Lago Capacciotti: viaggio in uno dei tesori naturalistici pugliesi
Lago Capacciotti
Dopo il nostro articolo sulla diga di Locone del mese scorso, siamo stati contattati dalla rete di associazioni #Capacciottigreendream, che si occupa di valorizzare e tener pulita la diga di Marana Capacciotti nell’agro di Cerignola, oltre ad organizzare varie attività, da quelle sportive a momenti formativi per le scuole.
Chiaramente, troppo curiosi per rifiutare un invito di questo tipo, ci siamo subito organizzati per iniziare un nuovo viaggio e scoprire un’altra meraviglia naturalistica pugliese.
Il lago Capacciotti
Il lago Capacciotti è un invaso artificiale collocato nell’agro di Cerignola – il terzo più grande d’Italia – e dista circa 16 km dal centro del paese. La sua diga, realizzata negli anni Cinquanta del secolo scorso, fa parte del complesso delle sette dighe dell’Ofanto insieme a quella di Locone ed è indispensabile per l’irrigazione dei campi, grazie alla sua capacità idrica totale di circa 48 milioni di metri cubi.
Il Progetto di rivalutazione
Il nostro viaggio ha inizio a Cerignola, paese immerso nelle Murge, dove abbiamo incontrato Oriana Lapollo, ideatrice del progetto sulla diga Capacciotti, la quale ci ha illustrato nel dettaglio la nascita e le finalità del Capacciottigreendream.
«Dopo aver vissuto per un certo periodo all’estero sono tornata a Cerignola e con mia grande sorpresa ho riscoperto la diga. Mi sono resa conto che era un’oasi da valorizzare.»
«Allora ho deciso di mettere insieme un gruppo di persone e associazioni che come me volesse valorizzare il posto. Ho il mio centro di yoga “Holistic Suvaran tara” e spiritualità e ambiente camminano insieme», ci dice sorridendo.
«Il nostro obiettivo è di diventare in futuro un’APS, in particolar modo vogliamo ripulire questa zona piena di rifiuti e riqualificarla iniziando anche a piantare nuovi alberi».
Inizia il viaggio a lago Capacciotti
Dopo la chiacchierata, ci mettiamo in viaggio per raggiungere la diga, ammirando un paesaggio mozzafiato con delle immense distese verdi e i monti come sfondo. Ma il nostro viaggio non è certo facile, la strada infatti è particolarmente dissestata e bisogna procedere con estrema cautela.
La nostra prima tappa è l’edificio del Consorzio di Bonifica per la Capitanata di Foggia, gestore della diga e principale promotore del progetto di riqualificazione del posto, con il patrocinio del Comune di Cerignola.
Qui restiamo sorpresi dall’apparente immensità della diga che in questo periodo ha anche raggiunto la sua capienza massima.

Oriana ci rivela che quando il livello dell’acqua è più basso emergono antiche masserie e abitazioni e si possono percorrere dei tratti a piedi, ora sommersi dall’acqua: «Il paesaggio sembra cambiare di giorno in giorno, ogni volta è diverso», ci dice con una “punta di orgoglio”.
Riprendiamo l’auto e dopo un breve viaggio fra i tratturi, parcheggiamo in uno spiazzo.

Il paesaggio del luogo
Percorriamo un sentiero per ammirare più da vicino la zona. Dopo un primo tratto in cui attraversiamo un piccolo boschetto, ci troviamo sulla riva della diga contornata da alcuni alberi in fiore, tra cui un candido pero selvatico, e da altre piante e arbusti che semisommersi si elevano prepotentemente dall’acqua.
Proseguendo la passeggiata abbiamo la fortuna di ammirare un bellissimo airone che indugia sulla riva: sono infatti numerose le specie di uccelli presenti nella zona. É il luogo giusto per chi ama praticare birdwatching.
«Spesso accompagno le scolaresche in gita, spiegando l’importanza della risorsa idrica e della salvaguardia dell’ambiente con l’ausilio di esperti come gli ingegneri del Consorzio», ci racconta Oriana.
«La zona si presta anche allo sport e a lunghe camminate, infatti il 29 aprile è prevista una passeggiata botanica a cura della Pro Loco di Cerignola, mentre il 20 maggio una passeggiata meditativa proposta dalla mia associazione di yoga».
Sorprese gradevoli e non
Continuiamo la nostra escursione e durante il tragitto spesso ci imbattiamo in cancelli di fil di ferro collocati dai pastori della transumanza che usano la diga per le loro attività.

Visto dall’alto, il paesaggio è incantevole, lo smeraldino colore della vegetazione si sposa perfettamente con l’azzurro del cielo e il placido movimento delle acque del lago.
Torniamo all’auto e circumnavighiamo il posto, purtroppo durante il viaggio troppo spesso notiamo accumuli di rifiuti che continuano ad essere depositati qui, nonostante le numerose giornate di pulizia, chiaramente in beffa ad ogni logica e legge.

Ma oltre a queste spiacevoli sorprese ci sono anche delle scoperte inaspettate, come un complesso di case sommerse, forse vecchie masserie, stalle o poste che emerge a seconda dell’altezza dell’acqua nell’invaso.

Il pascolo di mucche e vitellini
Alla fine del percorso giungiamo in una piccola radura assolata, in cui pascolano al sole mucche e vitellini. La zona è molto rigogliosa e silenziosa si presta perfettamente al pascolo.
Per ritornare sulla via maestra, intraprendiamo una strada particolarmente impervia, ma che ci permette di ammirare il lago dall’alto e di fare un incontro ravvicinato con altre mucche al pascolo.
I bovini non sembrano affatto spaventati dall’auto ma solo infastiditi dalla presenza di estranei nel loro territorio.

Questo viaggio a dir poco esaltante si conclude qui, abbiamo scoperto un altro tesoro della nostra Puglia, conosciuto solo dagli autoctoni, ma che sicuramente meriterebbe di divenire un luogo di progetti alternativi e scambi costruttivi così da essere strappato all’anonimato che permette lo sversamento di rifiuti e altre attività illecite.

Foto: Nicola Antonio Imperiale
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