Una strada per scoprire i volti poco noti dell’archeologo Emmanuele Mola
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Via Emanuele Mola è una caratteristica strada del rione Madonnella, che da passaggio pedonale – che ha recentemente sostituito uno degli ultimi passaggi a livello cittadini –, si estende verso il lungomare, incrociando una delle più antiche caserme dei Carabinieri.
Tutti i nostri concittadini conoscono il grande scienziato Emmanuele (con due emme!) Mola, pioniere delle ricerche archeologiche in Terra di Bari, e pertanto non aggiungeremo nulla di più alla sua biografia e alla sua bibliografia. E allora perché scriverne ancora?
La personalità di Mola
Presto detto. Siamo convinti di poter raccontare alcune sfaccettature poco note della personalità del nostro Mola, relative a due aspetti della sua attività: quelle di natura puramente scientifica e letteraria, e quelle che competono alle sue “frequentazioni” amicali con studiosi e scienziati dei suoi tempi.
Partiamo dal Mola scrittore. Il Nostro è l’autore delle Memorie della città di Bari, contenute nelle Città d’Italia di Cesare Orlandi, opera incompiuta dell’erudito perugino, dedicata alla conoscenza delle più belle e importanti località della Penisola. L’opera ebbe solo due tomi, e per fortuna il contributo di Mola riuscì ad arrivare in tipografia.
Le Memorie sono state recentemente riproposte da un giovane editore, con la prestigiosa presentazione del decano degli italianisti barese, professore emerito Francesco Tateo, e con una nostra più modesta partecipazione bio-bibliogrfica. Il libro è stato presentato a dicembre 2019, quando ancora la pandemia non soffiava vorticosa su tutte le regioni del mondo.
L’importanza delle Memorie è, nella nuova impostazione sociologica data dall’autore, ben differente da quella quasi agiografica della più remota Historia di Bari principale città della Puglia di Antonio Beatillo, risalente al 1637.
Nella suddetta riedita edizione è mancante della Carta Scenografica della Città di Bari che adornava quella originale.
La Carta Scenografica
La Carta Scenografica è nota, anzi notissima, ma “in solitaria”, in quanto ben pochi sono a conoscenza che in origine era inserita nel libro di Cesare Orlandi. La sua eleganza e la bramosia di collezionisti e mercanti spregiudicati hanno fatto sì che la tavola venisse smembrata dal libro e diffusa in commercio singolarmente fino a determinare l’amnesia della sua originaria collocazione.
La tavola, probabilmente commissiona dallo stesso Mola, è opera del disegnatore barese Vincenzo Lapegna e dell’incisore Bartolomeo Borghi.
È ora di accennare all’altra “novità” delle attività di Emmanuele Mola. L’archeologo, come è ovvio, si relazionava con i suoi compagni di interessi scientifici, e con una schiera di personaggi che animavano il milieu intellettuale e culturale della Puglia nell’epoca dell’Illuminismo. Epoca durante la quale cominciavano a sorgere velleità indipendentistiche e cominciava a sorgere una insoddisfazione verso le autorità costituite. Chi si impegnava a fare la fronda correva rischi anche severi di ritorsioni da parte di polizie e scherani di re e imperatori.
L’aspetto meno noto e pertanto sicuramente più intrigante delle estese attività del personaggio e dei suoi interessi e posizioni anche in ambito politico e ideologico è quello di un pensatore originale e aderente alle idee di libertà e democrazia che ispiravano gli ideali praticati dal giansenismo in funzione “regalista” contro la Curia romana.
Il sodalizio scientifico
Mola fu il terzo corrispondente, con Giovanni Andrea Serrao, vescovo di Potenza e Domenico Forges-Davanzati, vescovo di Canosa, di un sodalizio intellettuale, che, sorto sulla necessità del confronto e della divulgazione delle scoperte archeologiche da essi effettuate, approdò poi agli esiti del dibattito delle idee.
Il sodalizio scientifico, ma anche di amicizia tra i tre uomini, doveva estendersi anche ad un altro celebre scienziato dell’epoca, l’Arcivescovo di Brindisi Annibale de Leo, ma gli eventi drammatici del tempo e la partecipazione attiva di alcuni di loro, andarono a sconvolgere inesorabilmente le loro intenzioni.
Serrao fu trucidato a Potenza nel 1799, Forges, dopo tre anni di prigionia, andò esule in Francia ed Emmanuele Mola fu imprigionato e dové subire la più completa devastazione della casa: gli distrussero il prezioso museo che con tanta cura e pazienza gli era riuscito di raccogliere, gli bruciarono lettere, libri, documenti rari, perfino gli incolpevoli manoscritti delle sue monografie letterarie ed archeologiche, così quell’affiatatissimo “trio” di uomini eminenti fu scompaginato e dissolto.
La vastissima produzione letteraria e scientifica di Mola, tuttavia, ha permesso che si salvasse integra la memoria della sua opera che ancora oggi domina il panorama culturale del nostro Sud.
Foto: Nicola Antonio Imperiale
Bibliografia
- Emmanuele Mola, Memorie dell’illustre città di Bari; prefazione di Francesco Tateo. Bari, LB Edizioni, 2019.
- Nicola Pastina, Serrao, Forges-Davanzati, Mola. Sodalizio di tre insigni studiosi troncato dalla reazione borbonica, in «La rassegna pugliese», 1966).
- Francesco Quarto, Emmanuele Mola. In I nomi antichi. Profili biobibliografici pugliesi. Roma, IPZS, 1998.
- Francesco Lorusso, Emmanuele Mola: un profilo bio-bibliografico, in «Archivio Storico Pugliese», 2014.
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Francesco Quarto è nato e vive a Bari. Da poco in pensione dopo tanti anni di vita da bibliotecario durante i quali ha “supportato” generazioni di studenti e non solo: docenti, ricercatori, accademici e continua a mantenere relazioni e contatti. Sviluppa le sue ricerche sulla storia della tipografia antica in Puglia scoprendo numerose edizioni ignote. La storia della città di Bari è l’altro ambito privilegiato dei suoi interessi. Da due anni ha una rubrica sui nostri quotidiani, molto apprezzata dai baresi e anche da viandanti e viaggiatori di passaggio nella città.


