San Sabino di Canosa: un nuovo libro ricostruisce l’avventurosa vita del primo santo della Puglia
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Dall’amico Pasquale Ieva ricevo e presento qui il suo nuovo lavoro dedicato alla sua Canosa, città alla quale destina da tempo i suoi studi storici, e al suo più illustre cittadino, quel Sabino che passeggiava con l’amico Benedetto da Norcia e tenne testa all’ostrogota Totila, riuscendo a evitare la paventata devastazione della città, nonostante la sua cecità e l’età avanzata.
Sabino, il primo santo pugliese. Da Canosa all’Oriente, per l’unità della Chiesa, a cura di Felice Bacco, Pasquale Ieva, Sandro Sardella, Editrice Rodas
L’antica storia di Canosa si interseca con quella del suo grande vescovo, San Sabino appunto, che oltre alle lodi agiografiche riservatogli da Gregorio Magno, nel V-VI si distinse per le sue grandi capacità diplomatiche come legato pontificio a Costantinopoli.
Gli Acta Sanctorum narrano le sue vicende in De Sabino Episcopo Canusino in Apulia Commentarius Praevius. È proprio in quest’opera che si ricorda il famoso episodio del ritrovamento delle reliquie del santo nelle dirute sopravvivenze del duomo di Canosa e della loro traslazione nella città di Bari avvenuta l’anno 1089 ad opera dell’arcivescovo Elia, lo stesso che solo due anni prima aveva ricevuto quelle di San Nicola, provenienti dalle sponde orientali del Mediterraneo.
Si innesta qui una nuova epopea della vicenda del santo, divenuto presto protettore della città levante a contendere così con Canosa il titolo di principale patrono. Ma Canosa ha continuato a dedicare al suo Sabino riconoscimenti, commemorazioni e celebrazioni, forse addirittura più significativi di quelli offerti in Bari.
E non sono mancati avvenimenti drammatici e sconcertanti, come il furto del busto argenteo del santo, ampiamente rievocato nel libro che stiamo scorrendo con estremo interesse.
Si tratta di un’opera collettiva, quasi corale, se, oltre ai tre coautori, mons. Felice Bacco, Pasquale Ieva e Sandro Giuseppe Sardella, che hanno articolato i testi in una ampia panoramica di temi e suggestioni, si considerano le copiose prefazioni di personalità di un apparato ecclesiastico non solo locale, tra cui citiamo solo il Linceo Cosimo Damiano Fonseca.
Particolarmente significativa nel volume è la partecipazione della Fondazione Archeologica Canosina che dà un più ampio respiro storico oltre le antiche epoche, quando la città era saldo baluardo strategico che dominava la pianura dell’Ofanto. Dal sito archeologico infatti continuano ad emergere suggestivi reperti che testimoniano la ricchezza della città, proseguita anche in epoca successiva quando, in epoca normanna, è stata scelta come sede del mausoleo del principe Boemondo d’Altavilla.
Il volume è articolato in tre sezioni principali dedicate all’attualità di San Sabino, alla storia, all’iconografia artistica, alla tradizione del suo culto. E all’opera di Savinus, come legato papale, che intesse rapporti diplomatici con la corte di Costantinopoli, in particolare con Anicia Giuliana, potente figlia dell’imperatore Anicio Olibrio. Non mancano suggestive congetture sui rapporti con Teodorico che avrebbe costretto ai ferri il formidabile diplomatico.
Il libro è un oggetto “multimediale” per la preponderante presenza di una lussuosa iconografia che ne è protagonista insieme ai testi, e distinguiamo così frontespizi di libri a lui dedicati, tra i quali spicca la rara biografia del gesuita barese Antonio Beatillo, risalente al 1629, e una altrettanto rara raffigurazione di una edicola della nostra Bari Vecchia che ritrae (è questa la rarità) Sabino e Nicola, i due protettori della nostra città, insieme in adorazione della Vergine, icona che abbiamo recentemente localizzato e pubblicato nel nostro precedente contributo. Ma Ieva va oltre e produce ancora altre raffigurazioni dei due santi accomunati, a noi sconosciute.
Dal prezioso busto argenteo, nella nuova riproduzione dovuta all’artista canosino Giuseppe Antonio Lomuscio, agli umili e popolareschi ex-voto; da locandine e manifesti che annunciano eventi e celebrazioni per Savino, ai Santini di semplice fattura risalenti anche ad epoche remote, alle rare riproduzioni di dipinti ubicati nei siti più disparati, alle preziose pagine di incunaboli e antichi codici miniati, le raffigurazioni costituiscono elementi di notevole e ulteriore fascino ed interesse a seguire le narrazioni dei tre autori principali, che aiutano a scoprire o riscoprire le vicende, a volte addirittura avventurose, di questo nostro grandissimo Santo.
Sappiamo di eventi di presentazione del libro nella sua Canosa, ma noi auspichiamo che il nostro Capitolo o anche i nostri appassionati di storia locale, delle tradizioni e delle sagre, vogliano dedicare anche in Bari una apposita serata invitando gli autori in un dibattito che possa anche essere un confronto tra le tradizioni baresi e quelle canosine dedicate ad onorare quella vera e propria potenza che è stato Sabino.
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Francesco Quarto è nato e vive a Bari. Da poco in pensione dopo tanti anni di vita da bibliotecario durante i quali ha “supportato” generazioni di studenti e non solo: docenti, ricercatori, accademici e continua a mantenere relazioni e contatti. Sviluppa le sue ricerche sulla storia della tipografia antica in Puglia scoprendo numerose edizioni ignote. La storia della città di Bari è l’altro ambito privilegiato dei suoi interessi. Da due anni ha una rubrica sui nostri quotidiani, molto apprezzata dai baresi e anche da viandanti e viaggiatori di passaggio nella città.