A zonzo per le vie di Bari con Francesco Quarto

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Accogliamo sul nostro magazine i curiosi elzeviri di Francesco Quarto, dedicati ai personaggi che hanno dato il nome alle vie di Bari. Già Armando Perotti, oltre un secolo fa, si era occupato di “Nomi di vie” lamentando che “ogni città che si rispetta ha già compiuto su questi la sua ricerca; ma Bari no”, tanto che “il Consiglio comunale – diceva – discute il pro e il contro dei nomi da darsi alle nuove vie, e nel consacrarle ad uomini o ad eventi, prevalgono criteri complessi, suggeriti talvolta da ignoranza del passato o da miope veduta dell’avvenire” (Bari Ignota, V, p. 37.38). Lacuna e ignoranza che, a quanto pare, persistono ancora oggi. Ed ecco che Quarto, bibliotecario, appassionato ricercatore di libri e documenti cittadini, ci accompagna nelle vie di Bari, andando a zonzo tra ricordi personali, suggestioni, curiosità, aneddoti, fatti storici e leggende.

In questo primo articolo, ci muoviamo nella Carrassi alta, sull’attuale Corso Alcide De Gasperi, in direzione Carbonara: via Cancello Rotto, rotto da chi? via Giuseppe De Ninno, chi è costui? largo Matteo Spinelli, ma è esistito veramente? Buona passeggiata!


Per chissà quale meccanismo del subconscio abbiamo menzionato, nella presentazione come nuovo collaboratore della rivista “BARI E…” il nome di due strade che, nella topografia della città sono relativamente vicine, come parallele che uniscono Corso Alcide De Gasperi e Via Giulio Petroni. Siamo più o meno all’altezza di un edificio che pare destinato a ingloriosa morte, perché non sentiamo voci “istituzionali” che ne auspichino un recupero strutturale e funzionale. Si tratta, come certamente i nostri baresi avranno compreso, dell’Ospedale Militare, dismesso. Abbandonato da tantissimi anni, in preda al degrado e via discorrendo … ma qui non vogliamo fare i polemici e comunque non è l’ex Ospedale oggetto delle nostre divagazioni.

Bene, torniamo alle nostre strade: la prima è Via Cancello Rotto, nome suadente che evoca antichità bucoliche e un passato portentoso, quando i viali che uscivano dalla cinta muraria (virtuale ovviamente) erano costellati e arredati da una infinità di dimore patrizie e padronali. I ricchi baresi se la sapevano godere l’aria pulita lontana dalle esalazioni delle ferrovie o delle ciminiere della piccola zona industriale d’altri tempi.

L’origine del nome ci è ignota, e neppure il prode Vito Antonio Melchiorre ne sa di più. Ma in compenso ci dice una ghiotta notizia: “In questa strada esisteva, sino agli anni Settanta, una villa di proprietà dell’editore barese Giuseppe Laterza, nella quale, ai tempi del fascismo, solevano riunirsi gli oppositori del regimo. Fra costoro vi fu spesso Benedetto Croce”.

Ma noi lo sapevamo già … altrimenti che “cronisti dell’ignoto” saremmo? Non solo la notizia ci era nota, come noto ci è stato anche il lungo e triste dibattito che oppose palazzinari e “ambientalisti” per la salvaguardia del cimelio architettonico. La vinsero i palazzinari (c’era da dubitare?) e la villa fu demolita per far spazio a un palazzone arcobaleno, nascosto, misera consolazione, dalla superstite selva di secolari alberi di pini.

Ricordo un dettaglio personale, per voi forse del tutto ininfluente, ma la rubrica è la mia e la redazione mi ha dato ampio spazio per le mie dicerie. Quando da ragazzino raggranellavo qualche Euro (no! Lira) andando a distribuire elenchi telefonici della Sip (genitori raccontate ai vostri pueri che stiamo parlando di un’altra epoca!!!), mi recai più volte, anno dopo anno, proprio a Casa Laterza… non ho memoria particolare, ma l’episodio – ripetuto – è rimasto nel mio vissuto e mi sono sentito spesso partecipe delle antiche vicende dei grandi editori (se è per questo sono anche un “Autore Laterza”, giusto per aver scritto un paio di articoli su riviste laterziane, niente a che vedere con Le Goff o Canfora).

Bene basta con i cancelli rotti, le banche e le pizzerie e le piscine di sette religiose aliene (ma ci saranno ancora i mormoni?) e passiamo di corsa all’altra strada che forma oggetto del nostro articolo.

Proseguendo sull’asse che conduce a Carbonara, valgono sia Corso A. De Gasperi che Via G. Petroni, troveremo un altro paio di arteria, Via Giuseppe Petraglione e Via Saverio La Sorsa (grandiosi personaggi sui quali spero di tornare) fino a raggiungere l’ex Ospedale, ma per ora fermiamoci e anzi torniamo indietro per recarci in Via Giuseppe De Ninno, e argomentare dell’uomo che si è meritato la dedicazione toponomastica.

Via Giuseppe De Ninno è una strada di breve durata (nel senso orario del termine: si percorre tutta in pochi minuti) che nasce sul Largo Matteo Spinelli e sfocia poi su Viale Kennedy (John!).

Per intenderci: nasce proprio dove è ubicata una delle meraviglie dell’architettura sacra della città, la stessa che ci ha donato le romaniche San Nicola, San Sabino e San Gregorio. Stiamo parlando della “Chiesa di Goldrake” la famigerata chiesa di Santa Maria Maddalena. Qui sullo spiazzo ha le sue sorgenti la nostra strada.

E allora parliamo finalmente di questo signor Giuseppe De Ninno, cominciamo col dire che nacque nella vicina Giovinazzo, notizia che lascerà indifferenti i nostri lettori, ma che invece noi vogliamo sottolineare in quanto il De Ninno è compaesano dello Spinelli già prima citato. Misteri della toponomastica cittadina. E va bene così, tutto risolto, e comunque il tutto di scarso interesse! Vogliamo parlare di De Ninno, finalmente!?

E no! Vi smentisco io! E no, la faccenda non si può risolvere in una battuta, c’è ancora ben altro da dire: Matteo Spinelli, sappiate, non è mai esistito.

L’ufficio delle strade cittadine lo definisce “Scrittore del Sec. XIII (1230 – 1270)”, ma invece costui pare non sia mai esistito (e lo ripetiamo e stigmatizziamo!).

Matteo Spinelli è creduto autore di una cronaca – un cronista quindi – intitolata Diurnali che racconta i fatti avvenuti nel Regno di Napoli nella seconda metà del XIII secolo. Ci permettiamo di citare la Treccani on line: “Editi da D. Papebroch nei Rerum Italicarum Scriptores di L. A. Muratori, i Diurnali furono riconosciuti nel 1868 da W. Bernardi come una falsificazione, probabilmente di Angelo Di Costanzo, fatta con materiale tratto da G. Villani e da Flavio Biondo. Di qui una polemica cui presero parte anche B. Capasso e C. Minieri Riccio, quest’ultimo in difesa dell’autenticità della cronaca, ora universalmente ritenuta falsa”. Falsa la cronaca e falso anche l’autore, del quale non si conosce alcuna notizia biografica o anagrafica certa, se si escludono le cose che lui dice di se stesso nel testo apocrifo.

Bene lasciamo da parte le incertezze del nostro comitato cittadino per la somministrazione di dedicazioni toponomastiche e torniamo su Giuseppe De Ninno, questo veramente vissuto tra il 1852 e il 1930; nato, come già sappiamo a Giovinazzo, morì invece a Terlizzi.

Fu uno storico di valore che studiò le vicende del nostro Risorgimento, nostro nel senso di noi meridionali, in particolare quei patrioti che si riunivano nelle Società Segrete come la celebre Carboneria.

Gode’ della stima di grossi personaggi della storiografia barese, Giulio Petroni, e napoletana, Luigi Volpicella, oriundo proprio da Giovinazzo.

Stranamente non pare abbia approfondito l’enigma della veridicità o meno del personaggio Matteo Spinelli e dei suoi Diurnali, per quanto si sa della sua produzione editoriale.

Fu anche appassionato delle vicende della sua patria e accanito raccoglitore di memorie storiche di Giovinazzo e della Puglia in genere.

Nella sua collezione erano presenti in gran numero pergamene recanti documenti risalenti, le più antiche, al 1260, ma la maggior parte disperse o ubicate in sedi diverse di conservazione.

L’archivio o “Fondo” era stato ceduto alla Biblioteca Consorziale di Bari, lui ancora vivente, ma solamente negli ultimissimi anni un giovane e valente ricercatore (di Giovinazzo), della cui amicizia siamo fortemente onorati, ha risolto lo scandaloso ritardo dell’ordinamento delle carte e in tal modo l’intera raccolta può essere finalmente e facilmente fruita da un variegato pubblico di utenti, studiosi, studenti e semplici appassionati di storia e arte.


Foto: Nicola Antonio Imperiale

L’Ospedale Militare, dismesso
Via Cancello Rotto
In questa strada esisteva una villa dell’editore Giuseppe Laterza
Via Giuseppe De Ninno è una breve strada
La “Chiesa di Goldrake” la chiesa di Santa Maria Maddalena
Giuseppe De Ninno vissuto tra il 1852 e il 1930
Fu uno storico che studiò le vicende del Risorgimento
Matteo Spinelli, sappiate, non è mai esistito.
Matteo Spinelli è creduto autore di una cronaca intitolata Diurnali

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Francesco Quarto è nato e vive a Bari. Da poco in pensione dopo tanti anni di vita da bibliotecario durante i quali ha “supportato” generazioni di studenti e non solo: docenti, ricercatori, accademici e continua a mantenere relazioni e contatti. Sviluppa le sue ricerche sulla storia della tipografia antica in Puglia scoprendo numerose edizioni ignote. La storia della città di Bari è l’altro ambito privilegiato dei suoi interessi. Da due anni ha una rubrica sui nostri quotidiani, molto apprezzata dai baresi e anche da viandanti e viaggiatori di passaggio nella città.

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