sua/nostra città dedicò IL CANTO DI BARI, un poema che vide la luce solo su Kismet: versi di intensa partecipazione, di commossa emozione. Ne riportiamo alcuni:

O Città aperta, innanzi al chiaro acciaio

Del tuo mare, quest’e l’Ora chiara e perfetta

Bianca Città dei forti naviganti

Lucente … s’alza la tua Basilica superba

Tutta di luna pallida vestita, volta all’Oriente

Leggendo quelle rime abbiamo provato un moto di commozione per l’amore che Bari dona a quanti vi si appressano per conoscerla, visitarla e viverla, uno spirito disinteressato e affettuoso di accoglienza che conferma la sua antica vocazione levantina e orientale.

Sarebbe bello se teatranti del Kismet dedicassero una serata di omaggio e ricordo a  Nazariantz, al suo Canto e anche dei remoti promotori di una rivista orgogliosa, ma allo stesso tempo fragile.


Bibliografia

  • Pasquale Sorrenti, Hrand Nazariantz: uomo, poeta, patriota Bari, Levante, 1987.
  • Hrand Nazariantz, fedele d’amore. A cura di Paolo Lopane; con il contributo di Cosma Cafueri; introduzione di Borghos Levon Zekiyan. Bari, F.A.L. vision, 2012.
  • Francesco Quarto, “Kismet”: un raro periodico barese di cultura e arti, «Note di storia e cultura salentina Miscellanea di studi “Mons. Grazio Gianfreda”», XXVIII, 2018, p. 233-246.

@ 2023 Tutti i diritti riservati

Francesco-Quarto
+ posts

Francesco Quarto è nato e vive a Bari. Da poco in pensione dopo tanti anni di vita da bibliotecario durante i quali ha “supportato” generazioni di studenti e non solo: docenti, ricercatori, accademici e continua a mantenere relazioni e contatti. Sviluppa le sue ricerche sulla storia della tipografia antica in Puglia scoprendo numerose edizioni ignote. La storia della città di Bari è l’altro ambito privilegiato dei suoi interessi. Da due anni ha una rubrica sui nostri quotidiani, molto apprezzata dai baresi e anche da viandanti e viaggiatori di passaggio nella città.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *