la giovane tarantina c2

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Le “Storie di Puglia” ci traghettano nella “Città dei due mari”, la bellissima Taranto che finora non avevamo citato nella nostra rubrica. Questa città tramanda nel folclore locale e nella letteratura molte storie e leggende dal gusto classico, chiaramente favorita alle sue origini greche. Storie che hanno ispirato anche artisti europei, valicando così i limiti della regione e diventando patrimonio culturale del mondo. Per questo, oggi parliamo de “la giovane tarantina”, una storia d’amore di struggente malinconica.

Il triste racconto inizia con questa bella fanciulla di Taranto che s’imbarca su una nave per raggiungere la città siciliana di Camarina, dove l’attende il promesso sposo. Porta con sé un baule che contiene tutto il suo corredo: oro, profumi e vesti. Il destino beffardo però ha altri piani per lei e mentre ansiosa si sporge sulla prua dell’imbarcazione in attesa di scorgere la terra ferma, un colpo di vento la travolge scaraventandola fra le onde di un mare impietoso. A nulla servono le sue urla di terrore. Il suo sogno di felicità si spegne in un attimo e il suo corpo senza vita è trascinato giù negli abissi marini. Questo ennesimo “dramma del mare” non avrebbe avuto seguito, se non fosse che Teti la più bella delle Nereidi, le ninfe dei mari, che ha osservato impotente tutto l’accaduto, resta profondamente commossa da questa tragedia e chiede alle sue sorelle di portare il corpo della tarantina fino alle sponde della spiaggia di Camarina così da sottrarlo alla voracità dei pesci.

Una volta in spiaggia, la giovane senza vita, viene adagiata sulla cassa di cedro contenente il suo corredo da sposa, ed è vegliata dalle Nereidi congiuntamente alle ninfe del bosco che piangono per il suo sogno d’amore ormai infranto.

Il poeta francese André Marie de Chénier (1762-1794) neoclassico ed esponente del cosiddetto “ellenismo francese”, pur non avendo mai visitato Taranto, rimase così affascinato dai tanti racconti che la città pugliese tramanda da scrivere questa triste storia in un poema chiamato “La jeune Tarentine” nelle sue “Les Bucoliques”. Andrè nella sua opera, chiamò la giovane sfortunata: Myrto.

La jeune Tarentine

Pleurez, doux alcyons, ô vous, oiseaux sacrés, 
Oiseaux chers à Thétis, doux alcyons, pleurez!

Elle a vécu, Myrto, la jeune Tarentine!
Un vaisseau la portait aux bords de Camarine:
Là, l'hymen, les chansons, les flûtes, lentement
Devaient la reconduire au seuil de son amant.
Une clef vigilante a, pour cette journée, 
Sous le cèdre enfermé sa robe d'hyménée, 
Et l'or dont au festin ses bras seront parés, 
Et pour ses blonds cheveux les parfums préparés.
Mais, seule sur la proue, invoquant les étoiles,
Le vent impétueux qui soufflaient dans les voiles
L'enveloppe: étonnée et loin des matelots,
Elle tombe, elle crie, elle est au sein des flots.

Elle est au sein des flots, la jeune Tarentine!
Son beau corps a roulé sous la vague marine.
Téthys, les yeux en pleurs, dans le creux d'un rocher,
Aux monstres dévorants eut soin de le cacher.
Par son ordre bientôt les belles Néréides
S'élèvent au-dessus des demeures humides,
Le portent au rivage, et dans ce monument
L'ont au cap du Zéphir déposé mollement;
Puis de loin à grands cris appelant leurs compagnes,
Et les Nymphes des bois, des sources, des montagnes,
Toutes, frappant leur sein et traînant un long deuil, 
Répétèrent, hélas! autour de son cercueil:

«Hélas! chez ton amant tu n'es point ramenée,
Tu n'as point revêtu ta robe d'hyménée,
L'or autour de ton bras n'a point serré de noeuds,
Et le bandeau d'hymen n'orna point tes cheveux».
Piangete, dolci alcioni! oh voi, uccelli sacri, 
uccelli cari a Teti, dolci alcioni, piangete! 

È vissuta, Myrto, la giovane tarantina! 
Una nave la portava sulle sponde di Camarina: 
Là, i flauti, le canzoni, le onde, lentamente 
dovevano riportarla alla soglia del suo amante. 
Una vigile chiave ha, per questo giorno, 
chiuso nel cedro la sua tunica nuziale, 
e l’oro con cui alla festa le sue braccia sarebbero state adornate, 
e per i suoi biondi capelli i profumi preparati. 
Ma, sola a prua, invocando le stelle, 
il vento impetuoso che soffiava nelle vele La avvolge; 
stupita e lontana dai marinai, 
ella grida, cade, è in mezzo alle onde. 

È tra le onde, la giovane tarantina! 
Il suo bel corpo è scivolato sotto l’onda marina. 
Thetis, con gli occhi lacrimanti, nella cavità di una roccia, 
Ai mostri divoratori ebbe cura di nasconderla. 
Per suo ordine presto le belle Nereidi 
la sollevano sopra le umide dimore, 
la portano a riva e in questo tempio 
l’hanno deposta al capo di Zefiro; 
Poi da lontano, chiamando i loro compagni a gran voce,
E le ninfe dei boschi, delle sorgenti, delle montagne,
Tutte, colpendo il proprio seno e trascinando un lungo lutto,
Ripetono, ahimè! intorno alle sue spoglie: 

«Ahimè! al tuo amante non sei tornata; 
Non hai indossato la tua veste nuziale; 
L’oro intorno alle tue braccia non ha stretto alcun nodo; 
Non spargeranno dolci profumi sui tuoi capelli». 

Ma il mito del classicismo tarantino non si ferma qui: lo scultore francese Pierre Alexandre Schoenew­erk (1820 – 1885) ispirato a sua volta da questa lirica elegante e delicata, nel 1871 diede forma alla “giovane tarantina”, fissando le sue caste forme nel duro marmo. La sua opera è ora esposta al Musée d’Orsay di Parigi.

L’opera di Schoenewerk

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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.

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