L’arte come spazio dell’anima: l’artista Ilaria Leganza si racconta
Ilaria Leganza
Ci sono voci che sembrano giungere da un altrove, capaci di raccontare il presente con la grazia metafisica di un sogno lucido. Quando abbiamo sfogliato per la prima volta le tavole inviate da Ilaria Leganza, che abbiamo potuto conoscere in occasione dell’Agenda Luoghi della Bellezza di LuoghInteriori Edizioni, un almanacco annuale che raggruma voci autoriali di fino provenienti da tutta Italia, ci è parso evidente che quel segno ‒ netto, silenzioso, immaginifico ‒ non poteva restare un contributo isolato.
C’era in quella Utopia illustrata una visione insieme urbana e interiore, una grammatica visiva che sapeva di memoria e futuro, di città e coscienza. Una voce da intercettare e approfondire.
Così è nata questa conversazione per la rubrica Sinestetiche di Bari e…, pensata proprio come raccordo anulare di pionieri d’arte di ogni tipo e di ogni dove. Questo spazio vuole essere una stazione di passaggio, una mescolanza fertile di narrazioni che meritano ascolto. Oggi la nostra finestra è dedicata ad un’artista che da anni attraversa linguaggi e territori, componendo una ricerca coerente e stratificata. Le sue opere ‒ tavole abitate da piccole figure, architetture impossibili, silenzi architettonici, echi onirici ‒ sembrano raccontare da un lato storie, dall’altro stati d’animo. Sono visioni dense di attesa e di interrogativi, dove ogni spazio è anche uno specchio, ogni linea una soglia tra l’individuale e il collettivo. E dietro, sempre, la sensazione che lo sguardo di Ilaria Leganza non osservi soltanto il mondo, ma lo abiti con dolente lucidità.
Ma ora conosciamola meglio.
Intervista a Ilaria Leganza
Ilaria, partiamo dalle origini: dicci chi sei e qual è il tuo percorso formativo.
Il mio nome è Ilaria Leganza, sono di origine pugliese, vivo e lavoro a Firenze da 20 anni. La mia principale attività lavorativa è quella di insegnante di grafica e multimediale per la pubblica istruzione ma la mia più grande passione risiede nell’illustrazione per l’editoria e progettazione per la didattica dell’arte presso strutture scolastiche, cooperative ed Associazioni locali ed internazionali. La mia formazione, conseguita presso il Liceo Artistico di Lecce e l’Accademia di Belle Arti di Firenze, mi ha permesso di consolidare e valorizzare il percorso professionale sia dal punto di vista artistico che pedagogico, dandomi modo di ideare e realizzare progetti formativi tematici di interesse pubblico, in Italia e all’estero.

La sua arte e l’opera più emblematica
Raccontaci qualcosa della tua attività artistica e di alcune tue opere emblematiche.
Ho compreso di avere un reale, viscerale, autentico bisogno dell’arte fin da bambina, quando tutte le mie visioni, illusioni e sensazioni cercavano e trovavano spazio nella vita reale, lasciando traccia in ogni cosa che facevo: nel disegno di fumetti, nell’illustrazione di diari, nella manipolazione di oggetti, nella scrittura di poesie e lettere destinate a qualcuno. Per me erano tutti canali di comunicazione preferenziali, alternativi al linguaggio comune. Mi son sempre chiesta quale fosse la mia strada ma fu lei a decidere per me senza che me ne accorgessi.
I miei primi momenti di produzione artistica furono dedicati alla tecnica del disegno su carta, successivamente sostituita dalla pittura su tavola. Di lì a poco avviai cicli di opere a tema, mediante tecnica mista su tavola, di medio / piccolo formato, destinati ad installazioni ”on site”. Tra le mie opere di recente produzione, di maggiore impatto visivo e concettuale, cito la tavola intitolata La Gabbia, appartenente al progetto ”CASE e CASE, lo spazio dell’uomo”, realizzato presso il Consolato Italiano in Germania. Emblema assoluto della mia poetica e riflessione artistica, quest’opera simboleggia la contraddizione tra la ricerca della libertà e il senso del limite autoimposto dall’uomo contemporaneo.

Le città, le case e l’architettura nelle opere
Le città, le case e l’architettura ricorrono spesso nei tuoi lavori: che cosa rappresentano per te questi spazi?
La mia tesi di laurea fu interamente dedicata alla ricerca storica/ antropologica/ esistenziale intorno al tema dello spazio esterno ed interno dell’uomo: la casa e la strada, viste nella loro ambivalente complessità. Negli studi svolti ho avuto modo di analizzare dettagliatamente aspetti, dinamiche e prospettive legate al concetto di spazio, visto nella sua dimensione globale: fisica, ideale, intima o condivisa.
Gli spazi che rappresento nelle mie illustrazioni sono ritagli di una realtà tanto concreta quanto onirica, metafisica; per tali motivi il mio stile grafico, perseguito fin dal 2001, è stato inserito da alcuni critici nella categoria del ”pop surrealismo”. Il soggetto principale, caratterizzante le mie opere, è la città, intesa in quanto ”luogo iconografico” di interesse contemporaneo, nel quale l’uomo sceglie un punto nello spazio, costruisce e stabilisce il proprio rapporto con il mondo esterno. Case, strade, città, megalopoli, viste da svariate angolazioni ed inquadrature simboleggiano tutte la famosa ”gabbia” della quale parlo.

La poetica urbana di Ilaria Leganza
Quanto conta la poetica urbana nelle tue opere?
La tematica dello spazio urbano, architettonico/edilizio all’interno della mia poetica occupa una posizione centrale: conta quanto la storia dell’uomo poiché è strettamente connessa alla sua volontà di autoaffermazione nel mondo. Da secoli l’individuo identifica il proprio vissuto, potere e consumo, con le strutture che costruisce, frequenta, attraversa, dotandole di significato etico, culturale, estetico ed economico. La casa è simbolo della sua presenza nell’universo; di conseguenza le città sono simbolo della collettività globale.
Nel tuo percorso la versatilità è una parola chiave poiché convivono illustrazione, fotografia e installazione. Come dialogano tra loro questi linguaggi?
Ho avuto modo di studiare e sperimentare molte tecniche artistiche analogiche e digitali durante il mio percorso di studi accademico di specializzazione multimediale, soffermandomi su ognuna di esse. Tra le potenzialità di maggiore spessore estetico, formale e informale, oltre alla tecnica dell’illustrazione, ho selezionato la fotografia (per la riproduzione realistica degli omini da inserire nelle mie città) e l’installazione ”on site” (in quanto modalità espressiva – espositiva perfettamente aderente alla poetica legata allo spazio). Le tre tecniche adoperate nella produzione delle mie opere dialogano spontaneamente, richiamandosi, compensandosi e ricercandosi a vicenda. Ognuna di esse è imprescindibile ed indivisibile dalle altre poiché unica nella sua peculiarità.

L’introspezione nelle opere
Molte delle tue opere sembrano narrare silenzi, attese e memorie: qual è il ruolo dell’emozione e dell’introspezione nel tuo lavoro? Portaci qualche esempio di opera che ti sembra esemplificativa di questo.
L’introspezione ha rappresentato un campo di ricerca psicologica molto importante per il mio lavoro concettuale poiché perno intorno al quale ruotano riflessioni, impulsi, timori, aspettative, illusioni: la capacità di auto-psicanalizzarsi è una delle prerogative dell’artista, di ogni tempo esso sia. Io ho individuato alcuni tra i temi chiave della vita dell’uomo come la memoria, in quanto luogo mentale fatto di immagini incerte, nebulose, lontane o vicine; l’attesa, come spazio sospeso che presuppone l’arrivo di qualcosa dal futuro di reale ma incerto, possibile o impossibile. Entrambe rappresentano tematiche di grande interesse comune.
La tua arte è stata coinvolta anche in contesti internazionali e interculturali. Hai esposto in città italiane ed estere, da Firenze a New York. Cosa cambia, se cambia, nel modo in cui il pubblico legge il tuo lavoro?
Durante le mie esposizioni in Italia il pubblico ha dimostrato una forma di interattività tendenzialmente legata all’evento, alla sua organizzazione, collocazione, attuazione e seguito, anche se in molti casi si è rivelato adeguatamente partecipe ai contenuti trattati. Nel contesto estero ho avuto modo di riscontrare un’attitudine, predisposizione e scambio culturale più aperto verso i temi affrontati, nonché maggiore sensibilità rispetto alla figura dell’artista, grazie alla quale imbastire nuovi programmi e collaborazioni future.
I vari progetti dell’artista
Parlaci del progetto “CASE E CASE” e del concetto di “spazio dell’uomo”: cosa c’è dietro questo titolo?
Il titolo del mio primo progetto itinerante, dedicato alla mia poetica di fondo (di avvio dei progetti a seguire) è nato nel 2000, nell’ambito della mia formazione post laurea e in occasione dell’approfondimento della ricerca teorica già avviata. “CASE E CASE” è un ciclo di opere composto da 100 pezzi, tutt’oggi work in progress, che tratta, analizza e sviluppa la tematica sopra descritta. Le opere del ciclo sono state inserite in libri di illustrazione, mostre, eventi di varia natura. Il libro Metropolis, gabbie da vivere, ne è un esempio.
Cosa puoi dirci invece di Mini Strange Characters?
Questo libro di illustrazione è stato pensato per un target compreso tra i 5 e i 15 anni e tratta una tematica del tutto diversa da quella sopra esposta: ovvero quella della diversità di genere, intesa come sfera interpersonale, di sintesi del rapporto tra noi stessi, la natura e gli altri. Il libro espone i contenuti prescelti in chiave ironica, giocando tra il fascino dell’immagine esteriore (ibrido e sintesi di più aspetti) e la definizione che le viene attribuita dal contesto sociale.

