Il genio femminile delle artiste pugliesi nel nuovo libro della Sperken – Interessanti scoperte e pregiudizievoli omissioni
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CHRISTINE FARESE SPERKEN (a cura di), Bagattelle. Trenta profili di artiste operanti in Puglia dal secondo Settecento ad oggi, Adda Editore, Bari 2022
L’ultimo pregevole volume firmato dalla professoressa Christine Farese Sperken docente di Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università degli Studi di Bari (in collaborazione con Rossana Buono, Anna D’Elia, Roberto Lacarbonara, Antonella Marino, Edoardo Trisciuzzi, Nicola Zito) è il frutto di un lavoro di ricerca accurato e metodico, e fornisce molte preziose informazioni, utili sia per lo specialista che per l’appassionato cultore di cose d’arte.
Apprendiamo, ad esempio, che il Ritratto di Giulio Petroni (1871) – celebrato autore della Storia di Bari (Della Storia di Bari dagli antichi tempi sino al 1856, Napoli 1858) – conservato presso la Biblioteca Nazionale di Bari “Sagarriga Visconti Volpe”, è stato dipinto da Clementina Carrelli (Lecce 1835 – Napoli 1916), talentuosa allieva di Biagio Molinaro (Trani 1825-68). Che a Maria Mazzoni Attolini (Bari 1940) si devono invece ascrivere i graffiti (1959-60) negli androni dei condomini di via Niccolò dell’Arca n. 19 e via Roberto Forges Davanzati n. 25, dai soggetti inerenti alle attività tipiche della nostra provincia, come la pesca e l’olivicoltura. Apprendiamo inoltre che è barese una “fotografa dei divi” che immortalò per le copertine di riviste e rotocalchi nazionali ed internazionali (tra quelli nazionali ricordiamo Tempo, Grazia, Sorrisi e Canzoni TV) attrici come Sofia Loren, Gina Lollobrigida, Claudia Cardinale, Monica Vitti, Brigitte Bardot, ed attori come Marcello Mastroianni, Nino Manfredi, Vittorio Gassman: si tratta della fotografa, da poco scomparsa, Chiara Samugheo (pseudonimo di Chiara Paparella, Bari 1925 – Turi 2022).
Tuttavia, desta stupore l’assenza di altre artiste i cui nomi sono stati riportati nelle cronache del ‘900. Ricordiamo alcune. La pittrice Donna Rosetta Re David de Filippis, figlia di Giuseppe Re David (Bari 1852-1913) sindaco di Bari nei primi del ‘900, fu allieva del noto Michele Galiani (Bari 1850 – 1917) e ricevette menzioni onorevoli in vari concorsi artistici locali; fu inoltre tra i partecipanti alla I Biennale Meridionale di Bari (1924) e grande animatrice, assieme al prof. Michele Gervasio ed al Comm. Arch. Cesare Augusto Corradini, del “Circolo Artistico” di Palazzo Fizzarotti.
La pittrice Lina Armenise, figlia del noto pittore Raffaele Armenise, della quale abbiamo scarsissime notizie (non è nemmeno certo che sia la figlia di Armenise: tale legame di parentela fu ipotizzato per la prima volta dalla Prof.ssa Fulvia Fiorino Dotoli, e venne ripreso in seguito dallo scrivente), ha lasciato a Bari soltanto un paio di tele raffiguranti figure angeliche (nel Convento di Santa Scolastica).
La pittrice Rita Franco (Gallipoli 1888 – Napoli 1986), sorella dell’architetto Manfredi (autore del monumento ai Caduti gallipolini) ed allieva di Giuseppe Casciaro a Napoli, fu abile ritrattista e fine paesaggista. La pittrice Giuseppina Pansini (Giovinazzo, Bari 1892 – 1965) fu dedita prevalentemente all’Arte Sacra: le sue tele sono sparse in collezioni private ed in vari edifici di culto della nostra regione, e sulle sue doti artistiche espresse un lusinghiero giudizio (stando alle informazioni fornite dai suoi biografi) il sommo Giorgio De Chirico, non un Pinco Pallino qualunque.
