Via Antonio De Ferraris, detto il Galateo: il cronista che rese la Disfida di Barletta “virale”
copertina disfida
Nel quartiere Picone di Bari, una bella enclave di strade è intitolata a illustri scienziati e umanisti originari delle nostre contrade pugliesi: il naturalista di Molfetta Giuseppe Saverio Poli, il meteorologo molfettese Giuseppe Maria Giovene, il medico medievale barlettano Mariano Santo, il cardinale bibliofilo di Ceglie Francesco Brancaccio… Tra i tanti decidiamo di soffermarci su Antonio De Ferraris (a volte scritto De Ferrariis).
La targa stradale non dice molto: lo chiama “umanista”, vissuto tra il 1444 e il 1516, ignora il luogo di nascita e, soprattutto, quelle più recenti, dimenticano il suo soprannome, con il quale è noto all’umanità, il “Galateo”, dalla località dove nacque, Galatone, nel cuore del Salento.

Antonio De Ferraris, detto il Galateo, fu il più celebre umanista di Puglia, medico, filosofo e astronomo, paragonabile per ampiezza di cultura forse al solo Scipione Ammirato che però visse a Firenze. Operò nel pieno di quella gloriosa epoca della nostra storia, quando il mondo delle arti e della cultura era dominato da Raffaello, Leonardo, Michelangelo, Ariosto, Machiavelli, Sannazzaro. Epoca pure delle Accademie, e Giovanni Pontano, a Napoli, farà sorgere quella che porta il suo nome, ed è ancora oggi operante. E fu proprio il Pontano assieme a Jacopo Sannazaro a favorire gli studi nelle scienze mediche del giovane De Ferraris.
Una vita trascorsa nella serenità di una famiglia e nell’intensità degli studi, ma turbata e sconvolta da tragici avvenimenti. È nelle sue contrade quando a Otranto, invasa dalle armate turche, si consuma il sacrificio dei cittadini con il massacro di ottocento di loro che non vollero abiurare la fede cristiana. Il Galateo fugge a Lecce e qui rielabora le sensazioni e i sentimenti nelle sue composizioni letterarie: il De Situ Iapygiae e De Bello Hydruntino, rimasto ahimè ancora inedito.
Osservatore acuto dei fatti dei suoi tempi, fu anche un cronista ante litteram, testimone di eventi che hanno fatto la storia, e non solo quella della nostra regione.

I “reportage” del Galateo ebbero grande eco nei primi anni del XVI secolo. Soprattutto un episodio, nei secoli successivi, in epoca risorgimentale, fu ampiamente usato e sfruttato a fini propagandistici. Ci riferiamo nientemeno che alla “Disfida di Barletta”.
L’episodio ebbe una copertura mediatica immediata proprio a partire dal nostro Galateo. Tanto che il patriota e scrittore di certa fama e autorevolezza, Massimo D’Azeglio, lo ripropose per rivendicare la tanto decantata identità nazionale. Poco importa se i protagonisti del famoso tenzone non furono gli odiati austriaci che sottomettevano intere regioni del nord Italia. La schermaglia infatti fu tra francesi e spagnoli, nelle cui fila militavano i tredici italiani, non ancora spinti da velleità indipendentistiche. Quello che contava per D’Azeglio e per i suoi ammiratori era l’esaltazione del valore guerriero italico, che poteva facilmente essere trasportato nei territori delle guerre risorgimentali per dare una carica in più ai combattenti.
È stato comunque grazie alla “lungimiranza” dell’umanista salentino se la memoria di quel gesto ha potuto attraversare, più o meno intatta, i secoli.
La didascalia di una riedizione del ‘600 del Galateo recita: “Autore di veduta che vi intervenne”. Ma davvero il Galateo fu protagonista e testimone oculare della Disfida?
Ipotesi remota e improbabile a tener fede alle sue stesse parole nella lettera che inviò all’amico Crisostomo Colonna, nella quale rivela che “il giorno del combattimento” egli pregava in San Nicola per il buon esito dello scontro.
Il Galateo era quindi a Bari in quel fatidico 13 febbraio 1503, quando la notizia lo raggiunse e da accurato cronista De Ferraris annota l’occasione, forse poco nota, che precedette lo scontro: l’insulto da parte dei francesi era scaturito durante la loro prigionia, quando il capitano francese La Motte aveva irriso gli italiani come codardi, infidi e traditori.
Cinquecentoventi anni fa non esistevano ancora i social network, ma le breaking news si diffondono altrettanto velocemente, diventavano virali tanto da trasformare una scaramuccia in una grande sfida capace di alimentare la fierezza di un popolo e le aspettative di vittorie, rinascite e risorgimenti.
Bibliografia
- Historia del combattimento de’ tredici Italiani con altrettanti Francesi, fatti in Puglia tra Andria e Quaranta … / scritta da Autore di veduta, che v’intervenne; aggiuntevi in fine di questa edizione le testimonianze d’altri storici contemporanei. In Napoli, per Lazaro Scorriggio,1633 e di nuovo per Felice Mosca, 1721.
- Antonio Iurilli, L’opera di Antonio Galateo nella tradizione manoscritta. Catalogo. Napoli, Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento Meridionale, 1990.
- Francesco Quarto, Giostre, duelli, tornei. La Disfida di Barletta. In Società Cultura e Sport. Immagini e modelli in Puglia dall’antichità al XX secolo. Catalogo della Mostra [in occasione dei XIII Giochi del Mediterraneo]. Bari, Adda, 1997, p. 205-212.
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Francesco Quarto è nato e vive a Bari. Da poco in pensione dopo tanti anni di vita da bibliotecario durante i quali ha “supportato” generazioni di studenti e non solo: docenti, ricercatori, accademici e continua a mantenere relazioni e contatti. Sviluppa le sue ricerche sulla storia della tipografia antica in Puglia scoprendo numerose edizioni ignote. La storia della città di Bari è l’altro ambito privilegiato dei suoi interessi. Da due anni ha una rubrica sui nostri quotidiani, molto apprezzata dai baresi e anche da viandanti e viaggiatori di passaggio nella città.