L’arteterapia
Accanto all’attività artistica sei anche attiva nella didattica e nell’arteterapia. In che modo questi ambiti si intrecciano con il tuo fare arte?
Come sopra descritto, il mio legame con l’immagine ”interiore” è una delle principali motivazioni che anima la mia produzione artistica. L’arteterapia, per la quale ho frequentato una scuola triennale presso il Centro Ricerche Terapie Espressive di Firenze, ha rappresentato per me un importante banco di prova ed auto-formazione, in seguito alla quale ho ideato il mio primo album di illustrazione per l’infanzia per bambini con disabilità. L’arteterapia da me concepita è una metodologia creativa che si avvale dell’esperienza diretta, tra il paziente o semplice utente, il materiale creativo impiegato e la sua performance in uscita, per ”curare” e rendere ”consapevoli dei propri contenuti inconsci”, permettendo un rinnovamento dello spirito.
Cosa desideri trasmettere a chi osserva i tuoi lavori? C’è un messaggio o un invito implicito nel tuo segno?
Vorrei poter arrivare al cuore di chi osserva, raccontandogli una storia; la storia che illustro, scena dopo scena, della quale anche noi facciamo parte tra gli omini e i palazzi dipinti.
La speranza è quella di smuovere l’animo di chi fruisce ponendogli delle domande e sollecitando possibili risposte (ad esempio in merito al mondo, al consumismo, all’iper-industrializzazione, al sovraffollamento), con lo scopo di far riflettere criticamente sul nostro tempo e il nostro spazio, con una punta di tragicomicità.

I nuovi progetti di Ilaria Leganza
Quali sono i tuoi prossimi progetti artistici?
Il mio prossimo imminente progetto artistico, ovvero una installazione di 30 pezzi a tema, si terrà nel mese di ottobre presso la Fortezza da Basso di Firenze, in occasione della Biennale d’arte 2025; a seguire verranno predisposte alcune collaborazioni con case editrici italiane in merito alle quali sarà presentata la mia nuova serie di opere dal titolo “Oltre i fili”.
In ultimo, una piccola anticipazione: hai deciso di aderire al progetto multiculturale di Agenda Luoghi della Bellezza di LuoghInteriori, che coinvolge scrittori e artisti di tutta Italia in una narrazione condivisa. Cosa ci puoi svelare dell’opera che hai scelto di inserire in Agenda?
L’ opera scelta per l’adesione all’ Agenda Luoghi della Bellezza è Utopia, tecnica mista su tavola, cm 30 x30. La visione teatrale rappresentata in quest’opera è stata ispirata dalla Città ideale dell’architetto Leon Battista Alberti, uno dei palcoscenici più enigmatici e discussi della storia dell’arte.

Link Ilaria Leganza:
https://www.leganzartgallery.it/
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Laureata in Filologia Moderna, scrivo per varie testate giornalistiche. Sono editor e correttrice di bozze per libri eterogenei. Appassionata di poesia, ho sempre pensato che scrivere sia una sonda ed io continuerò ad esplorare.