Eclita Pappadà Parisi (Ostuni 1894-1992) fu valente ritrattista, paesaggista e pittrice d’arte sacra: figlia del pittore e scultore Luigi Pappadà (Ostuni, Lecce 1849 – 1949), la sua Mater Castissima è conservata attualmente nella prestigiosa Pinacoteca Vaticana.
La pittrice Kin Saraceno ha lasciato opere di stile neo-impressionista nella sua città natale, in particolare soggetti sacri e paesaggi salentini: nota alle cronache per alcune personali a Bari negli anni ’60-’70 è in seguito caduta nell’oblio, sicché abbiamo scarse notizie biografiche (il nome “Kin” è forse uno pseudonimo?).
La scultrice Anna Maria Di Terlizzi (vivente) ha realizzato pregevoli opere d’arte sacra, tra le quali spicca la cancellata (2009) della Chiesa di San Pasquale a Bari.
La giovane artista emergente Giuliana Storino (vivente) oltre a distinguersi a Brera, ha recentemente esposto sue opere d’arte contemporanea in una personale al Museo Archeologico di Santa Scolastica a Bari: quindi ella, pur operando prevalentemente nel contesto milanese, non ha mai reciso il legame con la natia Puglia, rientrando di fatto e di diritto sia nel novero delle “artiste pugliesi” sia nel novero delle “artiste operanti in Puglia”.
Come è noto, la maggior parte degli “artisti” contemporanei – specie se “artiste” e “femministe militanti” – nonché la stragrande maggioranza dei critici, non giudica degni d’interesse Cristi e Madonne, a meno che non siano raffigurati in maniera anti-tradizionale e dissacratoria (per tacere di performances di dubbio gusto parodianti i Vangeli, vere e proprie oscenità spacciate per “arte”). Si tratta, pertanto, di omissioni dovute prevalentemente ai pregiudizi di certa critica, visto che le artiste neglette furono tutte dedite prevalentemente a tematiche sacre: fa eccezione Donna Rosetta Re David, giudicata “compromessa” col Regime fascista, come accade a tante altre donne condannate ad un immeritato oblio, basti pensare alla critica d’arte Margherita Sarfatti o alla intellettuale barese Donna Wanda Gorjux.
Tuttavia, l’Autrice lo ammette candidamente, quindi dobbiamo perdonarla perché de gustibus non disputandum. Difatti fin dal titolo la Sperken mette, come suol dirsi, “le mani avanti”: riecheggiando la denominazione di brevi componimenti musicali (detti per l’appunto “bagatelle” o “bagattelle”), intende ribadire ciò che viene esplicitato nella introduzione, ossia che la ricerca effettuata non esaurisce l’elenco di tutte le artiste pugliesi, ma ne seleziona una trentina, in base al “gusto” di chi scrive. Del resto, la Storia dell’Arte occidentale è costellata di figure femminili di tutto rispetto, come Rosalba Carriera, Elisabeth Vigée Le Brun ed Angelika Kauffmann, le quali ebbero fama ed onori pari, se non superiori, ai loro “colleghi maschi”, ma per la critica militante che forma (e deforma) l’opinione comune, esiste solo Artemisia Gentileschi, non tanto in virtù dell’indiscutibile talento artistico quanto come vittima del “patriarcato”. Il titolo sembra inoltre riecheggiare un ben noto giudizio del Caravaggio sulla pittura, riportato dal suo primo biografo Karel van Mander (1604):
Caravaggio dice infatti che tutte le cose non sono altro che bagatelle, fanciullaggini ed inganni, qualunque sia l’opera o il maestro che l’ha eseguita, se essa non è presa e dipinta dal vero.
Ergo, vista la scarsa aderenza al “vero” di opere come quelle dell’astrattista Adele Plotkin (Newark 1931 – Bari 2013) il cui “Senza titolo” (1976) ci viene presentato in copertina, tale titolo è senza dubbio azzeccato.
Nel ribadire l’apprezzamento per un lavoro di ricerca d’alto profilo, ci auguriamo di leggerne quanto prima un altro che racconti delle artiste pugliesi “scartate” in questo testo.
Architetto e storico dell’arte, ha al suo attivo la pubblicazione di vari libri e numerosi articoli sull’Arte italiana, con particolare riguardo alle città pugliesi tra Ottocento e Novecento. E' curatore del blog sull'arte del Ventennio "Arte Ventennio": www.arteventennio.com.