A Santo Spirito rivive Vincent Van Gogh grazie allo spettacolo del Festival Ecomuseale delle Arti
Van Gogh (3)
Da nove anni il Festival Ecomuseale delle Arti utilizza tutte le espressioni artistiche per valorizzare, attraverso un programma che si sviluppa per l’intera estate, luoghi identitari e particolarmente degni di attenzione del territorio di Palese e Santo Spirito. È l’area in cui opera l’Associazione Ecomuseale del Nord Barese, i cui interessi si spingono fino a Giovinazzo e Bitonto. Ed è così che la costa palesina con il suo porticciolo e le scogliere di antichissima storia, ville padronali ed altri luoghi significativi per la popolazione locale e non solo, sono chiamati ad ospitare eventi musicali e teatrali, incontri letterari, mostre di Arti figurative, portando poco alla volta la comunità ad accorgersi dell’importanza di una storia e di straordinarie presenze paesaggistiche ed architettoniche giunte sino a noi e che meritano di essere tutelate e valorizzate.
Quest’anno l’attenzione si è concentrata su due luoghi quali villa Ida e villa Luisa, entrambe nel territorio di Santo Spirito, con la prima che ha ospitato due concerti jazz coordinati dal contrabbassista Giuseppe Bassi. Un anno caratterizzato da una enorme offerta di eventi musicali gratuiti, resi possibili da un grosso finanziamento ministeriale destinato ad uno sparuto numero di operatori professionisti dello spettacolo. Le conseguenze non hanno tardato a farsi sentire, con alcuni spettacoli particolarmente affollati ed altri, pur di alto livello, disattesi per l’eccesso di offerta nelle stesse serate.
E il Festival Ecomuseale delle Arti? pur tra rinvii di eventi per l’assenza di un numero sufficiente di spettatori paganti o per precarie condizioni del tempo, ha stretto i denti e continuato ad offrire, come venerdì sera a villa Luisa, momenti di pura estasi musicale e teatrale.
Di scena questa volta Lino De Venuto, un attore/autore, con un suo cavallo di battaglia, “I Colori dell’anima – Vincent Van Gogh”, un monologo sul filo delle lettere scritte dall’artista universale tra il 1872 e il 1890, anno della sua morte, a Theodor, suo fratello e alter ego nel racconto autobiografico di una vita troppo breve e tormentata per essere considerata “giusta”. Fu quell’epistolario di 668 lettere, raccolte alla sua morte da Johanna Bonger, la moglie di Theo e in gran parte pubblicate solo nel 1914, a far comprendere al mondo quanto grande fosse stato quell’artista immenso, sottovalutato in vita in un’epoca segnata dall’impetuosa presenza di pittori e musicisti impressionisti e che i critici non erano stati in grado di ingabbiare ed etichettare in una prospettiva commerciale.

Traspare nell’intensissimo monologo di Lino De Venuto/Vincent Van Gogh una straordinaria spiritualità: «Dio non era stato cancellato, ma trasferito nella profondità dei colori, della materia, dell’elaborazione pittorica». Dirà Lino/Vincent a fine spettacolo.
Un’ansia irrisolta di passioni, di ricerca del bello, di attenzione al dolore degli altri (i minatori, i contadini, i diseredati), prima ancora che al proprio che ha caratterizzato la vita del personaggio. Vincent produsse una gigantesca quantità di dipinti e di schizzi, ma se pensiamo che fu pittore “ufficiale” solo per i suoi ultimi dieci anni di vita e ne aveva solo 37 alla sua morte, ci rendiamo conto della sua straordinaria grandezza. E quel dialogo con sé stesso che le lettere a Theo ci hanno fatto conoscere è trasferito agli spettatori con impressionante efficacia e grande commozione, esplosa alla fine di un monologo di oltre un’ora senza un attimo di pausa, di tentennamenti, di incertezze, in scroscianti applausi e tantissimi “bravo” a squarciagola.
Molto ha fatto anche lo scenario che ha accolto l’attore/scrittore e gli spettatori: il giardino di villa Luisa è risultato il luogo assolutamente ideale, tra imponenti alberi e piante in un effetto di incredibile naturalità in cui Lino De Venuto e Vincent Van Gogh sembravano due gemelli nati in epoche diverse.
È stata questa anche la convinzione del prof. Guido Masè, urbanista di fama internazionale che ha collaborato all’elaborazione dello studio progettuale per la riqualificazione della costa di Palese e del suo porticciolo, che da Venezia ha voluto trasmettere le sue impressioni dopo aver visionato le immagini della performance prontamente pubblicate sui social.
«Con il livello raggiunto dal festival e la presenza di un pubblico capace di comprendere e apprezzare una tale offerta culturale, Palese deve poter avere un luogo di spettacolo che richiami i teatri greci, con il pubblico che assiste alle rappresentazioni rivolto verso l’infinito del mare», è in sintesi il suo pensiero.
A Palese si è stati capaci di distruggere l’antichissimo villaggio neolitico per costruirci dieci villini chiusi agli sguardi esterni da un alto muro di cinta; ma almeno si dia prospettiva culturale ad un luogo in cui passioni, valori etici e culturali, impegno non mancano e dovrebbero essere esaltati e sostenuti, anziché disattesi e non considerati dall’Amministrazione Comunale.
E un’altra voce di sorpresa e forte apprezzamento è giunta dal musicista Giovanbattista Columbro da Cremona, dove opera come docente di flauto traverso.
La nona edizione del Festival Ecomuseale delle Arti proseguirà venerdì 16 settembre, nuovamente a villa Luisa, con lo spettacolo musicale “Trame al chiar di luna” della compagnia Terre di mezzo; il giorno dopo nello stesso luogo con la lezione-concerto del grande musicologo Alcide Ayroldi dal titolo “Musica dietro le sbarre”; con il concerto ”Uno Zero qualunque” dedicato alle musiche di Renato Zero, al Parco della scuola d’infanzia Collodi, a Palese, per chiudersi, sempre al Parco Collodi, con il concerto della Sciò Live Band dedicato alle straordinarie musiche di Pino Daniele, ospite d’eccezione Tony Esposito.
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È un architetto barese specializzato in Progettazione Partecipata e Psicologia Urbana all’Accademia di Belle arti di Copenaghen e con lunghi anni di studio e attività professionale a Helsinki. Ha diretto a Bari il primo Laboratorio Urbano in Italia, promuovendo diversi progetti culturali in Bari vecchia e di riqualificazione urbana: recupero ex Macello comunale, molo di Sant’Antonio, ex Ospedaletto dei Bambini. Ha diretto a Palese il Laboratorio Urbanistico di Quartiere e costituito l’Ecomuseo Urbano del Nord Barese. Attualmente coordina la rete Civica Urbana di Palese ed è direttore artistico del Festival Ecomuseale delle Arti.







