L’ingenerosa toponomastica femminile barese
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Quante strade a Bari sono dedicate alle donne? Un lungimirante testo seicentesco elenca ben 100 donne famose, ma la toponomastica barese è ancora troppo ingenerosa verso “l’altra parte del cielo”, e tranne qualche eccezione, ricorda solo le “ombre” di alcune consorti di uomini più illustri e di qualche monaca. L’ultima delle quali è stata la beata Elia di San Clemente.
Una delle poche eccezioni nella toponomastica barese
Teodora Fracasso scomparve giovanissima nel 1927, in “odore di santità”. Santità riconosciuta nel 2006 con la sua beatificazione. Pochi anni or sono le fu dedicata una strada nella nostra città. Stiamo parlando della BEATA ELIA DI SAN CLEMENTE e la strada è il primo tratto amputato a via De Rossi, comprendente il solo isolato che da corso Italia incrocia via Crisanzio.

Il monastero della Beata Elia
La nostra amministrazione comunale ha scelto quel tratto di strada perché su di esso c’è ancora il Monastero San Giuseppe delle Carmelitane Scalze, all’interno delle cui mura la Beata trascorse gran parte della sua pur breve vita. Ma la nostra indole di storico e curioso delle cose di Bari si è a quel punto accesa per formulare una domanda: quante donne baresi hanno ricevuto l’onore di essere ricordate sulla targa marmorea delle nostra città?

Difficile risposta che impone una tediosa lettura di tutti gli stradari cittadini e noi, pur avvezzi a proporre recensioni astruse, non ce la siamo sentiti di trascorrere le nostre beate e piacevoli ore di “clausura” pandemica a compulsare i pur lodevoli lavori di Vito Antonio Melchiorre, di Pasquale Sorrenti, di Alfredo Giovine.
Ma proprio Vito Antonio Melchiorre ci ha dato il destro di allestire una nuova recensione fasulla. Il glorioso storico è stato autore, tra le centinaia di sue cose, anche di un volume intitolato Donne baresi. Ecco l’oggetto della nostra recensione.
Attenzione però, fedeli al nostro verbo di non voler commentare testo e ispirazione “lirica”, di questo libro diremo poco o nulla.
Il lavoro di Melchiorre
Innanzitutto precisiamo che il lavoro di Melchiorre non è “originale”, ma tratta, almeno nella sua seconda parte, della presentazione e trascrizione di un antico testo inedito. Questo non deve meravigliare conoscendo la propensione del Nostro alla difficile arte di comprendere scritture illeggibili, vergate su carte frantumate dal tempo e dai tarli, arte che lui dominava con facilità e autorevolezza (Il Libro Rosso di Bari e il Libro Magno di Bari solo per ricordare un paio delle sue imponenti fatiche, tra centinaia di contributi sparsi su riviste e periodici).
I due testi di Francesco Lombardi
Melchiorre ha avuto modo di vedere, leggere e trascrivere un antico testo autografo di un altro pilastro della storiografia barese di tutti i tempi: Francesco Lombardi. L’autore aveva pubblicato in vita solo due libri, il Compendio cronologico delle vite degli arcivescovi baresi (1697) e le Notizie istoriche della città e vescovi di Molfetta (1703), ma aveva lasciata inedita una quantità di compilazioni, che qui non potremo elencare tutte, tra le quali due testi oggi conservati presso la Biblioteca Nazionale di Napoli: Le cento imagini degli uomini illustri baresi in lettere ed armi e L’ombre delle cento imagini degli uomini illustri baresi.

La seconda opera è dedicata alle donne baresi. Operazione a dir poco insolita per quel tempo, che dimostra sensibilità “di genere”, perlomeno anomale. Lombardi volle riconoscere e far conoscere ai suoi contemporanei le donne di Bari. Mai nessuno aveva concepito che alle donne potesse essere dedicata un’intera biblioteca di ritratti letterari e tanto meno in una città come Bari, pur sempre periferica se non marginale e poco partecipe di fermenti culturali del resto d’Italia o d’Europa. Dobbiamo quindi essere orgogliosi di aver avuto tra i nostri eroi della storia e della cultura cittadina questo grande uomo.

Ben ha fatto Melchiorre a regalarci la trascrizione dell’inedito di Lombardi che altrimenti sarebbe rimasto dimenticato nella biblioteca napoletana. Lo storico ha narrato di tante figure femminili che hanno contribuito ciascuna a fare grande la nostra città, e tra queste anche le cento ombre.
La consapevolezza di Lombardi, che “l’altra metà del cielo” barese non potesse brillare di luce propria, non diminuisce la lungimirante intuizione che comunque la donna meritasse una visibilità autonoma.
La vita e le opere di cento donne baresi
Lo spavaldo Lombardi disdegna pertanto i limiti sociali, se ne infischia coraggiosamente delle convenzioni e descrive puntigliosamente la vita e le opere di ben cento donne baresi. Certo oggi noi contemporanei possiamo anche irriderlo per aver ridotto le baresi a “ombre”, ma forse è pretendere troppo in un uomo del Seicento una consapevolezza militante di genere e quindi di riconoscimento paritario tra le “Imagini” degli uomini e le “Ombre” femminili.
Donne di ogni ceto e di ogni professione, ma la prevalenza è tutta per quelle che scelsero la vita ritirata di un monastero, spesso obbligate a ciò per i motivi di primogenitura, di discendenza e di conservazione e mantenimento del patrimonio e dei beni di un casato.
Non mancano donne che furono compagne di illustri protagonisti della storia barese, e sarebbe curioso se si riuscisse a identificare e attribuire loro quel ruolo di first lady che ai nostri tempi connota certe personalità della politica, nazionale e mondiale.
La toponomastica femminile che a Bari ancora manca
La nostra suorina carmelitana trova oggi una confortevole compagnia nel plotone di antiche donne baresi che fieramente chiedono una rinnovata stagione di riconoscimento e di riconoscenza.
Foto: Nicola Antonio Imperiale
Bibliografia:
- Vito Antonio Melchiorre, Donne baresi, Adda, Bari 1998.
- Francesco Babudri, L’onomastica femminile pugliese dal secolo Decimo a tutto il Trecento, in “Phoenix”, Bari 1958.
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Francesco Quarto è nato e vive a Bari. Da poco in pensione dopo tanti anni di vita da bibliotecario durante i quali ha “supportato” generazioni di studenti e non solo: docenti, ricercatori, accademici e continua a mantenere relazioni e contatti. Sviluppa le sue ricerche sulla storia della tipografia antica in Puglia scoprendo numerose edizioni ignote. La storia della città di Bari è l’altro ambito privilegiato dei suoi interessi. Da due anni ha una rubrica sui nostri quotidiani, molto apprezzata dai baresi e anche da viandanti e viaggiatori di passaggio nella città.


