Bari capitale della cultura? Le ragioni di una sconfitta. Il punto di vista di Eugenio Lombardi
lungomare (9)
Brucia ancora la delusione per la mancata elezione di Bari a “Capitale italiana della cultura” per il 2022. Ma può essere questa l’occasione per riflettere sulle cause della sconfitta. Ospitiamo oggi l’opinione dell’architetto Eugenio Lombardi, da anni impegnato nella promozione culturale della città. Duro e a tratti spietato il suo giudizio su chi ha pensato e guidato la campagna di promozione di Bari: un errore aver puntato tutto sugli onnipresenti influencer, sui soliti volti noti, e sugli stereotipi di “crudo, focaccia e orecchiette”, dimenticando la città reale e soprattutto senza proporre alcuna nuova visione di sviluppo urbanistico.
Una Provocazione forte che ci auguriamo possa aprire un dibattito serio e un ripensamento radicale della vocazione culturale di Bari, capitale del Mediterraneo.
BARI – La speranza che Bari fosse scelta come capitale italiana della Cultura per il 2022 è svanita pochi giorni fa all’annuncio che sarà Procida, “l’isola che non isola”, a salire agli onori delle cronache culturali il prossimo anno. Dopo oltre 30 anni di attività di promozione socioculturale non solo nel più assoluto volontariato, ma trasformando questo in professione non retribuita, non avrei potuto che gioirne, se fosse stata Bari la vincitrice. E così come più volte mi era stato chiesto se ritenessi la nostra città all’altezza di indossare un tale prestigioso vestito, ora vengo interpellato sulle ragioni della sconfitta, molto ma molto cocente.
Viviamo l’epoca dell’apparenza, vengono premiati gli individualismi e i cervelli hanno delegato agli “influencer” il loro diritto-dovere di pensare, riflettere, esprimersi. In un mio recente articolo, indirizzato in primo luogo al sindaco Antonio Decaro e all’assessore Ines Pierucci, avevo auspicato che tra i progetti da mettere in campo il prossimo anno si parlasse “anche” di città: la crisi epocale che stiamo vivendo pesantemente anche in Italia impone che i modelli urbani vengano profondamente rivisti, non c’è più tempo per tergiversare e farsi trascinare nelle scelte dai potentati imprenditoriali o dalle lobby economiche; peraltro, spesso le due presenze coincidono.
Negli anni giovanili conobbi le grandi città dell’Est e nord-est europeo; in epoca sovietica in ognuna di queste c’era la strada più importante, quella frequentata dagli stranieri, con negozi e ristoranti per ricchi e cambi-valute “illegali” alla luce del sole. Erano le Nevsky Prospekt, dietro le quali spesso il degrado era pauroso.
Ecco, io speravo con tutto il cuore che non si mirasse all’apparenza e alla quantità (siamo tanto bravi… sappiamo fare tante cose… abbiamo tanti teatri…) in questo auspicabile anno di Cultura, perché l’apparenza dura meno di un battito d’ali. Speravo che non si dovesse dire “sotto il vestito niente” e che invece si puntasse ad un radicale cambiamento dalle radici, coinvolgendo in modo permanente tutte le forze sociali e culturali presenti e cercando tutti insieme di tenere diritto il timone verso un orizzonte di colori, suoni, valori, prospettive. Bari dall’alto è bellissima, lo è sempre stata, ma è tornando con i piedi per terra che le tante criticità tornano visibili e vanno combattute.
E questo perché Bari non è la città solo degli stereotipi: crudo, focaccia, birra, orecchiette. Almeno, ci si è ricordati che è la città di San Nicola, della sua straordinaria potenzialità ecumenica, della Storia giunta dall’Est e che ha unito i popoli. Certo, anche questo è uno stereotipo, ma poco compreso fino ad oggi. E ho auspicato che si cogliesse l’occasione, finalmente di ascoltare la voce, la grande voce della Storia, che sia a Bari vecchia o nel Murattiano, a Palese o a Ceglie: la Storia nelle periferie non è figlia di un dio minore.
Ma questo non è avvenuto. La “visione”, il “sogno”, il coraggio di sognare e di volare alto, sono mancati. Il comitato promotore, affollato di personaggi famosi per i loro percorsi specifici e solitari e che “dovevano” esserci anche per un taglio decisamente politico di parte, ha messo ancor più in evidenza che la nostra è una città definita per pochi e destinata a pochi: gli “altri” sono solo un corollario, una enorme massa di comparse.
Nel suo cortometraggio di presentazione, Alessandro Piva ha mostrato una settantina dei 315.000 baresi che avrebbero voluto mostrare in video il proprio volto; si trattava in gran parte di figure note localmente ma sconosciute o quasi all’esterno. Dovrei sentirmi anche io non considerato, ma dopo 30 anni di impegno ad altissimo livello mai riconosciuto dalla Politica e dalle Amministrazioni che si sono succedute, ci ho fatto il callo. Ma ora è tempo che Bari sappia cogliere l’occasione per essere davvero e profondamente una città per tutti e di tutti! Si apra davvero ai diversi e alle diversità, a prescindere che lo dica o meno una politica partigiana. Sappia dar voce a chi ce l’ha più debole o, come nel mio caso, non condivide che si debba scendere a patti e compromessi vendendosi ai potentati politico-economici pur di veder riconoscere il proprio impegno.
E sappia scommettere sulle “visioni”. Di questo scriverò nei prossimi giorni.
Abbiamo cominciato a farlo lo scorso giovedì sul tema della riqualificazione di Palese nel contesto del V Municipio. E continueremo giovedì prossimo, 11 febbraio, in un secondo appuntamento on-line, su Meet https://meet.google.com/bpk-ogzu-ehd . Ulteriori informazioni sulla pagina Facebook dell’Associazione Ecomuseale del Nord Barese.
Arch. Eugenio lombardi
Foto di copertina: Nicola Antonio Imperiale

Eugenio Lombardi è un architetto barese specializzato in Progettazione Partecipata e Psicologia Urbana all’Accademia di Belle arti di Copenaghen e con lunghi anni di studio e attività professionale a Helsinki. Ha diretto a Bari il primo Laboratorio Urbano in Italia, promuovendo diversi progetti culturali in Bari vecchia e di riqualificazione urbana: recupero ex Macello comunale, molo di Sant’Antonio, ex Ospedaletto dei Bambini. Ha diretto a Palese il Laboratorio Urbanistico di Quartiere e costituito l’Ecomuseo Urbano del Nord Barese. Attualmente coordina la rete Civica Urbana di Palese ed è direttore artistico del Festival Ecomuseale delle Arti.